mercoledì 27 luglio 2016

GIULIETTA E ROMEO A SARAJEVO


Giulietta e Romeo è stata tradotta in tanti contesti, basta che ci siano due giovani che si amano con parenti e affini che li contestano che scatta subito il mito quando l'amore trionfa con la morte dei due.
Chissà quanti giovani innamorati sono morti sotto le macerie del Bataclan, o di qualche attentato terrorista perpetrato in qualche parte del mondo che sono poi passati innosservati senza alcun clamore.
La storia di Giulietta e Romeo è ancora viva ai giorni nostri perchè gli amanti di Verona sono rimasti vittime della sfortuna anche per le comunicazioni inefficienti. Forse ai tempi dei telefonini la tragedia non si sarebbe consumata ma tradotta in semplice fuitina, con Giulietta che rimane incinta per cui Montecchi e Capuleti sono costretti ad accettare il matrimonio riparatore già celebrato in gran segreto.

La storia di Shakespeare è avvincente perchè c'è tutto un contesto e un'ambientazione che fanno da contorno all'amore puro di due giovani adolescenti che intenerisce i cuori anche più duri perchè scelgono di morire per riunirsi nell'eternità.
Giulietta e Romeo scelgono ed è per questa loro libertà che sono immortali  affascinando tante generazioni di giovani.
Ma la Compagnia Junior Balletto di Toscana ha messo in scena l'ennesima versione di Giulietta e Romeo rivisitata in un contesto religioso: lei musulmana e lui serbo che vivono un amore contrastato dalle famiglie in difesa delle proprie tradizioni culturali e religiose.
Giulietta è sempre in bilico tra velo e non velo che vorrebbe togliersi definitivamente per vivere all'occidentale con il suo Romeo che per primo la spoglia di tutti i veli che coprono una giovane fanciulla musulmana: la veste il velo sulla testa e la verginità. Niente e così sia. Neanche fosse una delle casalinghe del nord est che per prime hanno posato in calendario senza velo afidando il cattolicissimo Veneto. Ma un conto è la religione cristiana che tutto perdona, un altro è quella musulmana sempre pronta alla vendetta per mano della Jihad.

Così i due giovani in fuga da Sarajevo sono freddati da un cecchino senza che abbiano scelto di morire. E se il cecchino ha mirato giusto è il balletto che fa cilecca perchè toglie tutto il pathos alla tragedia Shakespeariana con la morte dei due amanti che è solo un fatto casuale.
Per tradurre Giulietta e Romeo in salsa musulmana ci voleva uno sforzo in più e per fare del balletto una performances memorabile ce ne voleva un'altro rappresentato da un minimo di scenografia onde evitare il saggio ginnico di danza contemporanea.
I ballerini sono tutti molto bravi e la performance che rimane impressa è la scena d'amore di Giulietta e Romeo, eseguita  con le nudità arrotolate nel lenzuolo in un vedo-non-vedo molto erotico ma elegante come se fosse avvolta in un pudore verginale del quale riesce a liberarsi solo ad atto compiuto, sì ma d'amore e di morte così come le lenzuola evocano come una sorte di sudario. Un flash molto azzeccato che è riuscito ad elevare tutto il balletto  a un livello ricercato e originale grazie alla direzione artistica di Cristina Bozzolini.

Lo spettacolo è stato molto applaudito ed apprezzato perchè effettivamente eseguito con tecnica perfetta sorprendente per tanti ragazzi giovani. Tutto molto bello tranne la traduzione che non ha centrato lo spirito di amore puro e sensuale dei due amanti nella tragedia soli contro tutti, focalizzando  il tema in un contesto di guerra di religioni che di vittime ne ha fatte milioni, anche tutti insieme in soluzione finale.
Romeo e Giulietta sono gli amanti di Verona quelli immortali. Il resto è solo un tentativo di imitazione a “risonanza magnetica” spesso a sproposito e riuscito male per cui si ribadisce il concetto espresso lo scorso anno con le opere tradotte in balletto che hanno deluso perchè non attinenti né all'opera, anche se cantata in sottofondo, né al balletto classico in un pasticcio che voleva solo essere di grande effetto.
Il balletto Junior di Toscana ha chiuso l'evento Parma Danza 2016 che nel complesso è stato soddisfacente per tutti spaziando dal classico al contemporaneo con perfornances di buon livello.

