lunedì 29 dicembre 2014

ENRICO BRIGNANO E LA SUA EVOLUSHOW


La sai L'Ultima? Ne è passato di tempo da quando Enrico Brignano raccontava barzellette in Tv, emergendo fra tutti i concorrenti. 
Era nato il comico sempre più richiesto per rallegrar qualche format con i suoi monologhi esilaranti.
Un conto è comunque una scenetta un altro è uno show di tre ore  anche se  lui è bravissimo a sostenere. Il pubblico un filino meno.
Sabato 6 Dicembre al Teatro Regio di Parma con Enrico Brignano in Evolushow qualche palpebra pesante ha colpito lo spettatore risvegliato dalle risate del solito gruppetto che sembrava ridere con l'applausometro: battuta, risata, battuta, risata, battuta...E giù a battere le mani.

Certi comici così come molti attori vengono meglio in Tv. Lo sostiene anche Brignano raccontando aneddoti sui suoi fan che lo assalgono per un selfie o un autografo ma di fronte al suo diniego lo mandano a fan...perchè “er mejo in Tv”.
Inutile ripeterlo se non c'è intorno una storia accattivante come il Rugantino (con il quale ha avuto un grande successo), non si può riempire uno show con un monologo di tanti sketch.

Facce ride'...Si vabbè per qualche minuto. Infatti quando passa a fare il serioso si comincia a sbadigliare.
Difficile la vita di un comico. Lo era persino per Toto' che a tutt'oggi dei suoi innumerevoli spettacoli e film sono rimasti alla memoria solo piccole scenette diventate un cult come Geppi Gè, La marionetta pinocchio, il viaggio in Treno con il Senatore e le valigie, e così via.
Se Totò era della squadra napoletana, il discorso vale anche per quella romanesca con Gigi Proietti in testa molto apprezzato come attore mentre da comico è rimasto alla memoria con Tu Non Me' Rompe er ca'...
Curioso che du romani de' Roma spopolino in Tv con uno spot del Caffè.In Tazzina mentre in cialde regna incontrastato George Clooney: Kimbo per Proietti, Lavazza per Brignano e Nespresso per George.
Il chicco di caffè in Italia va più forte che in Brasile per cui la Moka sarà uno dei regali di Natale più gettonato, visto che ormai siamo in clima natalizio, insieme alla lingerie da infilare rigorosamente dopo una ceretta a tabula rasa.

Ecco dunque che lo show apre  con la storia dell'evoluzione dell'uomo quando era pieno di peli fino ai giorni nostri completamente depilato.
Scenografia e coreografie sono ispirate a Odissea 2001 con Brignano al centro fra le scimmie intorno al monolite per fare scenette dai tempi del Jurassico in stile Wilma Dammi la Clava, fino allo sbarco sulla luna,dove si cammina al rallenty.
Se i peli sono protagonisti della prima parte si recita sul filo del rasoio Proraso perchè a farlo da padrone è il tormentone che noia che barba con  Crema Nivea e Gilette.
Le battute sono sempre molto grevi come solo i cinepattoni sanno fare, specie quando Brignano si racconta in un incontro con una bellissima ragazza che dopo una cena abbondante saliti in camera d'Hotel lei lo invita a prenderla da dietro mettendolo in grande imbarazzo per tutta l'aria che si trovava dentro, pensando di farla uscire educatamente mentre la faceva parlare. Insomma un po' così. Ma si sa che le battute salaci fanno ridere ed infatti il pubblico risponde con entusiasmo al pensiero del peto silenzioso lanciato a busto inclinato prima dell'introduzione della ragazza. Da dietro.

Una dietrologia infinita per raccontar l'evoluzione dell'uomo nelle sue abluzione mattutine da solo o in menage coniugale od extra,  per arrivare col progresso nelle applicazioni della vita quotidiana: sì ma tutte quelle contenute nei telefonini e smart.
Ok finalmente lo show è giusto. Giusto il tempo di tre ore per vedere l'Evoluzione secondo Enrico Brignano che si concede il vezzo di portare in scena un neonato vero (anche qui applausi scroscianti come da copione) per indicare il sé da bambino, prima di diventare il comico che è.
Il quale dovrebbe applicarsi invece in uno spettacolo corale, essendo maturato molto come attore, piuttosto che come capo-comico di uno show di raccontini tra il serio ed il faceto.
Un tour de force per lui e anche per il pubblico che comunque  “delle barzellette” dai tempi di La Sai L'Ultima, ha già fatto il pieno con un Capo-Comico impegnato in uno show a portare l'Italia in Involution.

