mercoledì 12 novembre 2014

IL VOLO PIU' ALTO

Quando la trasgressione viene sublimata con l'arte tutto è concesso.
Anche quello di prendersi sul serio nel fare il cigno classico del lago in quanto l'animale  è maschio e femmina, anche se la tradizione su musica Tchajcovsky l'ha sempre rappresentato da protagonista femmina.
Da tempo nella musica classica i ballerini maschi cercano di contendere il ruolo di “prima ballerina” sulle punte alle partner mettendo dapprima in evidenza il pacco fra calzamaglie strizzate e poi facendo qualche comparsata come con Trokadero di Montecarlo danzando en travesti. Da morir dal ridere perchè tra il serio ed il faceto il cigno è diventato maschio con Odile e Odette che girano intorno al ballerino cigno princip-alo. La cazzata è servita? Matthew Bourne non la pensa così perchè mette in scena il suo Swan Lake raccogliendo da anni consensi e trionfi con vari Tour ultimo dei quali arrivato fino a Milano al Teatro Arcimboldi.

Il pubblico italiano ormai è pronto per questo tipo di spettacolo che comunque in Italia rimane di nicchia a livello sperimentale stante i commenti dei soliti abituées della Scala arrivati a Parma per il Verdi Festival ai quali a domanda hanno risposto: “Il Cigno dei maschi? Ah sì il Trokadero di Montecarlo che non mancheremo di andare a vedere a Piacenza”. Me gusta sì, ma en travesti. Che cacao meravigliao!
Con queste premesse sarà curioso vedere l'esito dello spettacolo di Matthew Bourne che su you tube è comunque già stato ampiamente scaricato sulla scia della scena finale di quel Billy Elliot di passata memoria dove Adam Cooper (interprete anche nel Lago di Matthew Bourne nel 1995) spicca un volo acrobatico. Da uccello maschio. Così è e così dovrebbe essere.
La realtà è comunque un' altra almeno finchè non ci saranno regolamentazioni a livello civile dei matrimoni gay o delle coppie dico, perchè a spiccare il volo del cigno ballerino nei Templi della Musica saranno sempre le prime ballerine.
Femmine, a girare intorno al princip-alo dopo essere state  nel contempo introdotte dall'uccello di fuoco.
Introduzion fatale che le porterà a danzare notte e giorno fino all'ultimo batter d'ali di cigno. In Black and White.  


 https://www.youtube.com/watch?v=C5BSyJ_vlHo#t=60

Le versioni di Swan Lake non si contano più così come quelle di Giulietta e Romeo con i quali sui sonetti di William Shakespeare si sono sbizzarriti tanti autori. Nell'arte tutto è concesso e non ci dovrebbero essere censure  concedendo pari opportunità.
Invece il messaggio chiaro e forte lo abbiamo ricevuto dal Teatro alla Scala che in fatto di balletto classico può sicuramente impartir lezioni autorevoli facendo dei propri allievi sicure promesse del settore.
Gli allievi dell'Accademia del Teatro alla Scala di Milano hanno chiuso il Verdi Festival 2014 del Teatro Regio di Parma con una esibizione che ha incantato sia per il livello tecnico che quello di ensemble giovane e pieno di energia. Sì, ma nel modo classico come da tradizione su brani di Tchajcovsky con Serenade, Roland Petit con Gymtopedie.  e Giuseppe Verdi con Le Quattro Stagioni Da I Vespri Siciliani.
Una lezione di grande classe che ha voluto non solo piacevolmente intrattenere ma dare nel contempo un messaggio sul futuro della danza sulle punte. Infatti alla fine del divertissement quando le coppie  si sfilavano dal palco per andare dietro le quinte, le ballerine si libravano nell'aria in volo mentre i partner le affiancavano a passo svelto (come in natura)
.
 Come a dire che se un Teatro di opere classiche, come Lirica e balletto, non vuol morire deve portare avanti la tradizione secondo i canoni consolidati nel tempo tralasciando sperimentazioni e messaggi di politiche sociali (vedasi per esempio Ferite a Morte) per altre sedi, ovvero per teatri più consoni magari anche sovvenzionato dallo Stato.
Le aperture invece andrebbero fatte verso tutte le fasce di spettatori consentendo a tutti indistintamente di presenziare. Agli spettacoli, mica alle prove generali.

