Parma Danza 2015 ha chiuso l'evento al Teatro Regio di Parma. Se il Lago dei Cigni del Balletto dell'Opera di Kiev è stato tutto un tripudio di luccicanti Svarowsky,col Balletto di Roma Il Lago dei Cigni ovvero il Canto è stato tutto una distesa di stracci.
Due versioni e due chiavi di lettura fra classico e giovani promesse e innovazione a fili argentei fra i capelli sul viale del tramonto.
Piume e piumazzi sono comunque di rigore, svolazzando fra le scene danzando con la leggerezza dei fiori di pioppo o la pesantezza dei fiocchi di neve.
Nel Balletto di Roma i fiocchi scendevano fitti come se nevicasse, fra vecchi cigni stanchi e alle prese con il bilancio della loro vita. Un bilancio in rosso fatto di sperperi per stare in scena fra un teatro e l'altro per strappare un applauso a dare un soffio di vita ad un'esistenza polverosa e grigia come solo quella dei camerini può offrire.
Ma ogni entrata in scena è come una nuova linfa vitale che dura comunque il tempo di una esibizione. Performance dopo performance, quella che un tempo era la piroettante ballerina nei panni di Odette si ritrova vecchia e affaticata alle prese con un'Odile giovane e seducente che incalza per scalciarla dalla posizione di étoile, mentre i suoi partner, coreografo e principe sono rispettivamente uno spietato maestro che mette in pratica le dure regole del gioco dove chi invecchia è destinato a passare in secondo piano mentre il principe si crogiola in un narcisismo infantile tipico dei primi ballerini “sono-io-la-grande-fica”
Ragazzi che figata verrebbe allora da dire perchè tutti sgomitano per farla vedere: le ballerine a gambe levate, i ballerini in perizoma a battacchio in sforbiciata e retro a filo dentale in bellavista.
C'è comunque una variante che è stata introdotta in più spettacoli di danza moderna, ed è quella di mettersi a nudo facendo scattare l'erotismo del vedo-non-vedo classico in nudo d'autore moderno con applauso asscicurato.
Il Cigno del Balletto di Roma si ispira Al Canto del Cigno di Anton Cechov mixando la messa in scena del balletto con la vita dietro le quinte dove la scena a volte è ancora più interessante coinvolgendo la sfera delle emozioni intrise di odio e amore, rivalità ripicche e crudeli vendette perpetrate in diretta a spettacolo in corso, quando uno meno se l'aspetta e non preparato a parare il colpo. Insomma una vita di polvere di stelle che si rivela tale sia nei piccoli teatri di periferia che in quelli delle grandi metropoli dove gli aneddoti non si contano ma spesso rimangono sconosciuti perchè non c'è un biografo come per esempio un Paolo Limiti in Tv a raccontarceli. Il Teatro è un piccolo Mondo abbastanza chiuso e di nicchia per cui la polvere del palco e quella dei palchi si uniscono per stendere un velo a fine applauso aprendosi alle recensioni del critico autorevole.
Non sono regole rigide queste perchè qualche volta gli attori fanno anche rete. Ne ho avuto la prova con uno di Teatro Due che recita spesso con Elisabetta Pozzi definita da lui la più grande attrice. “Della Compagnia?” chiedo io: “No a livello Nazionale” ribatte lui deciso e ammirato. Ecco il segreto di Teatro Due, quella Compagnia di Giro è un Carro di Tespi dove tutti sono fraternamente amici dividendo la sorte fra alti e bassi: Teatro Stabile e Stabilità fanno garanzia di continuità.
Tornando ai nostri Cigni, il Balletto di Roma ha galvanizzato la platea che ha risposto entusiasta con tanti applausi specie nell'entrata in scena del mitico gruppo di cigni a quattro che danzavano ricurvi con braccia e mani a mimare la danza delle gambe proiettate sullo schermo gigante. Un connubio divertente e ironico che ha alleggerito il gioco al massacro nell'unione fra teatro e danza come metafora di arte e vita non risolvendo la domanda se sia la vita ad ispirare l'arte o viceversa.
