venerdì 10 aprile 2015

DANZA, A PIEDI NUDI O SULLE PUNTE? NO CON LE SCARPE


L'evento Danza suscita sempre grande entujsiasmo. A Parma è cominciata la stagione spalmata a tutto il mese di aprile fino alla prima settimana di maggio.

                   
https://www.youtube.com/watch?v=hEx9aZeqJhQ

 (tema di apertura di Parma Danza 2015 con Alessandra Ferri che inaugura il fesrival insieme a Herman Cornejo e Bruce Levingstone che esegue la musica al pianoforte in Trio ConcertDance 


Gli artisti sono tanti e di fama internazionale mentre gli spettacoli sono suddivisi in danza contemporanea e classica dove le performances sono eseguite a piedi nudi o sulle punte.
A rompere questa tradizione nel panorama della danza contemporanea ci sono soltanto due artisti che hanno osato facendo coppia agé con tutte le sfumature del grigio per raccontare la loro storia d'amore.
     

           MICHAEL BARYSHNIKOV E ANA LAGUNA, UN DUETTO CON LE SCARPE

Three Solos and Duet con Mikahil Baryshnikov e Ana Laguna in scena al Teatro Regio di Parma per l’evento Parma Danza Maggio 2009.
Chi dei due ha la dentiera? Nessuno dei due perché alla loro età sanno ancora mordere, alla grande: fisico snello, asciutto per entrambi, scattante e pieno di slanci come quello di due adolescenti che hanno fermato il tempo.
Quel tempo che Mikhail ripercorre trasmettendo immagini docu dei suoi esordi quando veniva filmato negli esercizi alla sbarra come ballerino di grandi promesse.
Perché già da allora, nel ragazzino un filo goffo ma sprizzante energia allo stato puro, si intuiva il talento del grande ballerino. Il più grande di tutti i tempi perché ha oltrepassato il confine del classico della igorosa scuola russa, per unirsi a quello contemporaneo americano, fondendo e rinascendo in tutta la sua originalità.
“Quando sono sbarcato a New York ero ingenuo” dice di sé Mikhail che comunque ha imparato presto la lezione della Grande Mela, fatta di lavoro duro accompagnato da un pizzico di cinismo e tanta fortuna dietro l’angolo. Sì, perché il ballerino che volava sul palco, con l’occhio glauco ed il capello biondo, non lasciava indifferente il pubblico femminile composto per la maggior parte da star plaudenti sensibili al richiamo del suo forte sex appeal. Che veniva sollecitato ad esprimere anche sullo schermo con la partecipazione a vari film ad introdurlo nel firmamento di Hollywood e delle suo quotazioni in borsa. Come la sua, veramente consistente da come evidenziavano le calazamaglie trasparenti con pacco in evidenza.

Tanto bastava per conquistare dive fashion di “gusti difficili” del calibro di Jessica Lange e Sara Jessica Parker. Ma non sono state loro a renderlo grande, bensì i suoi balletti che resteranno sempre nella memoria come performance del ballerino classico più aerodinamico che sia mai esistito.
Lo spettacolo è iniziato con un assolo Valse-Fantasie in cui fa sfoggio di talento mimico nell’interpretare un uomo poco prima di incontrare un vecchio amore mai dimenticato.
Davanti allo specchio ricorda nel sistemarsi i capelli ed il vestito, facendo quiei piccoli gesti quotidiani accompagnati alle emozioni che sono riaffiorate e che lo portano a saltare nell’altra dimensione dei classici tre metri sopra il cielo.
Un altro assolto in Years Later danza sullo sfondo dei suoi esercizi degli esordi, ai quali si aggiungono le sue immagini proiettate, una gigante e l’altra ad effetto ombra, mentre lui rimane in scena a dimostrare di non aver mai perso la sua dimensione di uomo normale, con i piedi per terra. Perché i voli pindarici fanno solo parte dello spettacolo e delle illusioni.
Ed infatti quello che stupisce è la sua performance di uomo, più che di ballerino in calzamaglia, perché come tale volteggia sul palco vestito normalmente con giacca e pantaloni: prima con le scarpe alternate a quelle da ginnastica e poi  a piedi nudi.
Infine ecco l’accoppiata con Ana Laguna, la ballerina di origini spagnole anche lei non più giovanissima, con fili d’argento fra i capelli cresciuti allo stato naturale: no problem, l’energia che sprigiona è ancora più forte e potente.