CERCANSI SCENOGRAFI


Grande affluenza di pubblico sabato sera al Teatro Regio di Parma per vedere lo Schiaccianoci con la Compagnia del Ballet of Moscow che ha richiamato grandi e piccini.
Infatti il Balletto si presta molto per accendere la fantasia dei bambini poiché la storia è ambientata in un mondo di giocattoli alla vigilia di Natale, fra bambole e pupazzi meccanici e animaletti dispettosi e invadenti come solo i topolini possono essere perchè rodono dappertutto.
La favola è rimasta comunque inanimata non tanto per la danza svolta
a regola di scuola russa sempre tecnicamente perfetta quanto per la scenografia troppo appiattita.
Una grave mancanza per un balletto classico specie quello dello Schiaccianoci dove gli effetti speciali e le ambientazioni tridimensionali devono avere un effetto stupefaciente per la gioia di tutti. Grandi e piccini.

Così dalla prima inquadratura con alberello finto disegnato sul fondale e due pupazzi messi a fare da décor ha subito dato l'imprinting dilettantistico a tutto lo spettacolo che è proseguito mesto come un saggio di danza fine anno scolastico per tutto il primo atto fino ad arrivare al clou con la danza della fata dei confetti, dopo la danza delle ore, che ha fatto da maestra a tutto l'ensemble
Proprio come nei saggi scolastici quando infine l'insegnante esce per fare la sua performance da professionista insieme agli allievi primeggiando facilmente su tutti quanti.
Alcune ballerine erano un filo fuori peso con paillettes e brillantini sparsi a gogo' ma con petto forte da future matriosche mentre la prima ballerina era filiforme ed evanescente ma con il diadema di svarowsky secondo i canoni del classico balletto in Bolshoji docet.
Non è il caso di dilungarsi sui costumi perchè sembravano pescati dai negozi di carnevale per insistere sul quadro scenografico che ha dato il massimo facendo una calata simil sipario in tulle con disegnati fiocchi di neve per dare senso dello Schiaccianoci per la Neve.
Nemmeno le fiabe per bambini, quelle della Pippa o di Madonna, sono cadute tanto in bassa classe elementare nell'illustrare fiabe o racconti  animalier per cui allora diventerebbe più giusto fare una raccolta di fiabe con i disegni dei bambini che almeno avrebbe un senso più educativo perchè nell'era digitale con smart e quant'altro i bambini si abituano a fare solo selfie perdendo la manualità col disegno per creare in fantasia.

Di questo passo le scenografie spariranno completamente per essere sostituite con immagini ed effetti elettronici in megaschermo in stile  musical. Questo sarà il futuro verso il quale si sta avviando anche il teatro della Lirica e Danza adeguandosi per attirare un pubblico giovane anche se ci sono ancora tanti oppositori a difendere la tradizione.
A memoria per esempio la passata rappresentazione dello Schiaccianoci sul palco del Teatro Regio (dalla Scala di Milano) era di gran lunga molto più accattivante perchè la scenografia era molto curata nei particolari importanti come la cameretta della bambina corredata di tanti giochi e la finestrella con i fiocchi di neve che scendevano copiosi con l'alberello di pino vero a creare la tipica atmosfera di raccoglimento e festa familiare  natalizia che appartiene alla cultura europea, Russia compresa di fine 800, ai tempi di Chaijckowsky.
Il quale ci ha regalato le musiche più suggestive e romantiche del balletto.
Lo spettacolo è stato comunque molto applaudito apprezzando il lavoro dei giovani ballerini impegnati ad esportare la tradizione del balletto russo che comunque, qui lo dice lo ripeto, con un'altra cornice scenografica avrebbe fatto scintille.