Giovedì 13 novembre 2014

ahttp://video.corriere.it/torna-lago-cigni-ironia-reali-inglesi/b97ccbd6-6b30-11e4-8c60-d3608edf065a



                                                         



martedì 4 novembre 2014

OMAGGIO A RAINA KABAIVANSKA

Grande concerto ieri sera al Teatro Regio di Parma per il buon Compleanno a Raina Kabaivanska che compirà 80 anni ai primi di dicembre.
Sotto il segno del Sagittario, segno di grande vitalità e slancio.
Un folto pubblico era ad applaudirla e fra i tanti un gruppo di milanesi anziani seduti accanto a me dove aveva preso posto anche una signora spagnola.
Erano tutti fans della Kabaivanska ma non solo perché il mio vicino mi diceva che puntualmente vengono al teatro Regio anche per le opere di Verdi.

Nel gruppo c’erano anche alcuni giovani motlo impettiti come pinguini in stile Posh che si distinguevano anche perché fra il pubblico non c’erano giovani parmigiani.
Sempre impettiti facevano bacin bacetto alla signora spagnola accanto a me chiedendole se l’avrebbero rivista nel foyer all’intervallo.
“Assolutamente sì” assicurava lei sorridendo estasiata per poi lanciarsi accanto a loro ad occupare una poltrona rimasta vuota.
Doveva essere una personalità importante perché un signore nel salutarla le rammentava di aver conservato quella lettera della Regina (Sofia presumo) che le aveva inviato.
Questo per definire il “gruppo” dei milanesi che avevo vicino uno dei quali si rivolgeva a me chiedendo se fossi bulgara.

Largo ai giovani dunque e così si è aperto il Concerto con una serie di romanze di vari autori interpretati da giovani cantanti, alcuni dei quali visti nella  Forza del Destino, ad apertura del Verdi Festival 2014 ascoltato in religioso silenzio in due tempi.
Il concerto è andato avanti con grande soddisfazione di tutto il pubblico specie della claque milanese che ha applaudito con un ovazione anche l’Ave Maria dell’Otello della soprano festeggiata.

La quale ha iniziato con voce  tremolante per poi lanciarsi negli acuti con voce sicura e tonante fino a concludere con un filo flebile.
Ora la domanda è: si può cantare fino a tarda età?
Si se il pubblico la reclama e le riserva anche un'ovazione in omaggio alla grande artista passata e tanto amata.
“Ho dato il 200 per cento ed ho ricevuto il 200 per cento” ha detto grata la Kabaivaska.
Quante persone od artisti potrebbero dire altrettanto?
Allora felicitazioni per Raina Kabaivanska che giunta al termine di una lunga vita può permettersi di ringraziarla dei doni ricevuti. 

venerdì 10 ottobre 2014

LA FORZA DEL DESTINO TORNA AL TEATRO REGIO PER IL VERDI FESTIVAL 2014


Dopo un paio d'anni è tornato al Teatro Regio di Parma con il Verdi Festival 2014 La Forza del Destino, già rappresentata nella stagione lirica del 2011.
Sarà che siamo in autunno, saranno le foglie morte, sarà pure il viale del tramonto ma questa Forza del Destino ha messo addosso una tristezza infinita come se segnasse la fine di un evento annunciato, quello del Verdi Festival già segnalato a rischio chiusura. Infatti a celebrare Verdi a Parma in cartellone c'è soltanto questa opera con tanti eventi collaterali che non attireranno certo turisti.
Sarebbe come dire allestir delle bancarelle davanti al Santuario quando si sa che vanno tutti a venerare il santo o la Vergine e non per acquistare souveniurs o visitare mostre o rassegne cine. Suvvia.