Prima in un assolo anche lei in cui esprime le emozioni pensando all’incontro con lui, Solo for Two, e poi Place in cui danzano insieme in una sorta di quadretto familiare dove il quotidiano rende un filo demenziali dipanato fra piccoli litigi, dispetti intorno al tavolo da cucina e riappacificazioni con fughe di lei sotto il tappeto, come una qualsiasi coppia normale.
E’ in scena il fascino indiscreto della normalità danzato nella terza età in cui oltre ai contrasti, si fanno conti e bilanci del vissuto.

Uno spettacolo singolare diverso da tutti quelli visti fino ad ora. Molto avvincente nonostante la contemporaneità. Sì, perché la danza moderna non sempre è compresa fino in fondo anche perché spesso risulta un filo noiosa riducendosi a veri e propri saggi di ginnastica con coreografie alienanti da catena di montaggio e musiche che sono un gnigo gnEgo a tambur battente. Ricordo una Compagnia di New York che aveva inscenato una coreografia con sottofondo una goccia d’acqua martellante fino alla fine: da urlo, come una sorta di tortura da Guantanamo.
Non è questo il caso perché i quadri coreografici anche se ridotti all’essenziale nelle scenografie sono arricchiti da una bellissima musica che accompagna le movenze dei ballerini: E di questa felice scelta della colonna sonora, va sicuramente il merito all’ esperienza Hollywoodiana di Baryshnikov che comunque non è indicata nel libretto.
L’entusiasmo del pubblico ha sommerso di applausi i due interpreti con un’invasione di ragazzine verso il palco armate di telefonini, nonostante i divieti delle operatrici di sala. Molto piacevole davvero.

LA DODICESIMA NOTTE E BONNUIT TRISTESSE


 Che cosa deve fare una ragazza naufraga in un'isola? La famosa?

 No. Ai tempi di William Shakespeare non poteva che vestirsi da maschio: paggetto in cerca di una sistemazione.
La trova alla Corte di un Duca il quale la incarica di far da tramite portando messaggi d'amore a una Contessa che lo rifiuta adducendo di essere in lutto del fratello defunto. Appena visto il paggio, però la Contessa si infiamma facendo lei stessa delle avances al bellissimo “ragazzo/a” che le si presenta in tutta la sua glabra giovinezza.
Potrebbe sembrare la solita commedia degli equivoci in un viavai di personaggi che sembrano quelli che non sono a dar vivacità a un'opera Shakesperiana come La Dodicesima Notte presentato dalla Fondazione Teatro Due il 24 e 25 marzo, invece la commedia si suddivide in due, con le liaison amorose da una parte e dall'altra le tresche buffonesche di una corte che gira intorno alla Contessa sperando di farla capitolare, con maggiordomo in primis preso di mira dallo zio ubriacone della contessa insieme all'astuta dama di compagnia, con a seguir il solito cretino di campagna: un coro diretto dal buffone di corte che non può mancare con le sue battute piene di ironia più beffarde che comiche.

Ci sono tutti gli elementi per rappresentare allegramente situazioni equivoche e piccanti che invece i versi di William Shaskespeare non permettono tanto sono profondi e pieni di allusioni da mettere lo spettatore in stato di  grande concentrazione che nemmeno un'orchestrina di accompagnamento riesce a distrarre perchè accompagna l'azione di ogni personaggio rendendolo ancora più accattivante nella sua performance.