Per dover di cronaca è importante evidenziare che il Teatro Regio sta cadendo a pezzi: lo si può vedere dalle tapezzerie nei palchi che sono smangiucchiate o traballanti. Il Sipario è di un rosso molto scuro avendo perso la brillantezza del velluto originale con la passamaneria dorata appassita.
Non sarebbe male un piccolo restauro per riportarlo agli antichi fasti: là dove non potè più l'opera splendente che almeno possa la cornice, quella che va oltre il foyer.

                     IL DIVERTISSMENT NEL PALCO

Sabato sera è stato molto divertente l'intrattenimento nel palco avendo chiacchierato a lungo fra persone di età matura.
Tutti professionisti che si sono messi a commentare anche se era la prima volta che venivano a teatro. C'è anche chi non sa che cosa sia.
Perchè lavorano sodo e la sera vanno a letto presto. Questa è l'Italia che lavora.
Infatti il discorso si è incentrato nella politica con commenti sul governo locale e nazionale che qui ripropongo:

"L'immobilismo di questo sindaco lascia senza parole. Forse perchè è giovane e non ha esperienza. Ma anche con le amministrazioni non si stava meglio.
La città sta peggiorando sempre più e non si sa come ne uscirà. Guarda questo bellissimo Teatro con che tapezzerie strappate. E il sipario rosso ha la passamanerie appassita. Dai tempi di Maria Luigia. Eppure è un bellissimo gioiello. Mi ricordo che mia nonna quando ero ragazzina, raccontava che la sua famiglia pur non avendo nemmeno da mangiare non si perdeva una spettacolo in loggione nel quale portava tutti con le noccioline da sgranocchiare perchè  non avevano pane.
C'era una grande tradizione che adesso continua solo per fare le interviste in Tv.

Il cuore di Parma non pulsa più. Guarda la Ghiaia come è stata snaturata. Hanno cacciato via delle famiglie che stavano lì da generazioni. Per fare cosa poi? Anche col metrò bastava che avessero potenziato i mezzi. La mattina con le scuole perchè non mettono un bus in più invece di far ammassare gli studenti come sardine. Non è possibile.
Del Governo Nazionale poi non ne parliamo. 
Renzi ha rottamano Bersani e tutti gli anziani dando un pessimo esempio ai nostri giovani che si sentono ormai autorizzati a comandare su tutto con un arroganza incivile.
Poi ci lamentiamo se i giovani crescono male. Certo prima di tutto ci sono le famiglie ma anche se li educano poi ci sono gli esempi del Governo che sono il punto di riferimento perchè la scuola ha le mani legate. Non è come una volta che agli insegnanti era concessa autorità e deferenza.
Si parla tanto di riforme ma per il momento non è cambiato nulla. Speriamo bene".
La speranza è sempre l'ultima a morire. Epperò. Un bel divertissment per dirla in gergo del balletto!

E a proposito di Teatro e Politica proprio oggi si parla del Sindaco Alemanno indagato per mafia e legami in affari loschi dell'amministrazione.
Viene alla memoria lo scontro fra Carla Fracci e lo stesso Sindaco che lo aveva sbeffeggiato apostrofandolo come "Farabutto. Tu stai rovinando il Teatro dell'Opera di Roma".

https://www.youtube.com/watch?v=dk7N3hPm6Sg


E non solo. Anche con il Teatro Regio di Parma la Politica ha fatto e sta facendo con i Verdi il suo danno.
Danno... Alemanno. Sembra quasi La forza di un Destino. Infausto e... Beffardo!
Una tragedia da Opere di Verdi. Oltre al danno anche la beffa