ROBERTO BOLLE AND FRIENDS IN TOUR 2016



Roberto Bolle continua a raccogliere grandi consensi e successi perchè è il più bel ballerino sulla scena della danza classica coniugando perfettamentre la bellezza scultorea di un danzatore di colore alla tecnica di grande slancio di un Rudolf Neureyev il più grande di tutti i tempi.

Lui è sicuramente il più bello. Per questo ad ogni apparizione fa fremere le platee che alla fine esultano con un tripudio di fiori lanciati a scena aperta dai palchi. Wow wow wow il pubblico va sempre in delirio e lui ringrazia con una mano sul cuore.
E un occhio al portafoglio questa va detto perchè ormai si affida a delle produzioni che ne curano il tour raccogliendo  sponsor così come si fa con le star del rock internazionali in un pragmatismo molto americano della scuola American Ballet Theatre di Nev York  mixato ad arte di classico rigore di quella del Teatro alla Scala di Milano.


Asse Milano New York è sinonimo di grande energia creativa e produttiva ad offrire un prodotto d'eccellenza. E Roberto Bolle ce lo offre sempre più ricco e nuovo raggiungendo come in questa ultima edizione del Viaggio Nella Bellezza il clou per gli effetti speciali tecnologicamente accattivanti e la scelta di grandi artisti di prim'ordine ad affiancarlo nelle sue performances.
Le quali restano quelle di maggior richiamo anche perchè lui è quello che maggiormente ha acquisito più esperienza negli anni come ballerino avendo iniziato giovanissimo e ora in età matura.
La maturità lo ha forgiato dando anima a quella statua greca degli esordi, sempre perfetta in ogni performances ma più fredda e distaccata come se si fosse concentrato nella tecnica perfetta piuttosto che in quella umana.
Molto importante è stato sicuramente l'incontro con Ronald Petit perchè in questo spettacolo lo ripropone a curare la coreografia tratta da Prost, ou les intermittences du Coeur nel quale Bolle si è manifestato in tutta la sua intensità danzando in coppia con Timofej Andrjashenko (dal Teatro alla Scala).


Il duetto è stato il migliore in assoluto nel quale Roberto Bolle ha finalmente liberato tutto il suo eros compresso in una sorta di corteggiamento arrogante verso un giovane vittima (consenziente) del suo fascino di maschio dominante che si è tolto la maschera del principe delle favole. Il pubblico ha apprezzato particolarmente questa esibizione rispondendo con entusiasmo.


Infatti nel duetto Romeo e Giulietta con la dolce e soave Melissa Hamilton il suo pas de deux è stato più didattico, molto tecnico e puntigliosamente vicino al romantico Romeo ma emozionalmente poco partecipativo perchè ha lasciato il pubblico abbastanza indifferente anche se il Romeo e Giulietta era il più atteso.
Ma Roberto Bolle ha sorpreso come al solito nell'assolo aprendo lo spettacolo con un fondale in digitale sul quale si moltiplicavano le sue immagini-docu con le quali lui duettava in sincrono in una sorta di percorso della sua carriera. Questa tecnica l'avevamo già vista anni fa in trodotta da Michael Barishnicov il ballerino classico russo naturalizzato in America che per la prima volta abbiamo visto danzare mixando il classico al contemporaneo in calzoni giacca e camicia alternando le scarpe classiche a quelle sportive.
Anche Roberto si è cimentato in questa versione con Swing danzando scanzonato in calzoni e camicia bianca sulle musiche di Dean Martin insieme a Nicoletta Manni. Effetto stupefacente vedere Bolle in questo ballo americano ironico con una coreografia dinamica a ritmo rock di grande energia e comunicativa.


