martedì 24 febbraio 2015

LA SOCIETA' ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR



La Società era in scena a Teatro Due nelle serate di Venerdi e Sabato 15-16 novembre 2013 con tre atti di umana commedia che si presta a tante interpretazioni.
“Eravamo Quattro Amici al Bar che volevano cambiare il mondo…”
Il mondo è quello di un locale preso in eredità da uno zio, un grande, che lo lascia dopo che il nipote aveva fatto società con due amici con l’intento di trasformarlo in piano-bar esclusivo con cabaret e performance di artisti emergenti e di talento.
Al gruppo si aggiunge una ragazza rumena, raccolta dai tre amici quando il locale era appena bruciato dai precedenti proprietari per incassar l’assicurazione, la quale si ricicla come badante-amante dello zio-mecenate e amante con il più drittto del gruppo, per poi fare progetti di nozze, una volta rimasta incinta di uno dei due partners,  con un altro socio disposta a prenderla per aver la maggioranza sul gruppo.

Insomma un triumvirato che dopo la morte del grande capo si gioca la ragazza in gamba.
Come a dire Tre Uomini e una Gamba di Aldo Giovanni e Giacomo?
No, perdinci, siamo a Teatro e la fonte è quella di tragedia Shakespeariana come Cesare e Cleopatra.
Alla morte dello zio infatti uno dei soci prende la parola in suo favore: con un occhio all’uomo grande e uno alla sua badante gli rende onore fino al momento in cui tutti e tre gli amici-soci si ritrovano a spartire il locale e discutere l’ordine del giorno su come continuare a farlo andare avanti, ovvero se ritornare al Cabaret o intraprendere la via del Night con le ragazze al palo che tante soddisfazioni dà in termini di profitto anche per circolazione coca.


Il socio puro rimane sui suoi passi con chitarra e canzoni d’autore mentre gli altri due si ingelosiscono della ragazza incinta che pur di accasarsi nel locale con un lavoro fisso è disposta a sposare un pollo lasciando il merlo maschio, facendo rimbeccare i due rivali fino alla rissa finale dalla quale lei  si dissocia nell’andar per la sua strada dimostrando di essere l’unica ad avere un po’ di dignità lascindo soli i tre amici al Bar.
Siamo rimasti in Tre, Tre Somari e tre Briganti, solo tre.


Sì perché tutto finisce in fallimento così come destino ineluttabile di tutte le società nelle quali ogni socio prima o poi dimostra il vero volto: dietro alla maschera del volemose-bene in amicizia si cela sempre una sete di potere per prevaricar sul gruppo e fare il proprio interesse. Che non è mai quello della società, a sfatar quel detto che se sta bene il capo con i suoi guadagni stiamo bene tutti.
Lo abbiamo visto con Silvio Berlusconi, nell’ultimo ventennio di seconda Repubblica (mentre si insinuava in lui il seme ambizioso del monarca Giulio Cesare) che quando le sue aziende si arricchivamo di contro l’azienda Italia rotolava in piena decadenza come specchio di una  grottesca società.


Applausi per tutti perché lo spettacolo, pur approfondendo un tema importante e  attuale legato alle società finanziarie, è stato incisivo e tagliente in maniera scorrevole, recitato magistralmente da Fabio Monti, Laura Graziosi, Lino Musella e Paolo Mazzarelli, quali attori, con la regia Muselli e Mazzarelli, quali autori.

lunedì 26 gennaio 2015

LA FEBBRE DI BROADWAY COLPISCE BRADLEY COOPER




 “Io non sono un animale. Io sono un uomo!”. E' questo il grido disperato di un “mostro” così relegato ai margini, da una società per bene.
Quella società che il regista David Linch, ha così ben descritto nel serial Tv diventato un cult I Segreti di Twin Peach, liberamente tratto dal romanzo tradotto anche in film I Peccatori di Peyton Place dove si narrano le vicende di una città di provincia che nasconde marciume dietro una facciata pulita e imbiancata.

Con Elephant Men il regista aveva trattato questo “perbenismo” a fare da contorno ad una figura di uomo deforme il quale, dalla paura di essere ancora più beffeggiato e malmenato, nascondeva i propri sentimenti di rara sensibilità e poesia che riusciva ad esternare soltanto con quelli che dimostravano di interessarsi sinceramente a lui come persona. Persone che non ragionano a livello di animale rispecchiandosi in quello che deridono, ma in quella di uomo che considerano loro pari. L'uomo “riconosce” l'uomo con il quale socializzare o amare, la bestia riconosce  chi lo può dominare adorandolo come un Dio, v. ad esempio il Dio Bue di Biblica memoria, tradotto in Dio Denaro da Wall Street.