domenica 23 novembre 2014

ORNELLA VANONI ULTIMO TOUR. UN FILO DI TRUCCO UN FILO DI TACCO



Il primo amore non si scorda mai. Se poi questo è anche un genio allora ti lascia anche l'imprinting. Ornella Vanoni nasce come creatura di Giorgio Strheler e nell'ultimo Tour in scena al Teatro Regio di Parma Domenica scorsa, lei si conferma una Lady, cantando e recitando canzoni con tanta poesia.
Non quella di Gino Paoli (Senza Fine infatti non l'ha concessa nemmeno con il bis) ma quella che le ha insegnato Strheler al Piccolo Teatro, ovvero canzoni di vita vissuta.
Un Filo di Trucco un Filo di Tacco diceva la sua mamma. Invece no.
Ad una certa età è arrivato il momento di togliere la maschera ed apparire al naturale: senza trucco e senza scarpe, con un filo di pancetta e shampoo fatto in casa in tutta fretta.
L'effetto è quello minimalista, essenziale del Piccolo Teatro di Milano. L'Imprinting che ha segnato il suo percorso.
Arrivata ad una certa età, può concedersi di tutto, anche ritornar bambina, come vezzo e animale come una sorta di ritorno alle canzoni della mala dei suoi esordi. “E' tempo di Intervallo. Andiamo a far pipi'” dice per fare uno stacchetto tra prima parte e seconda.
Una caduta in basso servita a raccontar un aneddoto di quando in casa di un amico con giardino si assentò un attimo per fare la pipì sull'erba con  libidine liberatoria.
Molto fisica, molto sensuale, molto in tono con la voce ancora molto possente e padrona della scena, ad una certa età Ornella Vanoni si concede al pubblico seguendo un filo di discorso che va da quello delle intime emozioni nelle relazioni con il maschio, al quale si è sentita avvolta come destino, come vocazione e per...necessità, a quelle che impegnano nel sociale immedesimandosi di volta in volta in personaggi emarginati con problematiche tragiche.
“Che non sono le mie.” sottolinea Ornella, “Io sono stata fortunata perchè sempre protetta”.
Il pubblico è galvanizzato dalla sua voce ancora piena di energia che scaturisce dall'anima di una persona che ha vissuto in pieno la sua vita, lasciandosi vivere con l'amore, lasciandosi morire con la solitudine.
Dalla quale comunque è guarita risorgendo fra le ceneri come un'araba fenice (curiosamente Senza Fine ha fatto da colonna sonora all'omonimo film) per ritornare al gusto della vita. Che voler di più dalla vita? Un Lucano? No, tanti amici con i quali godere in compagnia.
Ad una certa età si comincia a capire il senso di “chi trova un amico trova un tesoro”, perchè nessuno più ti fa le coccole, nessuno più ti canta la ninna nanna.
Ecco allora che, compiuto destino e vocazione, entra in scena la necessità...di tanti amici, del calore del pubblico. Con il quale Ornella si concede il vezzo di tornar bambina: dispettosa, facendo pipì in terra invece che sul vaso; seducente rivelando gli ingredienti per fare un dolce da mangiare.
Perchè la seduzione si può imparare, a differenza del fascino invece che è innato. E dunque spiazzante. Il fascino non ha età e non si impara. Poche persone ne sono dotate.

Così parlò la Vanoni che in quanto a seduzione ha molto da insegnare. Perchè, come dice lei, Giorgio Strheler le ha insegnato tutto tutto. Anche troppo, ivi compreso il tradimento (con l'allora povero ma bello Renato Salvatori con il quale Ornella ebbe un flirt) mal digerito dal maestro.
Ma ormai è troppo tardi per rimorsi e rimpianti: l'ultimo Tour e poi il ritorno a casa. A Milano.
La serata si è dilungata fin quasi a mezzanotte e va ricordato che era stata promossa dal Lions Club Tre Valli di Langhirano con il ricavato devoluto per l'addestramento di cani guida per non vedenti.
Ad aprire lo spettacolo le ballerine della scuola di danza Arp Dance con delle performances molto gradite dal pubblico, presentate dal volto di una Tv locale.


mercoledì 12 novembre 2014

IL VOLO PIU' ALTO

Quando la trasgressione viene sublimata con l'arte tutto è concesso.
Anche quello di prendersi sul serio nel fare il cigno classico del lago in quanto l'animale  è maschio e femmina, anche se la tradizione su musica Tchajcovsky l'ha sempre rappresentato da protagonista femmina.
Da tempo nella musica classica i ballerini maschi cercano di contendere il ruolo di “prima ballerina” sulle punte alle partner mettendo dapprima in evidenza il pacco fra calzamaglie strizzate e poi facendo qualche comparsata come con Trokadero di Montecarlo danzando en travesti. Da morir dal ridere perchè tra il serio ed il faceto il cigno è diventato maschio con Odile e Odette che girano intorno al ballerino cigno princip-alo. La cazzata è servita? Matthew Bourne non la pensa così perchè mette in scena il suo Swan Lake raccogliendo da anni consensi e trionfi con vari Tour ultimo dei quali arrivato fino a Milano al Teatro Arcimboldi.