Bello bravissimo elegante ecclettico Roberto Bolle ha veramente entusiasmato anche con le performances di tutti gli altri suoi amici come Matthew Golding, Xander Parish (in un curioso assolo Ballet 101 ritmato da una voce in sottofondo a suggergli i passi) Dimitry Semionov Anna Tsygannkova (in Don Chisciotte con M.Golding) ed Elena Vostrotina nell'immancabile classico della Morte del Cigno.


Applausi scroscianti a tutti i ballerini sulla scena e in digitale sul fondale dove sono apparsi contemporaneamente in primo piano per sorrisi baci e abbracci in un Happy End all'americana. Un classico.

SVETLANA ZAKHAROVA OSSESSIONE CIGNO


Swan Lake Swan Lake Swan Lake. Il cigno è l'ossessione di ogni ballerina classica che volteggia sulle punte, possibilmente volando come nel finale di Billy Elliot, in alto come solo un uccello potrebbe fare.
Su questo punto la danza contemporanea ci ha lavorato sopra giocando sul fatto che il cigno è asessuato ovvero il maschio e la femmina che si fondono per incarnare una creatura molto vicina al divino.  Gesù nella Pietra filosofale rappresenta l'Androgine, ovvero la perfezione incarnata, intesa come sacrificio umano per volere del Padre Dio Onnipotente in un connubio sacrale di amore e morte. Perfetto.
Così il cigno è simbolo di perfezione animale che viene sdoppiato nel balletto classico nel trionfo dell'eros perchè a morire è l'amore del cigno bianco. Amore e morte. Perfetto.
Infatti la perfezione non è di questa terra per cui volendo cercare di volare senza le piume di un cigno, ma con le sole punte, si rischia di fare il salto della quaglia. In cucina si sa è abbinata sempre con il riso e Grand Marnier in un connubio delizioso e di rara delicatezza. Perfetto.
Non basta la statura alta per fare la ballerina eccelsa e nemmeno il tutto esaurito con un pubblico che accorre ricordando la ballerina fulgida che fu portando in scena la sua morte del Cigno. Una visione divina perchè solo il corpo longilineo e snodato di Svetlana Zakharova aveva saputo interpretare il cigno nell'ultimo respiro, con quel reclinare del capo che si chiudeva in sé facendo le ultime battute d'ali per poi spegnersi piano piano fino a formare tra il tutu' e le piume un batuffolo senza vita come un fiocco  che si perde nella neve. Perfetta in un connubio fra tecnica impeccabile e recitazione sublime che commuoveva il pubblico mandandolo in delirio.
Indimenticata Svetlana che si è riproposta con Amore accompagnata da musiche classiche importanti come Chaijckovsky per Francesca da Rimini, Bach per Rain Before It Falls e Mozart per Strokes Through The Tail e le coreografie rispettivamente di Yuri Possokhev, Patrick De Bana e Marguerite Donlon. Un trittico di danza contemporanea eseguito sulle ali coreografiche del classico  SwanLake  in un mixage di vari balletti.

Infatti in Francesca da Rimini tra lei e Paolo il terzo incluso sembra l'Uccello di fuoco che molesta la coppia di amanti fino a quando non li ucciderà con un accenno delle Rinni dei classici Greci che vengono a prelevare l'assassino (citazione anche dal film Ghost) mentre nel secondo Rain Before It  Falls Svetlana Zakharova seduta su una sorta di banco di scuola insegna a tenere schiena e testa dritta sul collo e non reclinata come quella di un cigno (la sua deformazione professionale). Nel terzo balletto Strokes Thrugh The Tail la citazione al Swan Lake di Matthew Bourne è quella più accattivante perchè piena di ironia beffarda anche se molto distaccata e ascettica da parte di Svetlana Zakharova per non perdere quell'aura divina di vestale della danza classica anche in un contesto di parodia del cigno maschio a rimarcare che solo le ballerine femmine possono essere prime donne della scena del Swan Lake.
Discorsi complicati che il pubblico non recepisce chiedendosi perchè Svetlana abbia smesso di rappresentare il Lago dei Cigni accontentandosi di farsi vedere su You Tube.