E fu così che la memoria pachidermica fu legata dall'autore (dal quale è stato tratto un romanzo e il film omonimo) alla deformità di Elephant Men facendo un parallelo con la Shoah. Più che l'autore ad incuriosire è comunque il nuovo interprete di questo personaggio perchè sta calando le scene di Broadway con l'omonima versione teatrale dove a calzare il ruolo  è nientemeno che Bradley Cooper, vincitore Oscar per il Lato Positivo. Una scelta difficile che ha lasciato perplessi tutto i suoi fans che lo hanno amato al cinema come gagliardo sex symbol, ma che a lui non può che rendergli onore per il coraggio di una scelta poco popolare, comunque apprezzata da un pubblico di élite come quella del Teatro.  Ad affiancarlo infatti ci sono professionisti del cinema come Patricia Clarckson (Basta Che funzioni, Dog Ville) che si è sempre distinta in ruoli di caratterista, quelli notoriamente più difficili nel dare vita a personaggi minori, ma non per questo ritenuti tali.

https://www.youtube.com/watch?v=pDXIqoGvdFs

Insomma una bella prova per Bradley Cooper che così si sfila dallo star system Hollywoodiano e dalla partner Jennifer Lawrence alla quale era stato assegnato per fare coppia d’eccellenza del cinema, senza troppa convinzione da parte di entrambi visto i risultati dell'ultimo flop Il Fuoco della Passione.

Con una stagione teatrale da Elephant Men  se Bradley Cooper  riuscirà sicuramente a mantenere viva la memoria della Shoah, la farà perdere dal suo Mercoledì da Leoni e alle Cento da Pecore dei suoi fans che hanno preso le distanze dal personaggio disabile avendo perso in bellezza ed appeal rappresentato anche da quel filo di barba tanto alla moda e che lo rendeva tanto bbono.  Quando si dice che il buonismo è peloso!

CABARET PER EMMA STONE A BROADWAY DOPO LA VEGGENTE TASCABILE



Il cinema dai tempi del muto ha sempre preferito attrici piccole perchè lo schermo ingigantisce sia nella forma che in altezza.Vivien Leight, Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor erano tutte grandi star che viste da vicino non superavano il metro e settanta di altezza. Tutto era concentrato nei primi piani che dovevano trasmettere emozioni mentre la sinuosità del corpo fremente doveva ondeggiare con molto sex appeal che perfino il grissino Audrey Hepburn riusciva ad esternare. Le “piccolette” ma non piccole hanno fatto la storia del cinema perchè considerate più vivaci e pepate mentre le altissime in formato top model faticavano ad imporsi perchè non era ancora arrivato il red carpet ad esaltar la loro bellezza nelle sfilate.

Le quali hanno portato alla ribalta le varie Julia Roberts, Nicole Kidman e Sigourney Weaver che altrimenti restava a culo secco di attrice in carriera. Culo secco del quale erano dotate anche Nicole e Julia così come hanno evidenziato in biancheria intima con mutandine di cotone e canotta da maschiette rispettivamente in Alien per la Weaver ed Eyes Wide Shute per la Kidman e con la lingerie in due pezzi con stivaloni a coscia lunga della Roberts in Pretty Woman. Alte allampanate e dinoccolate le attrici modelle hanno imperversato negli anni novanta per poi tornare a ridimensionarsi ai giorni nostri. Infatti autori e registi importanti si sentono ispirati da muse piccolette alle quali hanno fatto come si suol dire “ponti d'oro” come le quattro di sex and The City, tutte o quasi le attrici di Woody Allen che dopo Mia Farrow si diverte a massacrarle affidando ruoli di biondine rompicazzi.