L'introduzione dell'orchestrina l'avevamo già vista nella scorsa stagione come colonna sonora di Molto Rumore per Nulla e non si fa per dire perchè il rumore era accentuato da brani musicali d'epoca anni 40-50 (Boogy Boogy ecc.) accollati alle scenette di una commedia ambientata in quel periodo.

Il risultato era una sorta di assemblaggio ad effetto copia e incolla in un rumore assordante che per innovare Shakespeare si era ispirato alle varie commedie cinematografiche  di quel genere, da quelle Hollywoodiane come New York a quelle Italiane come Polvere di Stelle.


A fare scuola innovativa non era ancora uscito Birdman il film che ha dato la scossa giusta al teatro per  spianare la strada del prossimo futuro.
La musica è il cibo della vita, recita Il Duca nella Dodicesima Notte e dunque l'orchestrina ha una sua funzione. Basta che funzioni.
In Bridman per esempio ha funzionato alla grande: l'orchestrina era il suono di una batteria che dava un ritmo jazz ad un back stage di un'opera teatrale.

Così pure Nella Dodecesima Notte dove batteria si alterna alle percussioni fondendosi anche insieme per lasciare il sax a fare da solista in. un ritmo incalzante che accompagna i versetti di Shakespeare  recitati
a ritmo cadenzato come fosse un minuetto: adagio, allegretto, passaggio di battuta al partner e mossa finale con inchino in un botta e risposta di rara grazia ed eleganza nel rappresentare la vena malinconica alternata a qualche colpo di coda (quella della dama di compagnia insieme al plot dei cortigiani) per dare un tocco di farsa: la classica mossa Napoletana che dà il frizzo finale alla canzone melodica e di cuore

La scuola è quella di Carlo Cecchi, che ha lavorato molto con Eduardo De Filippo del quale si sente l'impronta napoletana, con la compagnia di attori Remo Stella, Giuliano Scarpinato Rino Marino Eugenio CostantiniDavide Giordano Rino Marino Federico Brugnone Barbara Ronchi Daniela Piperno Vincenzo Ferrara Loris Fabviani e Dario Lubatti. Musiche di Nicola Piovani, scena Sergio Tramonti, costumi Nanà Cecchi disegno Luci Paolo Manti.
La Commedia finisce a lieto fine con la comparsa di un fratello gemello del paggetto-ragazza ad impalmare legalmente la Contessa mentre il paggio-ragazza si sposa con il Duca suo datore di lavoro.
Giustamente ogni coppia si è formata etero perchè ai tempi di William Shakespeare non era in vigore il matrimonio gay, per cui non si sa se vissero felici e contenti rimanendo in sospeso l'equivoco di fondo.
Infatti la Contessa si innamora di un  paggio effeminato, mentre il Duca sposa il paggio del quale provava attrazione fisica.

Un'idea di innovazione della Dodicesima Notte potrebbe essere anche quella di fare alla fine un matrimonio omosex. Ma andiamo troppo oltre.
Per il momento le innovazioni teatrali si muovono sul piano delle scenografie e dei costumi puntando all'essenziale, giocando con le luci per il tocco tecnologico e inserendo  musica in sottofondo per vivacizzare le movenze dei performer. Un po' come si fa al circo per creare un filo di suspence con la batteria fino alla mossa acrobatica finale con applauso al fenomeno. Tutto quanto fa spettacolo ed il Teatro si sta adeguando come se si arrampicasse sulle funi per uscire dalla nicchia, cercando di trovare vie nuove con messaggi d'attualità dentro opere tradizionali pur restando fedeli al testo (così come visto in Cassandra di Elisabetta Pozzi).
Operazione riuscitissima anche in questa Dodicesima Notte dove i versetti sono recitati come in una commedia del Teatro di Eduardo De Filippo che non a caso ha ispirato anche grandi protagonisti del Teatro Shakespeariano DOC come sir Laurence Olivier e la sua seconda moglie  Joan Plowning con la quale ha fatto felice sodalizio artistico oltre che felice matrimonio dopo quelli disastrosi con la star di Via Col Vento Vivien Leigth morta giovane, alcolista  depressiva. Bonne Nuit Tristesse.
                       