Allestire un balletto classico con scenografie e costumi è sempre molto costoso per cui si ricorre a questi Galà come una sorta di escamotage per continuare ad esserci e per non far morire il balletto classico il quale sta attraversando una fase di Canto del Cigno.


Solo così si spiega Amore  di Svetlana Zakharova in una sorta di messaggio subliminale nel nobile tentativo di riportare la danza conmporanea sulle basi del balletto classico. Impossible mission perchè ormai la danza contemporanea è tutta un'altra musica, molto più ritmata e a tambur o batteria battente, basata sulla ginnastica atletica da palestra, piuttosto che esercizi alla sbarra per cui il tentativo non convince del tutto. Se con Revelation aveva preso un'altra strada fuori dal classico doveva avere il coraggio di continuare a sperimentare su quella linea senza continuare in quella ossessiva di Swan Lake ad effetto più modesto e in una sorta di nostalgia canaglia, condivisa anche dal pubblico immedesimatosi nel commovente revival.  Perfettamente.

lunedì 23 maggio 2016

ATERBALLETTO. SPICCA IL DUO UNISEX


Puntualmente la Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto si è presentata a Parma Danza 2016 con una coreografia divisa in tre parti a cura della direzione artistica di Cristina Bozzolini.


La prima parte con Lego è un abbraccio corale nel quale cercare sé stessi nelle relazioni familiari e di gruppo costruite non tanto con la rete ma con i mattoni messi insieme  uno ad uno come tanti tasselli superando gli ostacoli incontratri per strada.
La danza è un saggio ginnico eseguito a scatti tra cubi che calano dall'alto o a quadrato a perimetro illuminato ai quali gli atleti si attaccano per eseguire le loro performance di gruppo, a coppie o in assolo.


Il secondo pezzo è 14'20” (il tempo della performance) spicca fra tutte per il duo unisex ad eseguire una coreografia astratta così come deve essere considerato il tempo secondo il pensiero di molti filolsofi.
Siamo ben lontani dalla messa in scena dell'AterBalletto di un paio di anni fa che ha suscitato grande entusiasmo con le coreografie accompagnate dalla musica di Ligabue nelle quali con “Certe Notti” si danzava il Sesso perchè in questo quadretto a duo non c'è nulla di carnale anche se i corpi di lui e lei sono entrambi in pantaloni e a torso nudo. Come una coppia unisex rappresentano una nuova filosofia di vita  a livello platonico piuttosto che di accoppiamento nel quale i due sessi non si differenziano ma sono elettivamente uguali anche se di diversa conformazione fisica (piccola  ed aggraziata quella della donna e più muscolosa quella del maschio) come le lancette di un orologio che scandisce due soli momenti della nostra vita, quando si nasce e quando si muore. La performance coinvolge il duo in un ascettico abbraccio da complicità amichevole senza alcuna implicazione sessuale perchè nell'istante in cui nasciamo e in quello della morte siamo tutti uguali.




Il terzo pezzo è Bliss con la musica di Keith Jarrett a riproporre il tema delle generazioni libere senza tetto né legge che hanno preceduto quella contemporanea la quale ha assimilato quella filolsofia di sentirsi liberi sublimando nel creare ed esprimere le proprie emozioni senza paura, anche di piangere da parte del sesso forte, ma in un abbraccio di fratellanza universale.
Molta partecipazione da parte della platera che ha applaudito entusiasta i danzatori perchè dall'Aterballetto provengono i migliori della scuola di Danza contemporanea, la prima in Italia ad essere fondata  e ad essersi imposta a livello Nazionale e non solo.




KATAKLO'. ATHLETIC DANCE CALDEIDOSCOPICA

 Tutto esaurito Sabato Sera per lo spettacolo Kataklo' il terzo dell'evento Parma Danza 2016 con la regia e la supervisione artistica di Giulia Staccioli.
Il segreto di questo successo è sicuramente dato dalla scelta delle musiche, a ritmo battente e molto cadenzato, molto importante nella danza contemporanea per accompagnare le performance innalzando ad arte la ginnastica ritmica. In questo caso molto sportiva perchè la tecnica è quella acrobatica di sport estremi o circensi.
Infatti Kataklo' è un verbo Greco a significare la libertà di movimento in tutte le sue forme anche quelle di contorcimento e piegamento frutto di un lungo lavoro che raggiunge la perfezione se iniziato fin da piccoli.