Sì ma di successo.Tranne Mia Farrow che dopo Woody ha chiuso la carriera, tutte le attrici di questo regista hanno lievitato alcune coronando in Oscar una carriera già avviata, come per esempio Cate Blanchet in Blue Jasmine, altre iniziando una nuova fase di intellettual-chic come, prima fra tutte, Diane Keaton e poi a seguire Scarlett Johansson, Naomi Watts, Rachel Mc Adams, facendo dimenticare Julia Roberts in Tutti Dicono J love you.
L'ultima musa ispiratrice è Emma Stone la venere rossa in formato tascabile lanciata con Ganster Squad dalla quale è stata catapultata nello star system da Woody con il suo ultimo film, ora nelle sale, Magic in The Moonlight alla quale ha affidato un ruolo stranito con il quale il regista ci ha marciato spesso dentro trattandolo in molti dei suoi film dove magia, tarocchi e oroscopi ammantavano di aureola satanica le sue muse fino ad approdare a  quella chiaroveggenza del tavolin che balla, con cui Piero Angela aveva esordito con il suo Quarck nella Tv in bianco e nero per demolirla scientificamente.
Niente da fare, c'è sempre l'allocco che ci casca se di allocco si può parlare di qualcuno che vorrebbe mettersi in contatto con qualche caro passato a miglior vita anche se nella Bibbia sta scritto a mezzo dei Profeti che i morti si risveglieranno dal lungo sonno al momento del giudizio Universale. Come Dio vorrà.


Alzi la mano chi non subisce o non ha mai subito invece il fascino della chiaroveggenza. Colin Firth per esempio, pur essendo anche lui prestigiatore in questo film di Woody Allen, ne rimane vittima fino a quando non smaschererà la veggente famosa (perchè le sue gesta hanno fatto eco) Emma Stone innamorandosi perdutamente della sua bellezza scaltra e truffaldina. Chi si somiglia si piglia? Non è detto.
Infatti Emma Stone sentendosi attrice ormai completa ma non arrivata, giustamente, si vuole cimentare con il Teatro, ormai tappa d'obbligo di molti attori non solo Hollywoodiani, per raccogliere applausi live che sono poi quelli che danno l'ebbrezza mandando l'adrenalina alle stelle. Niente di meglio allora di un musical sulle orme di Liza Minnelli in Cabaret, indimenticata per il leit motiv “money money money”, alla quale la Emma Stone purtroppo  non è ancora degna nemmeno di baciar dove cammina. Ma provare non costa nulla: tacchi a spillo, mezze calzette e fai un giro a Broadway. Molto Pretty.

https://www.youtube.com/watch?v=hER13XeQVgs

sabato 17 gennaio 2015

JESUS CHRIST IN TARALUCCI E VINO







Jesus Christ Superstar, il film musical anni 70 l'avevo visto all'Astra.
Allora era sempre gremito come cinema d'essai nel quale proiettavano film soprattutto americani sulla Guerra del Vietnam, sulle rivoluzioni universitarie come Fragole e Sangue e su tutto quanto correlato alla new age ed al motto mettete dei fiori nei vostri cannoni, fate l'amore e non la guerra.
Il musical, così come Acquario era la classica americanata per cui aveva avuto molto successo sprizzando energia e buoni sentimenti di un mondo buono: quello cristiano, Cattolico in primis.

Tanto buono e generoso che alla fine finiva in taralucci e vino con Giuda in prima fila ad intonare, dopo averlo fatto mettere in Croce, Jesus Christ Superstar.
Cosicchè il mondo dei Taralucci è ancora vivo e vegeto a perpetrare la favola del Mulino Bianco, con la farina dei campi di grano un sacco buona.
Jesus Christ Superstar è sbarcato al Teatro Regio di Parma nelle serate 8 e 9 gennaio con un tutto esaurito che ha applaudito con entusiasmo la performance ritrovando sul palco l'interprete originale Ted Neeley invecchiato e ripiegato su se stesso ancora nei panni di Jesus la cui voce da possente ed energica si è un filo in debolita tremolando negli acuti. Ciononostante è stato emozionante rivederlo dal vivo ricordando quel memorabile duetto con la Maddalena (Ivonne Elliman, in questo musical interpretata da Gloria Miele) mentre gli lavava i piedi e lo copriva di unguento accarenzzandolo sul viso con in sottofondo il Giuda (l'attore di colore Carl Anderson) roso nell'animo dalla gelosia che diventava terreno fertile per far germogliare il seme dell'odio e del tradimento. Come a dire che cherchez la femme vale anche per il Vangelo in un mix tra sacro e profano perfettamente assimilato dalla nostra attuale cultura civilizzata.