ELISIR D'AMORE ACCENDE IL REGIO


E allegria con Elisir D'Amore! L'Opera di Gaetano Dinizzetti è stata trasmessa con varie repliche ad aprire la stagione Lirica del Teatro Regio a Parma allestita tutta in una sorta di Via Col Vento volando in Mongolfiera.
Le scene bucoliche infatti giravano tutte intorno alla Grande Quercia in stile Tara con la protagonista sempre in cappellino e vestito rosa a sbuffo dall'inizio alla fine che, come una novella Rossella, si destreggiava fra vari pretendenti alle prese chi con i fumi dell'alcol o chi arrivando  in divisa da Carabiniere in sella a una biciletta piuttosto che a cavallo.

Luci di scena abbaglianti in sottofondo mettevano in ombra i figuranti ad effetto figurine cinesi, per poi passare a fasci di luci rosse per raffigurare un tramonto, e sbizzarrirsi in una vasta gamma di tanti altri colori intercambiati come si fa negli studi televisivi, introdotti da Fabio Fazio in primis. Così da Via Col Vento a Che tempo che fa il passo è stato breve come quello che si fa con il salto della quaglia passando da L'Elisir d'Amore di Dinizzetti al Buongiorno Elisir condotto da Michele Mirabella su Rai 3.
La calata di una mongolfiera, ad effetto musical Mago di Oz, al centro della scena ha completato l'opera con un tutto esaurito sia per la prima che per le repliche anche se più che l'Opera potè l'Operetta.




Perchè questo Elsir d'Amore è un'opera minore diciamolo. Carina e allegra finche si vuole, molto piacevole a vedersi, ma nulla a che fare con le gloriose opere di Verdi. Non solo Verdi giustamente, e spazio anche a musical e canzonette con prosa, manifestazioni sportive e televisive perchè Tutto quanto fa Spettacolo.
L'importante è far cassetta. Dove non arriva lo Stato con le sovvenzioni non può che prevalere l'arte dell'arranggiarsi. Alla napoletana come detto sopra. Se si continua di questo passo invece di portare la Lirica del Regio nel mondo, la si porterà a Porta a Porta a ricordare che è ancora vivo.


Battute a parte, gli interpreti sono stati tutti applauditi insieme ad orchestra e coro.
Prima dell'inizio si è osservato un minuto di silenzio per il disasrto dell'Airbus della Lufthansa dove hanno perso la vita la mezzosoprano Maria Radner ed il baritono Oleg Bryak che il mondo della musica ha voluto onorare.
Tanti applausi per tutti: Jessica Nuccio Celso Albelo Julian Kim Roberto De Candia
Eleonora Contucci sotto la regia di Marcello Grigorov Scene e Costumi Nica Magnani Maestro Concertatore Francesco Ciluffo Maestro del Coro Martino Faggiani Orchestra Regionale dell'Emilia Reomagna e Coro del Teatro Regio. Luci Andrea Borelli.

mercoledì 11 marzo 2015

LO ZOO DI VETRO





E' stato piacevole rivedere Arturo Cirllo a Teatro Due di Parma, sabato 21 febbraio, dopo l'Avaro dello scorso anno che tanto aveva stupito non solo per la regia ma anche per l'allestimento scenografico e dei costumi.
Davvero geniale in una sequenza colorata di cubi in movimento ad incastro con un  il ritmo aggraziato del gioco di luci puntate di volta in volta sui protagonisti.


Quella danza di luci che abbiamo visto anche nello Zoo di Vetro con i fari  sul monologo o i dialoghi degli interpreti per poi diventare abbaglianti come le sfaccettature di un svarowsky aprendo la madia con i vecchi abiti degli antichi fasti della gioventù finendo poi a lume di candela di due candelabri in un gioco d'ombre alla Barry Lindom, il film di Stanley Kubrick.