Il pubblico italiano ormai è pronto per questo tipo di spettacolo che comunque in Italia rimane di nicchia a livello sperimentale stante i commenti dei soliti abituées della Scala arrivati a Parma per il Verdi Festival ai quali a domanda hanno risposto: “Il Cigno dei maschi? Ah sì il Trokadero di Montecarlo che non mancheremo di andare a vedere a Piacenza”. Me gusta sì, ma en travesti. Che cacao meravigliao!
Con queste premesse sarà curioso vedere l'esito dello spettacolo di Matthew Bourne che su you tube è comunque già stato ampiamente scaricato sulla scia della scena finale di quel Billy Elliot di passata memoria dove Adam Cooper (interprete anche nel Lago di Matthew Bourne nel 1995) spicca un volo acrobatico. Da uccello maschio. Così è e così dovrebbe essere.
La realtà è comunque un' altra almeno finchè non ci saranno regolamentazioni a livello civile dei matrimoni gay o delle coppie dico, perchè a spiccare il volo del cigno ballerino nei Templi della Musica saranno sempre le prime ballerine.
Femmine, a girare intorno al princip-alo dopo essere state  nel contempo introdotte dall'uccello di fuoco.
Introduzion fatale che le porterà a danzare notte e giorno fino all'ultimo batter d'ali di cigno. In Black and White.  


 https://www.youtube.com/watch?v=C5BSyJ_vlHo#t=60

Le versioni di Swan Lake non si contano più così come quelle di Giulietta e Romeo con i quali sui sonetti di William Shakespeare si sono sbizzarriti tanti autori. Nell'arte tutto è concesso e non ci dovrebbero essere censure  concedendo pari opportunità.
Invece il messaggio chiaro e forte lo abbiamo ricevuto dal Teatro alla Scala che in fatto di balletto classico può sicuramente impartir lezioni autorevoli facendo dei propri allievi sicure promesse del settore.
Gli allievi dell'Accademia del Teatro alla Scala di Milano hanno chiuso il Verdi Festival 2014 del Teatro Regio di Parma con una esibizione che ha incantato sia per il livello tecnico che quello di ensemble giovane e pieno di energia. Sì, ma nel modo classico come da tradizione su brani di Tchajcovsky con Serenade, Roland Petit con Gymtopedie.  e Giuseppe Verdi con Le Quattro Stagioni Da I Vespri Siciliani.
Una lezione di grande classe che ha voluto non solo piacevolmente intrattenere ma dare nel contempo un messaggio sul futuro della danza sulle punte. Infatti alla fine del divertissement quando le coppie  si sfilavano dal palco per andare dietro le quinte, le ballerine si libravano nell'aria in volo mentre i partner le affiancavano a passo svelto (come in natura)
.
 Come a dire che se un Teatro di opere classiche, come Lirica e balletto, non vuol morire deve portare avanti la tradizione secondo i canoni consolidati nel tempo tralasciando sperimentazioni e messaggi di politiche sociali (vedasi per esempio Ferite a Morte) per altre sedi, ovvero per teatri più consoni magari anche sovvenzionato dallo Stato.
Le aperture invece andrebbero fatte verso tutte le fasce di spettatori consentendo a tutti indistintamente di presenziare. Agli spettacoli, mica alle prove generali.