Ci si domanda perchè mai la scelta sia caduta su questa opera cupa che già di suo, fin dai tempi in cui Verdi la rappresentava, si è portata dietro un alone di sventura.
Parma se le va a cercare? No perchè in concomitanza poco prima dell'apertura è morto il sindaco Elvio Ubaldi, un evento funesto che ha portato nella tomba gli antichi fasti del Teatro Regio chiudendo così l'epoca ubaldiana con tutti “gli eventi collaterali” ad effetto cicala ma di una Città in Amore perchè ha chiuso gli occhi sulla scia di debiti che hanno messo in ginocchio Parma.
“La cigale ayant chanté Tout l'été, Se trouva fort dépourvue Quand la bise fut venue …”
Ad ogni modo La Forza del Destino è andata in scena raccogliendo un gran successo: applausi per tutti ma soprattutto per il giovane maestro direttore d'Orchestra Filarmonica Toscanini Jader Bignamini che non ha deluso le attese di un'overture da brivido.

Tararà...tararà...tararà-rarara...Cominciamo bene perchè da lì a breve, dopo uno sparo nel buio con il protagonista-padre di Eleonora che si butta sul proiettole, inzia la tragedia degli equivoci perchè lui è creduto morto, mentre in realtà è ancora vivo, facendo rifugiare la figlia in un convento per cantare la romanza clou dell'Opera, quella Vergine degli Angeli che manda sempre in visibilio il pubblico.

                      https://www.youtube.com/watch?v=7LYd2X2WCuI


Plaudente anche questa volta perchè eseguita a puntino anche dalla sopranoVirginia Tola che avrebbe avuto il benestare della fu Elena Formica, unica melomane, curiosamente deceduta due anni dopo l'entusiastica recensione della versione del 2011, fra tante “cicale”  rimaste ad animar il foyer.
Ma lo spettacolo deve continuare anche se La Forza del Destino è opera infausta già di suo.
E allora perchè caricarla di altri simbolismi portatori di sfortuna? La sfilata dei monaci per esempio è un delirio lugubre di figure con in mano la falce della morte ed i volti coperti da un telo come fossero lebbrosi. I costumi sono chiaramente copiati dal musical Giulietta e Romeo di Piazzale della Pace, mentre la scenografia con pareti a muro ad incastrar una croce luminosa è riciclata, sempre la stessa già vista in altre opere come una sorte di Lego dove non c'è spazio per allestimenti di balli di corte, o di aie contadine a far da cornice ad approcci amorosi giocosi o lussuriosi. Niente.

Ma lo spettacolo continua inesorabilmente con la sfilata di costumi che nella loro mestizia anticipano l'ondata di fango colata in questi giorni su Genova e Parma perchè i protagonisti sembrano tutti degli alluvionati in casa con vesti grige a spruzzatine color fango verso gli orli.
Questo per quanto riguarda la classe emergente perchè fra quella dei poveri, nel Coro del Teatro Regio diretto la maestro Salvo Sgrò , subentra lo strazio per un pugno di straccioni. E questo ci potrebbe anche stare visto che sono a chiedere la carità ma perchè rapar le donne a zero con una sorta di papalina nera in testa come fossero piene di pidocchi. Le donne sì e gli uomini barbuti no? Perchè questa discriminazione che comunque si annullava facendoli muovere tutti insieme come tanti zombi al rallenty?
Tante domande che nemmeno la zingara Preziosilla (Chiara Amarù) poteva risolvere perchè impegnata ad incitar per andar in guerra piuttosto che a leggere le carte.

Rataplan...rataplan...rataplan... rullano i tamburi insieme alla voce di questa grande mezzosoprano Chiara Amarù che spicca fra tutti non solo per il vestito rosso ma anche per la voce autorevole e di spessore a ravvivar finalmente lo spettacolo che a breve giungerà alla fine con la morte di Leonora, mentre  un pugnale entra simbolicamente nella roccia come una sorta di spada Excalibur a trafiggerla. Anche meno!
Infatti a colpirla è stato il fratello che voleva vendicare il padre creduto morto ma ancora vivo.
Sventura, sventura, sventura.., no questa è un'altra opera ma Leonora cade ugualmente esanime.(Nella foto con Michele Pertusi si vede come è stata trasformata, penalizzandola in maniera incomprensibile)
La Forza del Destino finisce con le note del tararà, tararà, tararà-rarara...
Niente zum pa-pa-, zum pa-pa. E nemmeno l'ombra di bambini in scena. Meno male perchè se Verdi Festival è sul Viale del Tramonto, che almeno si salvino loro. Più che la zuppa o il pan bagnato, potran le merendine del Mulino bianco che i bambini si tireranno dietro con le briciole a
Imparo L'Opera: “l'unico evento collaterale” che potrà portare avanti la tradizione operistica a Parma. Alla fine, applausi scroscianti per tutti gli artisti in scena con molto rispetto e ammirazione per il loro bel canto. Fantastico.