Quel che è certo è che sia il sogno ad ispirare l'arte perchè si crea tutto quello che viene immaginato ad occhi aperti come rappresentazione dell'inconscio con un'elaborazione fantastica che copre anche la sfera della realtà.
Il Lago dei Cigni dell'Opera di Kiev invece è stato fedele all'allestimento classico del balletto russo (in questo caso Ucraino) con i fondali dipinti ed i costumi di maniera come da tradizione che vanno da quelli bucolici del divertissment ai tutù rigidi ma sinuosamente onduleggianti cosparsi di svarowsky ad adornar anche le piume del capo di Odette o a diadema di Odile, passando da quelli delle varie etnie spagnoleggianti od orientali per le adunate a Palazzo degli invitati di altri Paesi, scelti fra principi e regnanti come nelle favole che ci hanno fatto sognare da bambini.
Insomma tutto da copione come da partitura di Tchajkovskij e coreografie di Petipa portate rigorosamente avanti fin dal secolo 800, quando venne tradotta in Balletto del Lago dei Cigni.
Gran finale per Parma Danza 2015 con il Teatro Regio finalmente tutto esaurito segno che questo genere di spettacolo resta il preferito per cui gli applausi sono stati sinceri e di lunga durata per tutto l'ensemble di ballerini che ha eseguito con impeccabile tecnica tutti i quadri del balletto con tanti wow di apprezzamento rivolti a Olesia Shaytanova nel doppio ruolo di dlile-Odette molto brava nelle movenze del cigno con le lunghe braccia arquate e il capo inclinato la cui statura minuta e delicata ha permesso di spiccare agilmente il volo sostenuta agevolmente dal partner nel ruolo del classico principe. Con tanto di pacco.
Anche questo un classico del balletto molto importante per far sognare tutto il pubblico di donne. E non solo, questo va detto.
Continua Parma Danza 2015 al Teatro Regio a tutta danza contemporanea che riscuote successo a fasi alterne. Nella serata di martedì 28 aprile era in scena l'Aterballetto che si è confermato come prima scuola italiana in assoluto non deludendo mai le aspettative.
Dopo il grande successo di Certe Notti con le musiche di Ligabue che fra gli eventi di Parma Danza nelle passate edizioni aveva lasciato un segno, l'Aterballetto ha portato in scena in Don Quixote de la Mancha aprendo con una coreografia accattivante composta da un fondale bucato a sagome di tante vele spiegate, o tende svolazzanti dalle quali intravedere il mondo proiettato con immagini che si alternavano dai velieri, latini mascalzoni di Luna Rossa memoria, alle pale dei mulini a vento che il Don Quixote e l'amico Sancho Panza (suo alter ego) hanno sempre visto, secondo l'autore Cervantes, come mostri.
Le proiezioni in digitale sono le coreografie del futuro della danza se si vuole innovare facendo ancora sognare dopo aver quasi del tutto abbandonato le scenografie dei classici da fiaba.
Il balletto si sviluppa tutto in una sola stanza dalla quale i due amici si parlano fronteggiandosi per intraprendere il viaggio onirico di sogni e di chimere. A suon di nacchere e scalpitìo di cavalli.
Le musiche infatti sono spagnole in mixage tra antiche e moderne, tradotte dal compositore finlandese Kimmo Pohionen per dare un tocco di contemporaneità, molto sensuali ad accompagnare le movenze dei ballerini che si snodano seguendo il ritmo cadenzato a suon di chitarre o nacchere e tambur battente infuocando gli animi di passione così come tutto ciò che vien dalla Spagna.
Finalmente la danza caliente era entrata in scena galvanizzando lo spettatore dalla prima scena all'ultima in un crescendo che andava dagli assolo, ai duetti dei due ballerini
protagonisti che curiosamente come in Certe Notti sono stati i più sensuali nelle movenze in perfetto sincrono molto eleganti, per poi passare alla coppia etero, a tre a a gruppi.