Tante sono le citazioni in questa regia di Cirillo (dove è anche interprete) tratta da un'opera teatrale di Tennessee William nel quale si riprongono gli interpreti del film omonimo Un Tram Che si Chiama Desiderio dove illusione e cruda realta si contrappongono fino alla consumazione di uno stupro violento e conseguente follia.


Il mondo delle illusioni nello Zoo di Vetro pervade tutta una famiglia con una madre ansiosa e onnipresente nella vita dei figli che vorrebbe crescere a sua immagine e somiglianza facendoli invece fuggire dalla sua ombra: il figlio maschio primogenito per inseguire altre ombre che sono quelle del cinema nel quale si rifugia tutte le sere come una sorta di citazione della Rosa Purpurea del Cairo di Woody Allen, mentre la figlia un filo zoppa e timida in maniera patologica si immerge nel vecchio giradischi ad ascoltare canzoni piene di malinconia che in questo contesto teatrale sono quelle di Luigi Tenco con il tormentone “Mi sono innamorato di te, perchè non avevo niente da fare...”
https://www.youtube.com/watch?v=FTmE1_oogXE

Un niente da fare che è anche il leit motiv di questa famiglia piena di illusioni con la voglia di lavorar saltami addosso perchè troppo volgare e duro è far fatica, impegnandosi solo nel quotidiano  fatto di sole chiacchiere di intrattenimento “perchè una donna deve avere spirito per catturare”, regole da seguire, e sogni da rincorrere.
E qui un' altra citazione al film di Nanni Moretti che a domanda su cosa fai nella vita lei risponde “Parlo telefono vedo gente...”

Quella gente che comunque quando viene invitata in casa porta scompiglio mettendo tutti al loro posto, come una sorta di Giardino dei Cigliegi di memoria Cecov.
Infatti viene invitato a cena l'amico di lavoro del figlio: quest'ultimo è un impiegato senza pretese avendo ben altro per la testa perchè oltre al cinema sogna di arruolarsi in marina per viaggiare intorno al mondo, mentre l'amico che un tempo era il fico della scuola ora si muove con i piedi ben piantati a terra.



Lui  è lo Stanley di turno, quello Del Tram di Tennessee (Marlon Brando nel film), che dapprima gigioneggia con tutti per poi puntare alla figlia Laura per aprirla al mondo dopo che lei gli mostra il suo fatto di piccoli animaletti di svarovwsky che collezione da tanti anni. Lavorare mai!
Lui però il novello Stanley lo fa gentilmente, prima seducendola con il ballo nella quale la fa ancheggiare tra una zoppicata e l'altra per poi darle un bacio che gli fa capire di essere finito in una trappola inducendolo a salutare tutti con un scusate “ho la fidanzata che mi aspetta alla stazione di ritorno dalla visita a una vecchia zia”. Illuso pure lui, e in quello zoo di vetro diventa consapevole di essere cornuto.

Uscendo dalla porta scoppia la follia nella madre che si era illusa di aver trovato nel fuggitivo, mancato fidanzato della figlia, quella sorta di “Un Amico per La Casa” incarnato nella collana di serie Armony che lei vendeva in abbonamento alle amiche mentre il figlio Tom va a vagabondare per il mondo dopo essere stato licenziato perchè trovato a scrivere poesie sui cartoni da imballo.
Girovagando per le strade davanti a una vetrina sente la mano sulla spalla della sorella Laura che lo fa sbuffare dicendole di andare a spegnere le sue candele. E la citazione al film  Candelabre è molto attuale ma quella datata era sicuramente connessa alla Blanche (Vivien Leight) di Un Tram che si Chiama Desiderio in una sorta di messaggio tradotto come  cara sorella Attaccati al Tram o come nel Valzer delle Candele (sempre con Vivien Leight che da ballerina di fila vestita da cigno scade a prostituta) buttati dal Ponte di Waterloo.