       

giovedì 9 ottobre 2014

SWAN LAKE AL MASCHILE

IN TOUR  A MILANO TEATRO ARCIMBOLDI




                                                            https://www.youtube.com/watch?v=C5BSyJ_vlHo#t=60


giovedì 11 settembre 2014

ROMEO E GIULIETTA AMA E CAMBIA IL MONDO


ROMEO E GIULIETTA AMA E CAMBIA IL MONDO con Davide Merlini e Giulia Luzi  interpreti deliziosi nell'opera musicale di David Zard.
Romeo e Giulietta ovvero gli amanti d'eccellenza con la A maiuscola.


A come Amici... Amanti e poi sposi nella Tomba dell'Amore.



A come Amici di Maria De Filippi.





https://www.youtube.com/watch?v=KmKQ_xP4i7A&list=RDKmKQ_xP4i7A#t=46

Difficile pensare a un Romeo e Giulietta in squadra con i Bianchi e con i Blu, ma con questo musical allestito in Pilotta a Parma (in scena fino al 7 settembre) non è stata una impossible mission anche se le due squadre avevano i colori del rosso e blu.
Chiudendo gli occhi non per sognare, si potevano immaginare Alessandra Amoroso Emma Marrone Marco Carta o Valerio Scanu nei panni dei due amanti di Verona in una tragedia da Shakespeare in Rock.
Rock Economy visto i costi dell'allestimento con incassi record in riscontro per fare un musical ispirato a tutte le opere dello schermo cine da quello di Zeffirelli con Olivia Hussey a quello con Leonardo di Caprio e Claire Dance passando e ripassando per Shakespeare in Love con Gwyneth Paltrow e West Side Story con Natalie Wood.
“Maria Maria Maria,,,” Difficile pensare a una Giulietta come Maria la Sanguinaria dopo aver amato sugli schermi le tante attrici che l'hanno interpretata.
Così come è difficile pensare a Giulietta come a una leonessa, né tanto meno una pantera. Inutile pensare a Giulietta come all'incarnazione dell'amore a tutto spirito in una sorte di Giulietta degli Spiriti o la Giulietta come una macchina che sfreccia sicura per essere montata e guidata. Da Uma Thurman poi...Suvvia.
Giulietta in coppia lesbo ci mancava prima dell'ultima versione teatrale con Giulietta in una ragazza di colore.
Giulietta è Giulietta, una ragazzina italiana dolce e ingenua vittima sacrificale di una faida familiare perchè votata al sacrificio pur di non perdere la sua integrità rappresentata dall'anima gemella. La storia infatti è quella di Giulietta e del suo Romeo. Come finiscono i sonetti di William Shakespeare per stendere un velo pietoso su questi sfortunati amanti.
Di un'epoca passata, antica, senza telefonini  feste allucinanti personaggi di contorno che si sforzano per sembrare folli. Il genio della follia è solo dentro a questi due amanti uniti nell'anima nel corpo nella mente e nel cuore che li fa rivivere nell'eternità. Per sempre, oltre l'ultimo respiro.
Qualche lacrimuccia, magari di nascosto, è sempre di rigore ma gli applausi sono stati fragorosi ancora più roboanti delle casse supersoniche ad amplificare i canti in assolo o in gruppo nei quali si sono alternate ben distinte le voci dei due protagonisti e quella di Mercuzio, della Balia, delle due Madri e del padre Capuleti mentre le squadre li hanno accompagnati in una danza coreografica che si è sbizzarrita fra hip hop break dance rock da video clip e ginnastica ritmica con salti in alto capriole a ruota marcette e ancheggiamenti accompagnate da gestualità a scatti in sincrono come una sorta di catena di montaggio. Mancava solo il passo indietro alla Michael Jackson per prendere  spunto da quel tocco di genialità di Jacko che avrebbe completato artisticamente un ensamble atletico ginnico all'americana.
La scenografia spettacolare ha raggiunto il massimo cambiando in continuazione le ambientazioni con giochi di luce tra pareti scorrevoli e proiezioni in 3D. Una gioia per gli occhi.
L'abbraccio del pubblico a fine musical è stato caloroso con gli attori sul palco che hanno invitato tutti per un happening di canti e danze, dopo aver ringraziato sponsor (Fondazione Teatro Regio, Barilla, Comune) ai quali si sono uniti tanti spettatori.
“La Giulietta è mia nipote” sento sussurrare un vecchio signore ad un gruppo di persone “e quei due ragazzi là in fondo erano addetti ai lavori di Amici di Maria De Filippi: una è ballerina e l'altro un coreografo”
Visto che dicevo? L'imprint è quello di Maria la Sanguinaria anche se di Inglese si resparava ben poco se non qualche sonetto.
Infatti Giulietta e Romeo sono di Shakespeare. Perchè si cerca sempre di rubargli la scena?