La coreografia è di Eugenio Scigliano, scene e luci Carlo Cerri, con i costumi Kristopher Millar e Lois Swandale molto colorati che insieme alle danze formavano un bellissimo caleidoscopio sempre in movimento. Appplausi e tutti in trionfo.
Tiepida per non dire fredda è stata invece l'accoglienza de La Dolce Vita nella serata di giovedì 30 aprile, forse troppo d'avanguardia Under Groud, perchè non si è capito il nesso fra religione (la passione di Cristo) e performance in mutande fra botteghe di falegnameria con cavalletti alla Foppa Pedretti e Cristo Risorto fra grida di giubileo a suoni gutturali da animali di memoria Odisseica Spaziale del 2001, che segna comunque anche l'anno del crollo delle Torri, chiamiamole così come metafora di nostre palle schiacciate sotto.
Le citazioni “colte” sono un cult della mia recensione liberamente ispirate a tutta danza squinternata in scena con la Dolce Vita perchè più amara non si può in quanto non c'azzecca nemmeno a livello di parodia. Di una Dolce Vita.
Il significato oscuro anche se è stato reso noto dall'autore come sopralluogo nostalgico di un'archeologia misteriosa non è stato recepito dal pubblico che si è perso nei meandri di titoli a quadretti, come una sorta di cruciverba, a visioni imbarazzanti con ballerine a nudo a gambe corte pancette in fuori, e ballerini in slip afflosciati a forme stropicciate, per meglio illustrare la sofferenza di poveri cristi.
Forse il pubblico non è maturo per questo tipo di spettacolo o forse non è l'autore in linea con i gusti del pubblico ma si sa che non bisogna porre limiti ad un artista libero di esprimere quello che gli pare, anche se alla fin fine il pubblico (composto quasi esclusivamente da signore o insegnanti di danza) non si sente di applaudire calorosamente, lasciando in fretta la sala perchè più che la Passione di Cristo sembrava di aver assistito a una Via Crucis tanta era la sofferenza condivisa con gli spettatoi fra i quali qualcuno uscendo si era fatto il segno della Croce. Amen.
Follie follie follie...La Traviata in versione folle è arrivata al Teatro Regio di Parma con la Compagnia Artemis Danza di Monica Casadei. Anzi, più che una Traviata tante Traviate sul filo delle eroine che van da Giuseppe Verdi con Traviata-Violetta ad Alessandro Dumas con Traviata-Marguerite, passando dalla cronaca di vita vera con Traviata-Marie Duplessis morta tisica a Montmartre e amante dello scrittore Dumas.
Perchè tante Traviate? Perchè Traviata rappresenta tutte le donne perdute, quelle che si affacciano alla vita in bianco pure e innocenti per poi innalzare i calici da un party all'altro e godere della bella vita. Rigorosamente in Rosso come l'abito a strascico che le ricopre, i gioielli svarowsky da principesse-mondane in testa e strascico da Red Carpet. Perchè le Traviate sono le dive che sfilano su quel tappeto rosso con il cuore insanguinato dal dolore. Il dolore che solo una vita di feste ed eccessi può dare specie quando si viene trattate loro pari come puttane impedendo non tanto di sposare, ma persino di amare un rampollo di casa nobile.
Altri tempi perchè ora principi e regnanti tendono a scegliere le loro fidanzate e anche spose tra le ragazze normali portandole a vivere quelle favole che solo ai bambini venivano raccontate in attesa di farglieli aprire sulle realtà delle classi sociali evitando Cenerentole e Biancaneve per non parlare di Belle Addormentate.
Oggi le ragazze sono sgamate come e forse più della Traviata con la differenza che a sputare sangue non si muore più.
Così quelle grida da soprano a casse in espansione suonano come isteriche con quel tormentone di Amami Alfredo urlato a braccia alzate e capello scarmigliato con le vesti strappate che farebbe scappare chiunque non solo lui Alfredo Alfredo, come aveva fatto Dustin Hoffman nel film omonimo di Pietro Germi.