Lo spettacolo apre con una musica molto ritmata quasi ossessiva, da discoteca per intenderci, accompagnata dallo schioccare delle dita come nei musical anni 50 con West Side Story in primis quando le bande si fronteggiano per dare man bassa fra di loro.
I ballerini sono allineati muovendosi in sincrono per poi spargersi rompendo le fila ed iniziare il loro singolo percorso dapprima facendo capolino dai drappeggi nei quali sono avvolti per dare corpo a forme mobili per poi destreggiarsi arrampicandosi sulle funi nelle quali si attorcigliano come una sorta di lape-dance estrema per poi continuare su un' altalena nella quale prendere posto in tre facendo triangolo scomodo e trasgressivo per poi finire con salti acrobatici formando trapezio ad incastro umano con i ballerini uno sopra l'altro in equilibrio che sembrerebbe precario da impossible-mission ma che la tecnica affinata nell'allenamento rende stabile e sicuro.

La performance è divisa in due parti curata nelle coreografie da un ex ballerino di Kataklo', Paolo Benedetti, ed è composta da tanti quadretti che come tasselli formano un mosaico. Da qui il titolo Puzzle che si forma con tutti questi effetti coreografici in movimento a disegno colorato da sembrare un caleidoscopio così come si ammirano nelle parate dei grandi eventi sportivi in apertura delle Olimpiadi nei quali la Compagnia Kataklo' si è messa in luce facendosi conoscere in tutto il mondo, partendo dalle Olimpiadi di Sidney, i Giochi Olimpici di Torino 2006 per dire alcuni fino ad arrivare al Capodanno di Honk Kong e le Olimpiadi della cultura di Pechino. Parate che suscitano sempre molto entusiasmo, lo stesso che ha contagiato la regista Staccioli per far nascere un'Accademia con l'intento di formare  giovani talenti all'avviamento professionale dell'Athletic Dance Theatre quali ginnasti con attitudine artistiche e danzatori con quelle atletiche.

Passione danza e creatività acrobatica sono un connubio esplosivo scoppiato in questo tripudio di corpi in libertà tattico-artistico scattanti e dinamici e poi incastrati fra di loro in un abbraccio simbiotico fluttuante e modulante in bilico estremo creando suspence e urlo finale ad emanare adrenalina in tutto il teatro che ha risposto alla fine con tanti wow wow soprattutto quando i ballerini sono scesi dal palco fino alla prima fila prestandosi ai selfie che ormai sono di rito. Applausi scroscianti per la bellissima serata.




lunedì 2 maggio 2016

FOOL FOR LOVE (Pazzo d'Amore)


L'amore più folle è sicuramente quello dell'incesto che per la nostra cultura rimane un tabù anche  se nei tempi passati tra consanguinei ci si poteva sposare, purchè fossero discendenti di secondo grado come fratelli e cugini.
Cleopatra d'Egitto per esempio era salita al trono come sposa del fratello Tolomeo che lei aveva fatto decapitare per mano di Pompeo; anche tra i classici della Grecia l'incesto dell'edipo Re ci viene tramandato giustamente come una tragedia.
Sì perchè gli effetti di queste accoppiate sono sempre devastanti per chi le consuma anche solo a livello di intenzioni come narra la storia di Anna Bolena, caduta in disgrazia presso il marito Enrico, che per restare incinta aveva invitato il fratello nel suo letto senza poi riuscire a consumare stante la forte repulsione del suo familiare, sangue del suo sangue.
I legami di sangue sono già forti e non hanno bisogno dell'accoppiamento sessuale che invece serve solo a spezzarli lacerando l'anima.