Giovedì 13 novembre 2014

ahttp://video.corriere.it/torna-lago-cigni-ironia-reali-inglesi/b97ccbd6-6b30-11e4-8c60-d3608edf065a



                                                         



martedì 4 novembre 2014

OMAGGIO A RAINA KABAIVANSKA

Grande concerto ieri sera al Teatro Regio di Parma per il buon Compleanno a Raina Kabaivanska che compirà 80 anni ai primi di dicembre.
Sotto il segno del Sagittario, segno di grande vitalità e slancio.
Un folto pubblico era ad applaudirla e fra i tanti un gruppo di milanesi anziani seduti accanto a me dove aveva preso posto anche una signora spagnola.
Erano tutti fans della Kabaivanska ma non solo perché il mio vicino mi diceva che puntualmente vengono al teatro Regio anche per le opere di Verdi.

Nel gruppo c’erano anche alcuni giovani motlo impettiti come pinguini in stile Posh che si distinguevano anche perché fra il pubblico non c’erano giovani parmigiani.
Sempre impettiti facevano bacin bacetto alla signora spagnola accanto a me chiedendole se l’avrebbero rivista nel foyer all’intervallo.
“Assolutamente sì” assicurava lei sorridendo estasiata per poi lanciarsi accanto a loro ad occupare una poltrona rimasta vuota.
Doveva essere una personalità importante perché un signore nel salutarla le rammentava di aver conservato quella lettera della Regina (Sofia presumo) che le aveva inviato.
Questo per definire il “gruppo” dei milanesi che avevo vicino uno dei quali si rivolgeva a me chiedendo se fossi bulgara.

Largo ai giovani dunque e così si è aperto il Concerto con una serie di romanze di vari autori interpretati da giovani cantanti, alcuni dei quali visti nella  Forza del Destino, ad apertura del Verdi Festival 2014 ascoltato in religioso silenzio in due tempi.
Il concerto è andato avanti con grande soddisfazione di tutto il pubblico specie della claque milanese che ha applaudito con un ovazione anche l’Ave Maria dell’Otello della soprano festeggiata.

La quale ha iniziato con voce  tremolante per poi lanciarsi negli acuti con voce sicura e tonante fino a concludere con un filo flebile.
Ora la domanda è: si può cantare fino a tarda età?
Si se il pubblico la reclama e le riserva anche un'ovazione in omaggio alla grande artista passata e tanto amata.
“Ho dato il 200 per cento ed ho ricevuto il 200 per cento” ha detto grata la Kabaivaska.
Quante persone od artisti potrebbero dire altrettanto?
Allora felicitazioni per Raina Kabaivanska che giunta al termine di una lunga vita può permettersi di ringraziarla dei doni ricevuti. 

venerdì 10 ottobre 2014

LA FORZA DEL DESTINO TORNA AL TEATRO REGIO PER IL VERDI FESTIVAL 2014


Dopo un paio d'anni è tornato al Teatro Regio di Parma con il Verdi Festival 2014 La Forza del Destino, già rappresentata nella stagione lirica del 2011.
Sarà che siamo in autunno, saranno le foglie morte, sarà pure il viale del tramonto ma questa Forza del Destino ha messo addosso una tristezza infinita come se segnasse la fine di un evento annunciato, quello del Verdi Festival già segnalato a rischio chiusura. Infatti a celebrare Verdi a Parma in cartellone c'è soltanto questa opera con tanti eventi collaterali che non attireranno certo turisti.
Sarebbe come dire allestir delle bancarelle davanti al Santuario quando si sa che vanno tutti a venerare il santo o la Vergine e non per acquistare souveniurs o visitare mostre o rassegne cine. Suvvia.

Ci si domanda perchè mai la scelta sia caduta su questa opera cupa che già di suo, fin dai tempi in cui Verdi la rappresentava, si è portata dietro un alone di sventura.
Parma se le va a cercare? No perchè in concomitanza poco prima dell'apertura è morto il sindaco Elvio Ubaldi, un evento funesto che ha portato nella tomba gli antichi fasti del Teatro Regio chiudendo così l'epoca ubaldiana con tutti “gli eventi collaterali” ad effetto cicala ma di una Città in Amore perchè ha chiuso gli occhi sulla scia di debiti che hanno messo in ginocchio Parma.
“La cigale ayant chanté Tout l'été, Se trouva fort dépourvue Quand la bise fut venue …”
Ad ogni modo La Forza del Destino è andata in scena raccogliendo un gran successo: applausi per tutti ma soprattutto per il giovane maestro direttore d'Orchestra Filarmonica Toscanini Jader Bignamini che non ha deluso le attese di un'overture da brivido.