 Lo Zoo di Vetro si presta a molte traduzioni con citazioni mirate ma innovate che van dagli autori di Cinema e Teatro passando dalle canzonette sul tango di Grace Jones  di Frantic di Roman Polansky ballata dalle coppiette nel vicolo dietro l'angolo mentre i protagonisti sgolosan dalla finestra, a quelle di Luigi Tenco ante Ciao Amore in una emozionante replica infinita della sorella destinata a diventar la zitella di famiglia
Il tutto in un'ora e mezza di spettcolo che ha raccolto applausi a non finire.
Questo è Teatro: un ensemble accattivante dove sono tutti ugualmente bravi, nessuno escluso, nemmeno chi zoppica e fa di tutto per sparire di scena.

martedì 24 febbraio 2015

LA SOCIETA' ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR



La Società era in scena a Teatro Due nelle serate di Venerdi e Sabato 15-16 novembre 2013 con tre atti di umana commedia che si presta a tante interpretazioni.
“Eravamo Quattro Amici al Bar che volevano cambiare il mondo…”
Il mondo è quello di un locale preso in eredità da uno zio, un grande, che lo lascia dopo che il nipote aveva fatto società con due amici con l’intento di trasformarlo in piano-bar esclusivo con cabaret e performance di artisti emergenti e di talento.
Al gruppo si aggiunge una ragazza rumena, raccolta dai tre amici quando il locale era appena bruciato dai precedenti proprietari per incassar l’assicurazione, la quale si ricicla come badante-amante dello zio-mecenate e amante con il più drittto del gruppo, per poi fare progetti di nozze, una volta rimasta incinta di uno dei due partners,  con un altro socio disposta a prenderla per aver la maggioranza sul gruppo.

Insomma un triumvirato che dopo la morte del grande capo si gioca la ragazza in gamba.
Come a dire Tre Uomini e una Gamba di Aldo Giovanni e Giacomo?
No, perdinci, siamo a Teatro e la fonte è quella di tragedia Shakespeariana come Cesare e Cleopatra.
Alla morte dello zio infatti uno dei soci prende la parola in suo favore: con un occhio all’uomo grande e uno alla sua badante gli rende onore fino al momento in cui tutti e tre gli amici-soci si ritrovano a spartire il locale e discutere l’ordine del giorno su come continuare a farlo andare avanti, ovvero se ritornare al Cabaret o intraprendere la via del Night con le ragazze al palo che tante soddisfazioni dà in termini di profitto anche per circolazione coca.


Il socio puro rimane sui suoi passi con chitarra e canzoni d’autore mentre gli altri due si ingelosiscono della ragazza incinta che pur di accasarsi nel locale con un lavoro fisso è disposta a sposare un pollo lasciando il merlo maschio, facendo rimbeccare i due rivali fino alla rissa finale dalla quale lei  si dissocia nell’andar per la sua strada dimostrando di essere l’unica ad avere un po’ di dignità lascindo soli i tre amici al Bar.
Siamo rimasti in Tre, Tre Somari e tre Briganti, solo tre.


Sì perché tutto finisce in fallimento così come destino ineluttabile di tutte le società nelle quali ogni socio prima o poi dimostra il vero volto: dietro alla maschera del volemose-bene in amicizia si cela sempre una sete di potere per prevaricar sul gruppo e fare il proprio interesse. Che non è mai quello della società, a sfatar quel detto che se sta bene il capo con i suoi guadagni stiamo bene tutti.
Lo abbiamo visto con Silvio Berlusconi, nell’ultimo ventennio di seconda Repubblica (mentre si insinuava in lui il seme ambizioso del monarca Giulio Cesare) che quando le sue aziende si arricchivamo di contro l’azienda Italia rotolava in piena decadenza come specchio di una  grottesca società.