Fool For Love (Pazzo d'Amore) in scena alla Fondazione Teatro due dal 6 al 10 di aprile, racconta l'incesto di due fratelli stemperato dal fatto che la loro torbida attrazione sia dovuta al fatto di essere fratelli ignari di esserlo.
Colpa del padre che viveva due menage familiari, uno regolare con la nascita del figlio Eddi e un altro clandestino con quella della figlia May. Moglie e amante erano all'oscuro della relazione ed i figli soffrivano per le continue assenze di questo padre perchè vigliaccamente si divideva fra l'una e l'altra famiglia. La prima volta che casualmente si sono tutti incontrati i due ragazzi si sono subito innamorati scambiando il loro legame di fratellastri come anime gemelle facendo accendere la scintilla della passione, che bruciava in fretta perchè basata sull'illusione fermo restando il torbido legame che li univa senza poter fare più a meno l'uno dell'altra. Ma lei avrebbe voluto continuare come sorella, lui invece no, lui voleva continuare ad amarla perchè dentro gli era rimasto l'odore di lei senza mutandine nel quale ardeva infilare ancora la sua testa così come faceva in quel momento nel riabbracciarla dopo mesi di separazione. Lei invece giocava di fioretto, prima assaggiandolo con lingua in bocca, poi cavalcandolo oscenamente per poi ritirasi facendo la sdegnosa come fosse di fronte a un caso umano irrisolvibile.


Difficile uscire da questa spirale nel quale stavano per essere risucchiati ma ad aprirli alla realtà comparivano in scena il vecchio padre (Roberto Abbati) morto a fare il moralista insieme a due pretendenti di entrambi (uno dei quali, Martin, Ivan Zerbinati) che mettevano alle strette i due fratelli. I quali uscivano di scena prendendo due strade diverse: uno muovendosi in senso inverso a quell'amante che lo stava aspettando suonando il clacson sulla strada e l'altra mettendosi in testa un piumino d'oca per ricominciare una vita distaccandosi dalla sua realtà.
Una realtà troppo pesante per entrambi che segnerà per sempre la loro vita futura di infelici perchè irrisolta.
La pièce è molto americana perchè l'autore della sceneggiatura è Sam Shepard regista e scrittore conosciuto al grande pubblico internazionale più come attore (il dramma è stato tradotto anche in film da lui stesso interpretato con Kim Basinger) e marito di Jessica Lange con la quale ha formato per diversi anni coppia intellettual-country essendosi ritirati a vivere in campagna.
A parte la tematica che comunque è universale, è il modo di recitare che distingue le opere degli sceneggiatori Americani da quelli Europei perchè i primi sono dei contemporanei che si esprimono con un linguaggio crudo senza filtri o metafore e mentalmente masturbati.
Sam Shepard aveva scritto questa sceneggiatura nei primi anni 80 e anche se mancava della classe di un O'Neil per esempio o di una raffinatezza di dialogo di un Arthur Miller di Dopo La Caduta, aveva comunque colpito facendolo assurgere a uno dei più grandi drammaturghi d'America premiato anche con la Palma d'Oro di Caness ed il Premio Pulitzer.


Di conseguenza la recitazione ha l'imprinting tutto americano che in questo dramma Pazzo D'Amore (Fool For Love titolo originale) è un filino esasperata con personaggi di maniera: May (Linda Caridi) assomiglia a Marilyn nella sua follia di svampitella part time e tragica di base che tra un bacio galeotto e un sorso di tequila fa volteggiare l'abito a ruota come fosse sopra il metrò nel film Quando la Moglie è in Vacanza con gambe nude al vento e mutandine open air.
Lui  (Raffaele Esposito) invece rappresenta il vagabondo folle, tontolone e divertente part time ma di fondo grande sporcaccione, che pare ispirato a Burt Lancaster nella Rosa Tatuata  Non male come trovata comunque perchè la pièce si segue con interesse fino all'ultima battuta perchè entrambi sono giovani  belli e accattivanti tenendo la scena sensualmente con vigore carnale e leggerezza crazy.
Applausi per tutti e in particolare alla regia di Fulvio Pepe.