Ad ogni modo Viva Verdi perchè nella prima parte le sue romanze si ascoltano con piacere guardando le movenze di danza in sincrono a voler raffigurare tutta la vasta gamma di sentimenti e di passioni dei personaggi che animano l'Opera Traviata anche se le romanze sono mishate senza un filo logico finendo poi alla fine nello scadere con grida disperate e ballerine a petto nudo (facendo partire un raffica di flash), in linea quasi scheletrica, che si contorcono penosamente evocando immagini di passata memoria. C'era bisogno di questa traduzione? No.(foto di Paolo Boanciani) L'effetto iniziale è accattivante ma il finale poteva essere sublimato mantenendo la musica di Verdi originale senza ricorrere ad elaborazioni a drammaturgia musicali per rovinare un'Opera ed esaltare una Danza di puro esercizio ginnico. Troppo importante è la musica lirica per accoppiarsi alla ginnastica, un connubio che serve solo a sminuirla. E' come la musica Lirica che accompagna quello spot pubblicitario quando si va a comprare le patate al supermarket facendo anche una panoramica sui prodotti al banco.
Bravo comunque l'ensemble e molto rispetto per tutto il lavoro frutto di un buon allenamento ma la coreografia (regia, scene, luci e costumi di Monica Casadei e assistente alla Coreografia Elena Bertuzzi ) non è all'altezza di tanto sforzo fisico.
Poco male, perchè ci sono anche tanti attori bravissimi che con la regia non sanno rendere tanto quanto il loro talento recitativo. Allora è meglio attenersi all'insegnamento facendo scuola di danza collaborando con le coreografie ad esperti del settore evitando così fondali di carta stagnola dorata ad effetto ditelo con un cioccolatino. Sì, amami Alfredo!
Dopo Tosca X, altro giro altra serata con Carolyn Carlson Company, Short Story, in un trittico molto raffinato e di rara eleganza visto nella serata di Sabato 18 aprile 2015 al Teatro Regio di Parma.
Ffinalmente un bellissimo spettacolo, molto breve ma incisivo in una sorta di danza della natura con Carolyn Carlson che danzava l’acqua mentre le sue due allieve danzavano il respiro e il vento ed il raggio di luce.
Dopo tutta la danza contemporanea finalmente un gioiellino. Perché comunque la danza contemporanea sa essere molto avvincente ed emozionante al di là delle performances ginniche che si vedono abitualmente che la riducono quasi sempre a saggio scolastico.
Dal Theatre National de Chaillot di Parigi Carolyn Carlson crea le sue coreografie originali che poi porta in giro per l'Europa approdando questa volta a Parma con due danzatrici nel ruolo di fate che giocano con gli elementi naturali della terra e degli astri. Con Immersion la Carlson si ripropone come danzatrice a riprodurre l'acqua in tutte le sue forme: con le onde del mare in primis lasciandosi cullare dalla marea con movenze mimiche roteando prima dolcemente poi a scatti sempre più veloci e saettanti fino ad arrivare allo scroscio di una pioggia purificatrice. Poi le gocce che scendono una ad una fino a far traboccare la ciotola nella quale immerge le sue mani per riprodurre il suono di un ruscello con l'acqua che scorre cristallina e limpida per poi finire dentro due ciotoline posate su un tavolo vicino come una sorta di coppe nelle quali bere e dissetarsi.
La coreografia è ben diversa dalla precedente versione d'Eau vista a Parma alcuni anni fa dove l'acqua invece era descritta come elemento inquietante (anticipando come una sacerdotessa custode dei segreti della natura, lo Tsunami di Haiti e dell'impianto atomico di Fukushima) che aveva ispirato la danzatrice dopo un soggiorno a Venezia e a Mestre descrivendo le acque paludose in riva e minacciose intorno alle piattaforme petrolifera al largo dell'Adriatico.