Tararà...tararà...tararà-rarara...Cominciamo bene perchè da lì a breve, dopo uno sparo nel buio con il protagonista-padre di Eleonora che si butta sul proiettole, inzia la tragedia degli equivoci perchè lui è creduto morto, mentre in realtà è ancora vivo, facendo rifugiare la figlia in un convento per cantare la romanza clou dell'Opera, quella Vergine degli Angeli che manda sempre in visibilio il pubblico.

                      https://www.youtube.com/watch?v=7LYd2X2WCuI


Plaudente anche questa volta perchè eseguita a puntino anche dalla sopranoVirginia Tola che avrebbe avuto il benestare della fu Elena Formica, unica melomane, curiosamente deceduta due anni dopo l'entusiastica recensione della versione del 2011, fra tante “cicale”  rimaste ad animar il foyer.
Ma lo spettacolo deve continuare anche se La Forza del Destino è opera infausta già di suo.
E allora perchè caricarla di altri simbolismi portatori di sfortuna? La sfilata dei monaci per esempio è un delirio lugubre di figure con in mano la falce della morte ed i volti coperti da un telo come fossero lebbrosi. I costumi sono chiaramente copiati dal musical Giulietta e Romeo di Piazzale della Pace, mentre la scenografia con pareti a muro ad incastrar una croce luminosa è riciclata, sempre la stessa già vista in altre opere come una sorte di Lego dove non c'è spazio per allestimenti di balli di corte, o di aie contadine a far da cornice ad approcci amorosi giocosi o lussuriosi. Niente.

Ma lo spettacolo continua inesorabilmente con la sfilata di costumi che nella loro mestizia anticipano l'ondata di fango colata in questi giorni su Genova e Parma perchè i protagonisti sembrano tutti degli alluvionati in casa con vesti grige a spruzzatine color fango verso gli orli.
Questo per quanto riguarda la classe emergente perchè fra quella dei poveri, nel Coro del Teatro Regio diretto la maestro Salvo Sgrò , subentra lo strazio per un pugno di straccioni. E questo ci potrebbe anche stare visto che sono a chiedere la carità ma perchè rapar le donne a zero con una sorta di papalina nera in testa come fossero piene di pidocchi. Le donne sì e gli uomini barbuti no? Perchè questa discriminazione che comunque si annullava facendoli muovere tutti insieme come tanti zombi al rallenty?
Tante domande che nemmeno la zingara Preziosilla (Chiara Amarù) poteva risolvere perchè impegnata ad incitar per andar in guerra piuttosto che a leggere le carte.

Rataplan...rataplan...rataplan... rullano i tamburi insieme alla voce di questa grande mezzosoprano Chiara Amarù che spicca fra tutti non solo per il vestito rosso ma anche per la voce autorevole e di spessore a ravvivar finalmente lo spettacolo che a breve giungerà alla fine con la morte di Leonora, mentre  un pugnale entra simbolicamente nella roccia come una sorta di spada Excalibur a trafiggerla. Anche meno!
Infatti a colpirla è stato il fratello che voleva vendicare il padre creduto morto ma ancora vivo.
Sventura, sventura, sventura.., no questa è un'altra opera ma Leonora cade ugualmente esanime.(Nella foto con Michele Pertusi si vede come è stata trasformata, penalizzandola in maniera incomprensibile)
La Forza del Destino finisce con le note del tararà, tararà, tararà-rarara...
Niente zum pa-pa-, zum pa-pa. E nemmeno l'ombra di bambini in scena. Meno male perchè se Verdi Festival è sul Viale del Tramonto, che almeno si salvino loro. Più che la zuppa o il pan bagnato, potran le merendine del Mulino bianco che i bambini si tireranno dietro con le briciole a
Imparo L'Opera: “l'unico evento collaterale” che potrà portare avanti la tradizione operistica a Parma. Alla fine, applausi scroscianti per tutti gli artisti in scena con molto rispetto e ammirazione per il loro bel canto. Fantastico.