LA BELLA ADDORMENTATA E LA BELLE

Una delle favole più suggestive del balletto classico è sicuramente La Bella Addormentata che al Teatro Regio è andata in scena Venerdì e Sabato con il Balletto dell'Opera di Kiev rigorosamente all'insegna della tradizione Ucraina di scuola Russia.

http://www.numeridanse.tv/en/video/1849_la-belle


A Parma Danza del 2006 avevamo assistito invece ad una originale e intelligente rilettura di questa favola del balletto classico di Petipa-Caikoyskij, ed è La Belle proposta da Les Ballets de Montecarlo (da non confondere con i Trokadero) firmata dal coreografo-direttore Jean Christophe Maillot. Per la Compagnia monegasca sotto la Presidenza della Principessa Caroline, allora di Hannover, il coreografo aveva concepito un balletto per riscoprire in chiave contemporanea il mito della fanciulla dormiente risalendo alle simbologie della crescita e alla metafora del divenire adulti della fiaba di Perrault. Il tutto in un'affascinante cornice scenica nel quale La Belle era stata imprigionata in un'enorme bolla di vetro a significare il letto di bambagia nel quale molte fanciulle sono immerse per sognare la vita piuttosto che per viverla. Al che provvederà il solito Principe che con un bacio la risveglierà aprendola al suo mondo. Tutto maschilista nel quale  lei vivrà di luce riflessa.
Un Balletto che aveva riscosso grande successo per l'allestimento dinamico e snello che aveva catalizzato l'attenzione fino alla fine dove quasi dispiaceva tornare a casa.


Non così per il Balletto dell'Opera di Kiev nel quale anche se ha fatto il pieno nella prima serata e quasi il tutto esaurito anche nella seconda, si è arrivati alla fine esausti da non poterne più di mascherine, principessine, damine e divertissment di corte fiabesca in un luccicchio di swarovsky abbaglianti.perchè l'importante è esagerare. Tutti, dalle fantesse alle fatine, dalle damine alle regine passando per la principessa tu-mi-stufi Bella Addormentata, avevano la loro coroncina in testa di Svarowsky a sottolinear lo sfarzo dei costumi (coloratissimi) e delle scenografie (fondali fiabeschi Disneyani) del Balletto Classico dell'Opera di Kiev che la Compagnia porta avanti da decenni immutata nel tempo, come si fa con le Commedie di Broadway: quando un'opera piace la si ripete all'infinito.
La Bella Addormentata poteva piacere di più se fosse stata snellita un filo perchè tre ore e mezza di balletto con le sforbiciate delle ballerine in punta, del fruscio dei tutù e delle figure piroettanti al ritmo della musica comparse tutte in scena una per una fino ad esaurimento scorte, ha fatto un po' perdere la pazienza a qualche spettatore visto sbadigliare in sincrono con il sonno della principessa Aurora.
La quale curiosamente era in color Cipria, il colore che ha trionfato agli Oscar 2016 dalla vincitrice  Brie Larson quando si è presentata al Party della serata a fine premiazioni. Rosa cipria e swarovsky è un connubio delicato e di alto grado di femminilità in polvere di maquillage nel quale le donne si sentono completamente a loro agio.


Gli unici a non luccicare sono stati gli arcieri e alfieri di Corte che hanno mantenuto la loro linea dinamica maschia al di là di ogni formula fisica da piumini di cipria di Rudolfiana memoria. Si salvi chi può!
Bene, il balletto si è salvato grazie alla tradizione seguita con la musica di Caickoyskij e le coreografie di Petipa eseguite con una tecnica perfetta  di precisione e di incastro delle varie figurine in un va e vieni in stile matriosca come avessero le ruote ai piedi  mettendo le ali a quelle  dei protagonisti per farli librar nell'aria emergendo in tutta la loro vitalità  scenica e classica secondo i canoni del balletto russo che predilige taglie minute. Senza innovazioni fantasiose e fuori tema Il Balletto dell'Opera di Kiev con questa Bella Addormentata ha raggiunto una tale perfezione nella tecnica da annoverarlo fra gli scolastici della danza classica. Nei quali si studia per imparare a memoria ogni passo ed eseguirlo mettendoci tutta l'anima. Perchè questa è danza classica mentre la bellezza è nell'occhio di chi la guarda.