Con Wind Woman invece l'interpretazione è di Céline Maufroid, che volteggia con leggiadria e grazia con tutto il corpo insieme al fluttuare dei capelli lunghi e setosi che getta all'indietro per scoprirere il volto ed ascoltare il respiro degli essere viventi che la circondano facendo mulinello come fosse presa da un vortice di vento che soffiandole sopra la fa vibrare mettendola in contatto con il respiro della sua anima.
Anima dolcissima ed eterea che vola come foglia al vento che la culla prima dolcemente con il soffio caldo di sirocco per poi strapazzarla con il sibilo della tramontana. Curiosamente questa allieva di Carolyn Carlson è forse quella che più ha ereditato il concetto di danza a corpo libero di Isadora Duncan della quale proprio Carlolyn Carlson è devota seguace.
Invece con Mandala interpretata da Sara Orselli l'allieva danzatrice si rpropone con le movenze più vicine alla mimica di Carolyn Carlson con il volteggiar delle braccia a scatti e le movenze del corpo che si snoda sinuoso a serpentina come una sorta di molla sotto un raggio di luce il cui il bagliore, come quello di una bacchetta magica, la fa girare su sé stessa: un fascio di luce su una giovane donna la quale come ipnotizzata dal raggio e dal calore si attorciglia cercando di elevarsi dalla terra nella quale la natura umana striscia.
La luce poi via via si espande fino a farle sciogliere i capelli facendola danzare libera dal comando di quella bacchetta magica di luce, ritornando nell'ombra nell'ora del crepuscolo.
Spente le luci ed i suoni della natura di acqua ed aria le tre protagoniste di questa danza poetica e delicata si presentano insieme per gli applausi scroscianti ad onorar questa sacerdotessa di una danza libera ed ancestrale ad evocare i riti della pioggia, i fuscelli che si piegano al vento senza spezzarsi e chiamando a raccolta tutti gli esseri viventi che cercano di elevarsi a Dio chiedendo di illuminare il volto della sua luce e prenderne il soffio del respiro. Divine creature!
Mi spiace ma io non ho assolutamente applaudito.
Una signora parla con la sua vicina che le dà ragione anche se lei si è unita agli applausi. Per forza di inerzia, per educazione perchè non si fischia per primi.
Tanti sono i motivi che portano ad applaudire anche se un solo grido si eleva sul palco ad accompagnare come leit motiv tutta la Tosca ballata: “Assassino assassino assassino...” ripetuto all'infinito.
E basta Siamo al Regio perdinci e non si può tradurre una tragedia nel tormentone, a riecheggiare per l'eternità, di Ferite a Morte. Basta tagliamoglielo al maschio una volta per tutte e che sia finita lì.
Tosca X non è piaciuta al pubblico che tra l'altro non è nemmeno accorso numeroso perchè molti palchi insieme a tante poltrone erano rimaste vuote.
Le romanze della Tosca danzate in chiave moderna erano scollegate fra di loro, come se non c'entrassero nulla: i danzatori potevano benissimo procedere anche senza la musica in quello che alla fin fine risultava essere un saggio scolastico con movenze ripetitive viste e riviste in tanti balletti di danza contemporanea. Amici di Maria de Filippi inclusi.
Non ci si può inventare coreografi geniali facendo un mix tra Opera Lirica e Danza moderna per dare una nuova chiave di lettura ad una tragedia già acclamata e conosciuta. Che altro resta da dire? Assassino assassino assassino. Infatti detto e ballato: lui morto lei ferita a morte Scarpia che non ha pietà a la vuole sua il coro che incalza correndo avanti e indietro per il palco in un su e giù ossessivo prima in fila poi rompendo le fila per far quadrato cerchio e ancora figure geometriche due a due tre a tre quattro a quattro, e poi in alto le mani, abbasso le mani scossa elettrica testa roteante busto eretto piegato e poi alzato corpi incrociati e così via sulle note di una Tosca lugubre fin dalla prima sequenza con l tormentone asssassino assassino assassino ripetuto all'infinito.