Il Nulla porta al Nulla? Assolutamente no, anche se lo afferma Romeo quando nella piazzetta, prima di andare alla festa mascherata dei Capuleti e conoscere Giulietta, cerca di calmare il folle Mercuzio che straparlando perde l'orientamento e la coscienza di sè.
"La Mab (fata) va cavalcando la notte pei cervelli degli amanti e allora questi sognano l'amoore...
Quando le vergini giacciono con la pancia all'aria, lei le preme perchè imparino a "portare" facendole donne pronte da caricareeee.....!"



E Romeo: "Basta Mercuzio, stai parlando del nulla."
"Sì di sogni che sono figli di un cervello pigro, fatti solo di vana fantasia che sono resistenti come l'aria, più inconsistenti del vento, che ora scherza col grembo gelido del settentrione, ed ora all'improvviso in fretta e furia, se ne va sbuffando e volge il volto alle stillanti rugiade del sud." Il dialogo è tratto dal film Romeo e Giulietta di William Shakespeare del regista Franco Zeffirelli. Girato nel 1968 con la 16enne Olivia Hussey (cilena) e Leonard Whitting di anni 17.Il film più bello di tutti i tempi, secondo me.
Purtroppo il buon Mercuzio a forza di parlare sopra le righe finisce per caricare i Montecchi contro i Capuleti,rimanendo ucciso, con Romeo che lo vendicherà uccidendo il suo assassino Tebaldo, portandosi dietro tutta la tragedia che conosciamo. E che proprio a causa del "nulla" nelle elucubrazioni di Mercuzio è diventata immortale.
Per non parlare del film Shakespeare in Love, tutto inventato con una pittoresca descrizione del teatro cinquecencentesco dove Shakespaeare è raccontato come uno sceneggiatore moderno (di Giulietta e Romeo in questa caso specifico) con scambi tra realtà e finzione "che porta a un prodotto finale vivavicissimo ma gloriosamente inutile". Il film ha però vinto l'Oscar consegnato anche a Gwyneth Paltrow nel ruolo di Viola (in scena con Giulietta) e Jude Dench in quello di Elisabetta regina. Joseph Fiennes  era l'interprete maschile.