 Il  musical con la regia di Massimo Romeo Piparo è andato oltre: pur rispettando i testi sacri con i versetti in digitale, ha rappresentato alcuni personaggi in maniera caricaturale, con un Erode (Salvador Axel Torrisi) oscenamente in perizoma a far da capocomico a un gruppo di burattini della commedia dell'arte con Pinocchio in prima fila. Buffoni.
Buffone Erode, sbruffone Ponzio Pilato, Tenebroso il Gran Sacerdote Inquisitore Caifa (Francesco Mastroianni) il tocco di italianità lo hanno completato l'ensemble di cantanti e ballerini con coreografie attuali a scatti e a passi da robot dei video-clips,

Tutti giovani italiani molto bravi, purtroppo a statura piccola e un filo rotondetti fra i quali è stato facile spiccare, galvanizzando la platea, il Giuda di colore interpretato da Feysal Bonciani fiorentino di origini somale, strepitoso mattatore che ha ravvivato lo spettacolo aprendo un happening partendo dal Foyer del Regio mandando il pubblico in delirio con applausi scroscianti.
Spettacolo molto bello ed entusiasmante che comunque curiosamente è uscito in concomitanza dell'attentato in Francia al Charlie Egdo che mette inevitabilmente a confronto l'integralismo religioso Islamico e quello di una innovata Cristianità rivisitata e corretta. O scorretta? Questo è un punto sul quale sarebbe doveroso riflettere, prima che i posteri emettano sentenza. Inappellabile.








lunedì 29 dicembre 2014

ENRICO BRIGNANO E LA SUA EVOLUSHOW


La sai L'Ultima? Ne è passato di tempo da quando Enrico Brignano raccontava barzellette in Tv, emergendo fra tutti i concorrenti. 
Era nato il comico sempre più richiesto per rallegrar qualche format con i suoi monologhi esilaranti.
Un conto è comunque una scenetta un altro è uno show di tre ore  anche se  lui è bravissimo a sostenere. Il pubblico un filino meno.
Sabato 6 Dicembre al Teatro Regio di Parma con Enrico Brignano in Evolushow qualche palpebra pesante ha colpito lo spettatore risvegliato dalle risate del solito gruppetto che sembrava ridere con l'applausometro: battuta, risata, battuta, risata, battuta...E giù a battere le mani.

Certi comici così come molti attori vengono meglio in Tv. Lo sostiene anche Brignano raccontando aneddoti sui suoi fan che lo assalgono per un selfie o un autografo ma di fronte al suo diniego lo mandano a fan...perchè “er mejo in Tv”.
Inutile ripeterlo se non c'è intorno una storia accattivante come il Rugantino (con il quale ha avuto un grande successo), non si può riempire uno show con un monologo di tanti sketch.

Facce ride'...Si vabbè per qualche minuto. Infatti quando passa a fare il serioso si comincia a sbadigliare.
Difficile la vita di un comico. Lo era persino per Toto' che a tutt'oggi dei suoi innumerevoli spettacoli e film sono rimasti alla memoria solo piccole scenette diventate un cult come Geppi Gè, La marionetta pinocchio, il viaggio in Treno con il Senatore e le valigie, e così via.
Se Totò era della squadra napoletana, il discorso vale anche per quella romanesca con Gigi Proietti in testa molto apprezzato come attore mentre da comico è rimasto alla memoria con Tu Non Me' Rompe er ca'...
Curioso che du romani de' Roma spopolino in Tv con uno spot del Caffè.In Tazzina mentre in cialde regna incontrastato George Clooney: Kimbo per Proietti, Lavazza per Brignano e Nespresso per George.
Il chicco di caffè in Italia va più forte che in Brasile per cui la Moka sarà uno dei regali di Natale più gettonato, visto che ormai siamo in clima natalizio, insieme alla lingerie da infilare rigorosamente dopo una ceretta a tabula rasa.

Ecco dunque che lo show apre  con la storia dell'evoluzione dell'uomo quando era pieno di peli fino ai giorni nostri completamente depilato.
Scenografia e coreografie sono ispirate a Odissea 2001 con Brignano al centro fra le scimmie intorno al monolite per fare scenette dai tempi del Jurassico in stile Wilma Dammi la Clava, fino allo sbarco sulla luna,dove si cammina al rallenty.
Se i peli sono protagonisti della prima parte si recita sul filo del rasoio Proraso perchè a farlo da padrone è il tormentone che noia che barba con  Crema Nivea e Gilette.
Le battute sono sempre molto grevi come solo i cinepattoni sanno fare, specie quando Brignano si racconta in un incontro con una bellissima ragazza che dopo una cena abbondante saliti in camera d'Hotel lei lo invita a prenderla da dietro mettendolo in grande imbarazzo per tutta l'aria che si trovava dentro, pensando di farla uscire educatamente mentre la faceva parlare. Insomma un po' così. Ma si sa che le battute salaci fanno ridere ed infatti il pubblico risponde con entusiasmo al pensiero del peto silenzioso lanciato a busto inclinato prima dell'introduzione della ragazza. Da dietro.