Finalmente era finita. Chiuso il sipario, la Compagnia Artemis Danza di Monica Casadei è riapparsa per gli applausi finali che sinceramente sono stati inviati ai ballerini perchè molto bravi. Il resto tutto da dimenticare sperando che con Traviata si possa dare un senso ad un non senso rendendo giustizia a tutta questa Compagnia di giro che va dal Teatro delle Briciole Briciole al Teatro Due per approdare al Teatro Regio di Parma Mercoledì sera con Tosca X: Piripiri.....
Uno due tre quattro...In alto le braccia, e poi arquate. Gamba levata incrocio. Kaské. Criminal tango?
No. La danza contemporanea è rigidità assoluta. Così come l'abbiamo vista nel duetto Alessandra Ferri ed Herman Cornejo. Lei non più giovanissima ma ancora agile e scattante nel fisico di una ragazza adolescente si muove in sincrono alle movenze di lui che nonostante il nome Latino di sangue caliente ha ben poco.
La tecnica è perfetta, fin troppo tanto che mancano le emozioni.
Le coreografie a livello ginnico non aiutano nemmeno alla fine quando lei si attacca in un bacio piroettante più da fenomeno circense che di danza classica.
Tolte le punte le esibizioni sono tutte rigorosamente a piedi nudi con salti acrobatici piroette e pas de deux perfettamente asimmetrici.
Piace la danza contemporanea? Insomma. Guardando gli spettatori in sala la domanda sorge spontanea perchè i visi non sono proprio attenti con molti spettatori intenti a manovrare lo smart per immortalare una sequenza e poter dire agli amici, io c'ero. Molto chic! Sì ma non c'è l'incanto della danza classica col balletto sulle punte del quale, c'è poco da dire, si sente la mancanza.
Un po' come l'Opera allestita secondo la tradizione degli antichi fasti.
Ma bisogna guardare avanti nel quale forse è impensabile un futuro ancora sulle punte perchè comporta grandi sacrifici che vanno oltre un allenamento da ginnasti.
Quest'anno il repertorio è molto vasto con Guest Star La Fondazione della Danza Aterballetto (con Sentieri Vertigo e Rain Dogs nonchè Don Quixote de La Mancha) che negli anni passati ha avuto molto successo con Certe Notti su musiche di Ligabue dove il connubio danza classica e hip hop si sposava felicemente.
Perchè il segreto di uno spettacolo avvincente di danza, contemporanea o classica, è sempre racchiuso nella musica che accompagna le movenze danzando con i ballerini. Infatti l'idea geniale è proprio in questo Trio Concert Dance dove la coppia “maschio e femmina” in perfetto sincrono a rappresentare l'androgino (l'eterno ritorno di Odile e Odette) danza insieme alla musica a rendere divina la performance.
Le musiche sono di un lirismo raffinato esaltate al pianoforte da Bruce Levinston che vanno da Sebastian Bach, Frederic Chopin, Philip Glass, Gyorgi Ligeti, Mozart, Eric Sati e Domenico Scarlatti con i solisti dell'Opera Italiana al violino, viola e violoncello: un concerto con alcuni brani che hanno fatto da intermezzo galvanizzando la platea che ha ascoltato in religioso silenzio.
L'evento Parma Danza si spalma per tutto il mese di aprile fino al 9 maggio che chiude con il Lago dei Cigni, Balletto Classico dell'Opera di Kiev tutto sulle punte a confrontarsi con il Canto del Cigno del Balletto di Roma con una rivisitazione alla Matthew Bourne's Swuan Lake presentata agli Arcimboldi di Milano questa Primavera.
Grande attesa per Carolyn Carson che ritorna a Parma dopo lo spettacolo EAU e molta curiosità per Tosca e Traviata della Compagnia Artemis di Monica Casadei e l'Eoliene in Circo coreografico.
E grandi applausi per tutti perchè comunque vada, dietro ogni performance di danza c'è sempre un grande lavoro di ricerca per nuove forme di allestimento e molto allenamento fisico. L'importante come detto sopra è scegliere la musica a dare il ritmo per tenere il passo tra lirismo o sensualità carnale.