Applausi per tutti perché lo spettacolo, pur approfondendo un tema importante e  attuale legato alle società finanziarie, è stato incisivo e tagliente in maniera scorrevole, recitato magistralmente da Fabio Monti, Laura Graziosi, Lino Musella e Paolo Mazzarelli, quali attori, con la regia Muselli e Mazzarelli, quali autori.

lunedì 26 gennaio 2015

LA FEBBRE DI BROADWAY COLPISCE BRADLEY COOPER




 “Io non sono un animale. Io sono un uomo!”. E' questo il grido disperato di un “mostro” così relegato ai margini, da una società per bene.
Quella società che il regista David Linch, ha così ben descritto nel serial Tv diventato un cult I Segreti di Twin Peach, liberamente tratto dal romanzo tradotto anche in film I Peccatori di Peyton Place dove si narrano le vicende di una città di provincia che nasconde marciume dietro una facciata pulita e imbiancata.

Con Elephant Men il regista aveva trattato questo “perbenismo” a fare da contorno ad una figura di uomo deforme il quale, dalla paura di essere ancora più beffeggiato e malmenato, nascondeva i propri sentimenti di rara sensibilità e poesia che riusciva ad esternare soltanto con quelli che dimostravano di interessarsi sinceramente a lui come persona. Persone che non ragionano a livello di animale rispecchiandosi in quello che deridono, ma in quella di uomo che considerano loro pari. L'uomo “riconosce” l'uomo con il quale socializzare o amare, la bestia riconosce  chi lo può dominare adorandolo come un Dio, v. ad esempio il Dio Bue di Biblica memoria, tradotto in Dio Denaro da Wall Street.

E fu così che la memoria pachidermica fu legata dall'autore (dal quale è stato tratto un romanzo e il film omonimo) alla deformità di Elephant Men facendo un parallelo con la Shoah. Più che l'autore ad incuriosire è comunque il nuovo interprete di questo personaggio perchè sta calando le scene di Broadway con l'omonima versione teatrale dove a calzare il ruolo  è nientemeno che Bradley Cooper, vincitore Oscar per il Lato Positivo. Una scelta difficile che ha lasciato perplessi tutto i suoi fans che lo hanno amato al cinema come gagliardo sex symbol, ma che a lui non può che rendergli onore per il coraggio di una scelta poco popolare, comunque apprezzata da un pubblico di élite come quella del Teatro.  Ad affiancarlo infatti ci sono professionisti del cinema come Patricia Clarckson (Basta Che funzioni, Dog Ville) che si è sempre distinta in ruoli di caratterista, quelli notoriamente più difficili nel dare vita a personaggi minori, ma non per questo ritenuti tali.

https://www.youtube.com/watch?v=pDXIqoGvdFs

Insomma una bella prova per Bradley Cooper che così si sfila dallo star system Hollywoodiano e dalla partner Jennifer Lawrence alla quale era stato assegnato per fare coppia d’eccellenza del cinema, senza troppa convinzione da parte di entrambi visto i risultati dell'ultimo flop Il Fuoco della Passione.

Con una stagione teatrale da Elephant Men  se Bradley Cooper  riuscirà sicuramente a mantenere viva la memoria della Shoah, la farà perdere dal suo Mercoledì da Leoni e alle Cento da Pecore dei suoi fans che hanno preso le distanze dal personaggio disabile avendo perso in bellezza ed appeal rappresentato anche da quel filo di barba tanto alla moda e che lo rendeva tanto bbono.  Quando si dice che il buonismo è peloso!

CABARET PER EMMA STONE A BROADWAY DOPO LA VEGGENTE TASCABILE



Il cinema dai tempi del muto ha sempre preferito attrici piccole perchè lo schermo ingigantisce sia nella forma che in altezza.Vivien Leight, Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor erano tutte grandi star che viste da vicino non superavano il metro e settanta di altezza. Tutto era concentrato nei primi piani che dovevano trasmettere emozioni mentre la sinuosità del corpo fremente doveva ondeggiare con molto sex appeal che perfino il grissino Audrey Hepburn riusciva ad esternare. Le “piccolette” ma non piccole hanno fatto la storia del cinema perchè considerate più vivaci e pepate mentre le altissime in formato top model faticavano ad imporsi perchè non era ancora arrivato il red carpet ad esaltar la loro bellezza nelle sfilate.