venerdì 25 luglio 2014

VERDI FESTIVAL SOTTO ATTACCO, ATTO SECONDO


 Due sovrintendenti (uno manageriale e l'altro artistico) del Regio non sono riusciti a farlo decollare facendo affossare il Festival Verdi.
Bastava eliminarlo senza renderlo ridicolo con una sola opera in cartellone e tanti eventi collaterali a fare coro. Sì col trombone.
Una stagione lirica importante dovrebbe bastare alla quale inserire obbligatoriamente opere di Verdi fra le altre di vari autori.
Il buon senso suggerirebbe così. Giuseppe Verdi è stato celebrato abbastanza al Regio per cui si potrebbero allestire tournée in tutto il mondo così come fanno i Teatri di Brodway (v. Alvin Ailey American Dance Theater) o quelli del Bolshoji, il Teatro alla Scala, quello di Londra o di Montecarlo.
Il problema è che il Teatro Regio non produce le opere di Verdi perchè non c'è una scuola per i giovani cantanti specializzati su questo autore non c'è più un'Orchestra del Teatro Regio con un Direttore a dirigere come il maestro Foggiani con il Coro.
Infatti di tutto l'ambaradan del Teatro Regio l'unico ad avere un'identità ben definita di Parma e Teatro Regio è proprio il Coro che in tante Opere di Verdi è sempre molto importante.
L'Orchestra Toscanini che resti al Toscanini.
Insomma il Teatro dovrebbe avere una sua identità ben precisa curando costumi e scenografie oltre ad "allevar" cantanti al Conservatorio (un tempo glorioso) per poi pensare ad esportare senza necessariamente dover sempre puntare sul turismo visto che i turisti di passaggio a Parma non trovano ospitalità adeguata con la chiusura dei Bar e Ristoranti tipici alla domenica!
Il problema sono i costi troppo elevati dei sovrintendenti che vengono da altre città pensando di risanare il bilancio senza tener conto delle tradizioni del territorio e dell'ambiente. Che andrebbero rispettati.
La sera del 16 luglio per esempio su Rai 5 c'era un'opera lirica, La Traviata, con ambientazione rinnovata e corretta in senso moderno. Purtroppo nella forma ma non nel linguaggio.
La soprano Patrizia Ciofi cantava in giarrettiera nera (in una versione al Regio di Torino faceva addirittura il verso a Marilyn Monroe quando cantava Diamond) facendo perdere l'aura drammatica che le vesti “barocche” delle opere tradizionali invece supportano.
La scena che doveva essere drammatica risultava ridicola con lei mezza nuda e lui in doppio petto che dialogavano più o meno così: “Quando voi mi diceste che mi amavate m'infiammaste il core e me' meschina cedetti alle vostre lusinghe”. “Orsù tacete: in cor mio quell'attimo v'ho tenuto...”
Al giorno d'oggi non si parla così per cui andrebbero corretti anche i testi. Impresa ancor più ardua della riforma della Costituzione!
 La comica dell'opera in questione era un po' come la Marini (chew tra l'altro aveva firmato una serie di intimo da letto denominato proprio Diamond) con il film Bambola che nel finale drammatico nel quale lei piangeva a dirotto sull'amante morto il regista Bigas Luna si posava sul suo cul facendo arrabbiare la Valeriona nel sentirsi penalizzata e incompresa, anche se il lato b) come metafora ci poteva stare, comunque. Ma Bigas Luna era un regista bizzarro che la Marini (interprete) non poteva capire. Infatti non l'ha capito nemmeno la critica che si è scatenata prendendola in torta trascinando anche il pubblico.
Purtroppo se uno lavora per il pubblico deve anche farsi capire: dalla critica in primis e dal pubblico dopo. Non sempre i due coincidono ma questo non è importante a meno che non ci sia un deficit da sanare. Ad ogni modo penso che il Teatro Regio dovrebbe orientarsi sul fattore tradizione ed export.non tralasciando il fatto che se anche compri due devi pagarli come uno. Invece ora c'è il rischio che ricomprino Meli il quale vorrà il doppio... dei due che han lasciato!
Battute a parte è stato interessante ascoltare che per rilanciare il Regio bisogna orientarsi sulla sperimentazione lavorando in sinergia con l'Università che già ha il suo daffare per cercare fondi per la Ricerca in genere. Ma cerca qui e cerca là qualche sponsor finirà per convincersi che le Opere di Verdi al Teatro Regio si possano allestire in chiave moderna, magari con l'Otello bianco e Jago nero così tanto per fare     una rivisitazione rivoluzionaria giusta per instaurare discussioni (come per le Lavandaie del Macbeth che avevano scatenato l'ira dei Loggionisti facendoli riemergere dal torpore nel quale da tempo sono immersi) sperando così di attirare l'attenzione più di quanto faccia un'opera curata nel suo allestimento.
E non dico con la meticolosità di un Luchino Visconti o Franco Zeffirelli ma almeno cercare di fare tentativi per emularli nell'impegno. E nella ricerca. Perchè loro in tal settore si impegnavano personalmente mettendoci giustamente la loro firma.
Altrimenti si rischia di arrivare al voto collettivo come si faceva nelle Università dopo la Rivoluzione del '68 che ha creato una generazione di somari. Purtroppo padri e dirigenti delle generazioni dei quarant'enni di oggi!
Questo è quanto ma chi fa chiacchiere non fa certo frittelle per cui occorre non perdere altro tempo mettendosi all'Opera perchè il Festival  Verdi possa restare a Parma. Basta cercare i fondi. E allora che la caccia cominci. Andiamo avanti in barba alla Patrizia Maestri (che forse le scappa da ridere. Eh eh eh).