Una dietrologia infinita per raccontar l'evoluzione dell'uomo nelle sue abluzione mattutine da solo o in menage coniugale od extra,  per arrivare col progresso nelle applicazioni della vita quotidiana: sì ma tutte quelle contenute nei telefonini e smart.
Ok finalmente lo show è giusto. Giusto il tempo di tre ore per vedere l'Evoluzione secondo Enrico Brignano che si concede il vezzo di portare in scena un neonato vero (anche qui applausi scroscianti come da copione) per indicare il sé da bambino, prima di diventare il comico che è.
Il quale dovrebbe applicarsi invece in uno spettacolo corale, essendo maturato molto come attore, piuttosto che come capo-comico di uno show di raccontini tra il serio ed il faceto.
Un tour de force per lui e anche per il pubblico che comunque  “delle barzellette” dai tempi di La Sai L'Ultima, ha già fatto il pieno con un Capo-Comico impegnato in uno show a portare l'Italia in Involution.

CERCANSI SCENOGRAFI


Grande affluenza di pubblico sabato sera al Teatro Regio di Parma per vedere lo Schiaccianoci con la Compagnia del Ballet of Moscow che ha richiamato grandi e piccini.
Infatti il Balletto si presta molto per accendere la fantasia dei bambini poiché la storia è ambientata in un mondo di giocattoli alla vigilia di Natale, fra bambole e pupazzi meccanici e animaletti dispettosi e invadenti come solo i topolini possono essere perchè rodono dappertutto.
La favola è rimasta comunque inanimata non tanto per la danza svolta
a regola di scuola russa sempre tecnicamente perfetta quanto per la scenografia troppo appiattita.
Una grave mancanza per un balletto classico specie quello dello Schiaccianoci dove gli effetti speciali e le ambientazioni tridimensionali devono avere un effetto stupefaciente per la gioia di tutti. Grandi e piccini.

Così dalla prima inquadratura con alberello finto disegnato sul fondale e due pupazzi messi a fare da décor ha subito dato l'imprinting dilettantistico a tutto lo spettacolo che è proseguito mesto come un saggio di danza fine anno scolastico per tutto il primo atto fino ad arrivare al clou con la danza della fata dei confetti, dopo la danza delle ore, che ha fatto da maestra a tutto l'ensemble
Proprio come nei saggi scolastici quando infine l'insegnante esce per fare la sua performance da professionista insieme agli allievi primeggiando facilmente su tutti quanti.
Alcune ballerine erano un filo fuori peso con paillettes e brillantini sparsi a gogo' ma con petto forte da future matriosche mentre la prima ballerina era filiforme ed evanescente ma con il diadema di svarowsky secondo i canoni del classico balletto in Bolshoji docet.
Non è il caso di dilungarsi sui costumi perchè sembravano pescati dai negozi di carnevale per insistere sul quadro scenografico che ha dato il massimo facendo una calata simil sipario in tulle con disegnati fiocchi di neve per dare senso dello Schiaccianoci per la Neve.
Nemmeno le fiabe per bambini, quelle della Pippa o di Madonna, sono cadute tanto in bassa classe elementare nell'illustrare fiabe o racconti  animalier per cui allora diventerebbe più giusto fare una raccolta di fiabe con i disegni dei bambini che almeno avrebbe un senso più educativo perchè nell'era digitale con smart e quant'altro i bambini si abituano a fare solo selfie perdendo la manualità col disegno per creare in fantasia.