Le quali hanno portato alla ribalta le varie Julia Roberts, Nicole Kidman e Sigourney Weaver che altrimenti restava a culo secco di attrice in carriera. Culo secco del quale erano dotate anche Nicole e Julia così come hanno evidenziato in biancheria intima con mutandine di cotone e canotta da maschiette rispettivamente in Alien per la Weaver ed Eyes Wide Shute per la Kidman e con la lingerie in due pezzi con stivaloni a coscia lunga della Roberts in Pretty Woman. Alte allampanate e dinoccolate le attrici modelle hanno imperversato negli anni novanta per poi tornare a ridimensionarsi ai giorni nostri. Infatti autori e registi importanti si sentono ispirati da muse piccolette alle quali hanno fatto come si suol dire “ponti d'oro” come le quattro di sex and The City, tutte o quasi le attrici di Woody Allen che dopo Mia Farrow si diverte a massacrarle affidando ruoli di biondine rompicazzi.

Sì ma di successo.Tranne Mia Farrow che dopo Woody ha chiuso la carriera, tutte le attrici di questo regista hanno lievitato alcune coronando in Oscar una carriera già avviata, come per esempio Cate Blanchet in Blue Jasmine, altre iniziando una nuova fase di intellettual-chic come, prima fra tutte, Diane Keaton e poi a seguire Scarlett Johansson, Naomi Watts, Rachel Mc Adams, facendo dimenticare Julia Roberts in Tutti Dicono J love you.
L'ultima musa ispiratrice è Emma Stone la venere rossa in formato tascabile lanciata con Ganster Squad dalla quale è stata catapultata nello star system da Woody con il suo ultimo film, ora nelle sale, Magic in The Moonlight alla quale ha affidato un ruolo stranito con il quale il regista ci ha marciato spesso dentro trattandolo in molti dei suoi film dove magia, tarocchi e oroscopi ammantavano di aureola satanica le sue muse fino ad approdare a  quella chiaroveggenza del tavolin che balla, con cui Piero Angela aveva esordito con il suo Quarck nella Tv in bianco e nero per demolirla scientificamente.
Niente da fare, c'è sempre l'allocco che ci casca se di allocco si può parlare di qualcuno che vorrebbe mettersi in contatto con qualche caro passato a miglior vita anche se nella Bibbia sta scritto a mezzo dei Profeti che i morti si risveglieranno dal lungo sonno al momento del giudizio Universale. Come Dio vorrà.


Alzi la mano chi non subisce o non ha mai subito invece il fascino della chiaroveggenza. Colin Firth per esempio, pur essendo anche lui prestigiatore in questo film di Woody Allen, ne rimane vittima fino a quando non smaschererà la veggente famosa (perchè le sue gesta hanno fatto eco) Emma Stone innamorandosi perdutamente della sua bellezza scaltra e truffaldina. Chi si somiglia si piglia? Non è detto.
Infatti Emma Stone sentendosi attrice ormai completa ma non arrivata, giustamente, si vuole cimentare con il Teatro, ormai tappa d'obbligo di molti attori non solo Hollywoodiani, per raccogliere applausi live che sono poi quelli che danno l'ebbrezza mandando l'adrenalina alle stelle. Niente di meglio allora di un musical sulle orme di Liza Minnelli in Cabaret, indimenticata per il leit motiv “money money money”, alla quale la Emma Stone purtroppo  non è ancora degna nemmeno di baciar dove cammina. Ma provare non costa nulla: tacchi a spillo, mezze calzette e fai un giro a Broadway. Molto Pretty.

https://www.youtube.com/watch?v=hER13XeQVgs