venerdì 18 luglio 2014

VERDI FESTIVAL IN TILT




Quando si dice con due non ne fai uno giusto!
Due sovrintendenti del Regio non sono riusciti a farlo decollare facendo affossare il Festival Verdi.
Bastava eliminarlo senza renderlo ridicolo con una sola opera in cartellone e tanti eventi collaterali a fare coro. Sì col trombone.
Una stagione lirica importante dovrebbe bastare alla quale inserire obbligatoriamente opere di Verdi fra le altre di vari autori.
Il buon senso suggerirebbe così. Giuseppe Verdi è stato celebrato abbastanza al Regio per cui si potrebbero allestire tournée in tutto il mondo così come fanno i Teatri di Brodway (v. Alvin Theater Dance) o quelli del Bolshoji, il Teatro alla Scala, quello di Londra o di Montecarlo.
Il problema è che il Teatro Regio non produce le opere di Verdi perchè non c'è una scuola per i giovani cantanti specializzati su questo autore non c'è più un'Orchestra del Teatro Regio con un Direttore a dirigere come il maestro Foggiani con il Coro.
Infatti di tutto l'ambaradan del Teatro Regio l'unico ad avere un'identità ben definita di Parma e Teatro Regio è proprio il Coro che in tante Opere di Verdi è sempre molto importante.
L'Orchestra Toscanini che resti al Toscanini.
Insomma il Teatro dovrebbe avere una sua identità ben precisa curando costume e scenografie oltre ad "allevar" cantanti al Conservatorio (un tempo glorioso) per poi pensare ad esportare senza necessariamente dover sempre puntare sul turismo.
Il problema sono i costi troppo elevati dei sovrintendenti che vengono da altre città pensando di risanare il bilancio senza tener conto delle tradizioni del territorio. Che andrebbe rispettato con le sue tradizioni.
Ieri sera per esempio (16 luglio) a Rai 5 c'era un'opera lirica con ambientazione rinnovata e corretta in senso moderno. La soprano cantava in giarrettiera nera facendo perdere l'aura drammatica che le vesti barocche invece supportano. Era un po' come la Marini con il film Bambola che nel finale drammatico nel quale lei piangeva a dirotto sull'amante morto il regista Bigas Luna si posava sul suo cul facendo arrabbiare la Valeriona nel sentirsi penalizzata.
Il lato b) come metafora non è male comunque. Bigas Luna era un regista bizzarro che la Marini non poteva capire.
Il lato b) come metafora non è male comunque. Bigas Luna era un regista bizzarro che la Marini non poteva capire.
Infatti non l'ha capito la critica che si è scatenata prendendola in torta trascinando anche il pubblico.
Purtroppo se uno lavora per il pubblico deve anche farsi capire: dalla critica in primis e dal pubblico dopo.
Non sempre i due coincidono ma questo non è importante a meno che non ci sia un deficit da sanare.
Ad ogni modo penso che il Teatro Regio dovrebbe orientarsi sul fattore tradizione ed export.non tralasciando il fatto che se anche compri due devi pagarli come uno.
 Invece c'è il rischio che ricomprino Meli il quale vorrà il doppio... dei due che han lasciato!