Di questo passo le scenografie spariranno completamente per essere sostituite con immagini ed effetti elettronici in megaschermo in stile  musical. Questo sarà il futuro verso il quale si sta avviando anche il teatro della Lirica e Danza adeguandosi per attirare un pubblico giovane anche se ci sono ancora tanti oppositori a difendere la tradizione.
A memoria per esempio la passata rappresentazione dello Schiaccianoci sul palco del Teatro Regio (dalla Scala di Milano) era di gran lunga molto più accattivante perchè la scenografia era molto curata nei particolari importanti come la cameretta della bambina corredata di tanti giochi e la finestrella con i fiocchi di neve che scendevano copiosi con l'alberello di pino vero a creare la tipica atmosfera di raccoglimento e festa familiare  natalizia che appartiene alla cultura europea, Russia compresa di fine 800, ai tempi di Chaijckowsky.
Il quale ci ha regalato le musiche più suggestive e romantiche del balletto.
Lo spettacolo è stato comunque molto applaudito apprezzando il lavoro dei giovani ballerini impegnati ad esportare la tradizione del balletto russo che comunque, qui lo dice lo ripeto, con un'altra cornice scenografica avrebbe fatto scintille.

Per dover di cronaca è importante evidenziare che il Teatro Regio sta cadendo a pezzi: lo si può vedere dalle tapezzerie nei palchi che sono smangiucchiate o traballanti. Il Sipario è di un rosso molto scuro avendo perso la brillantezza del velluto originale con la passamaneria dorata appassita.
Non sarebbe male un piccolo restauro per riportarlo agli antichi fasti: là dove non potè più l'opera splendente che almeno possa la cornice, quella che va oltre il foyer.

                     IL DIVERTISSMENT NEL PALCO

Sabato sera è stato molto divertente l'intrattenimento nel palco avendo chiacchierato a lungo fra persone di età matura.
Tutti professionisti che si sono messi a commentare anche se era la prima volta che venivano a teatro. C'è anche chi non sa che cosa sia.
Perchè lavorano sodo e la sera vanno a letto presto. Questa è l'Italia che lavora.
Infatti il discorso si è incentrato nella politica con commenti sul governo locale e nazionale che qui ripropongo:

"L'immobilismo di questo sindaco lascia senza parole. Forse perchè è giovane e non ha esperienza. Ma anche con le amministrazioni non si stava meglio.
La città sta peggiorando sempre più e non si sa come ne uscirà. Guarda questo bellissimo Teatro con che tapezzerie strappate. E il sipario rosso ha la passamanerie appassita. Dai tempi di Maria Luigia. Eppure è un bellissimo gioiello. Mi ricordo che mia nonna quando ero ragazzina, raccontava che la sua famiglia pur non avendo nemmeno da mangiare non si perdeva una spettacolo in loggione nel quale portava tutti con le noccioline da sgranocchiare perchè  non avevano pane.
C'era una grande tradizione che adesso continua solo per fare le interviste in Tv.

Il cuore di Parma non pulsa più. Guarda la Ghiaia come è stata snaturata. Hanno cacciato via delle famiglie che stavano lì da generazioni. Per fare cosa poi? Anche col metrò bastava che avessero potenziato i mezzi. La mattina con le scuole perchè non mettono un bus in più invece di far ammassare gli studenti come sardine. Non è possibile.
Del Governo Nazionale poi non ne parliamo. 
Renzi ha rottamano Bersani e tutti gli anziani dando un pessimo esempio ai nostri giovani che si sentono ormai autorizzati a comandare su tutto con un arroganza incivile.
Poi ci lamentiamo se i giovani crescono male. Certo prima di tutto ci sono le famiglie ma anche se li educano poi ci sono gli esempi del Governo che sono il punto di riferimento perchè la scuola ha le mani legate. Non è come una volta che agli insegnanti era concessa autorità e deferenza.
Si parla tanto di riforme ma per il momento non è cambiato nulla. Speriamo bene".
La speranza è sempre l'ultima a morire. Epperò. Un bel divertissment per dirla in gergo del balletto!

E a proposito di Teatro e Politica proprio oggi si parla del Sindaco Alemanno indagato per mafia e legami in affari loschi dell'amministrazione.
Viene alla memoria lo scontro fra Carla Fracci e lo stesso Sindaco che lo aveva sbeffeggiato apostrofandolo come "Farabutto. Tu stai rovinando il Teatro dell'Opera di Roma".

https://www.youtube.com/watch?v=dk7N3hPm6Sg


E non solo. Anche con il Teatro Regio di Parma la Politica ha fatto e sta facendo con i Verdi il suo danno.
Danno... Alemanno. Sembra quasi La forza di un Destino. Infausto e... Beffardo!
Una tragedia da Opere di Verdi. Oltre al danno anche la beffa