domenica 3 novembre 2013

IN COMPAGNIA DEI GGGGIOVANI

Parlando di gggiovani sul filo del Corriere di oggi, mi torna alla memoria la Compagnia dei Giovani fondata

da Romolo Valli con Rossella Falk Anna Maria Guarnieri ed Umberto Orsini che si è sciolta con la
morte di Valli al quale è stato dedicato un teatro a Reggio Emilia.
La compagnia non ha mai avuto un teatro stabile a proporre le commedie
spocchiose della piccola società borghese degli autori italiani con Pirandelloin testa. 
Il loro cavallo di battaglia era infatti Sei personaggi in cerca di autore, ma più che autore evidentemente cercavano un Teatro che per questioni
politiche non è mai stato loro donato. Era il tempo dei sinistrorsi alla Fo che faceva sempre coppia  con France Rame o alla Carmelo Bene con Manuela Kusterman sempre nuda sul palco. Facevan tutti molto sinistra quella che a tutt'oggi i sinistrorsi
vogliono rinnegare. Eppure c'era fermento sia a sinistra che al Centro. La destra era off solo di pertinenza della politica estrema.
La cosa curiosa è che nessuno di loro ha lasciato eredi. Questo è da imputare al fatto
che non erano giovani purtroppo ma tutti di età matura. Giusta comunque per
un Teatro perchè li si guardava da lontano ascoltando solo le loro recite di
attori di razza. Un conto è leggere scrivere ascoltare...che accende la
fantasia, un altro è l'immagine che non sempre è in sintonia con l'autore o l'attore rompendo l'incantesimo del testo d'eccellenza. Infatti Rossella Falk si è data al cinema e alla Tv nella quale le hanno sempre offerto ruoli di
donna arcigna e di carattere perchè aveva una faccia spigolosa che a Teatro invece lei ha sempre tradotto come attrice di classe. 
Anna Maria Guarnieri invece ha trovato spazio in Tv, soprattutto grazie al clamoroso successo di Giulietta e Romeo portato in teatro con Giancarlo Giannini, mentre al cinema si è limitata a prestare la voce alla interprete Olivia Hussey indimenticata nel ruolo di Giulietta di Franco Zeffirelli.
Purtroppo la Compagnia ha
avuto breve durata nella quale gli attori si sono molto divertiti, così come ha
dichiarato la stessa Falk alla morte di Romolo Valli nelle varie tournées, dando in pasto al pubblico commedie pallosissime. Per i gggiovani ovviamente.


mercoledì 30 ottobre 2013

SHAKESPEARE IN POLVERE DI STELLE


(Ma 'ndovai se la banana non ce l'hai?) Molto Rumore Per Nulla in scena Sabato sera 19 ottobre al Teatro Due di Parma in prima nazionale.
Una rivisitazione molto scorretta dell’opera di William Shakespeare che già di suo è una sorta di Taralucci e Vino perchè finisce in vacca.
Infatti la promessa sposa, vergine di nascita, finisce per essere sputtanata e rifiutata davanti all’altare dal promesso sposo caduto nella trappola delle chiacchiere di paese.
Il paese è piccolo e la gente mormora.
E non si fa per dire: fra il pubblico ho avuto il piacere di sedermi accanto a tre giovani inglesi, una coppia ed un terzo arrivato apposta per lo spettacolo all’ultimo momento perché aveva in spalla un grosso zaino.

Il rumore che hanno fatto è stato illuminante perché si sa che loro si cibano di Shakespeare fin dall’asilo con le commediole scolastiche per cui conoscono le battute a memoria.
Infatti ridevano con tempismo pur non conoscendo bene l’italiano come mi diceva il ragazzo saccopelista rimasto attento fino ad un certo punto perché poi cominciava ad appisolarsi.
“Dormi?”  e lui: “Non ce la faccio più” tanto che poco tempo dopo si era alzato per uscire lasciandomi di fianco alla ragazza inglese piuttosto su di peso con un vestito folk lungo fino ai piedi, le spalle nude e le infradito, vagamente, ma molto alla lontana, somigliante a Amy Adams che comunque fa fenotipo di genere Inglese.
La ragazza si scompisciava dalle risate intervallate con commenti a caldo:  “Italiani!” per dire forse che come guitti da strapazzo che tutto traformano in polvere di stelle non sono paragonabili a nessuno.

Della commedia c’è tempo per approfondire ma non posso esimermi dal controbattere a freddo alle battute dell’inglesina perché secondo me, ma questa è un’opinione, voleva ribadire quel concetto di sordida memoria nel quale si afferma, senza ombra di dubbio: “Ci facciamo sempre riconoscere!” 




Ma se un classico è scivolato nell’avanspettacolo come Polvere di Stelle perché noi italiani, diciamolo, ce l’abbiam nel DNA, è da elogiar l’intento molto alto di riportarlo in una location tanto prolifera della cinematografia americana degli anni 50 che va Da qui All’Eternità fino ai giorni nostri con New York New York con Robert De Niro e Liza Minnelli e sottofondo di motivetti swing suonati da orchestrine jazz con tanto di trombe e tromboni.
In questo senso l’operazione è riuscita (al pianoforte Emanuele Nidi, Clarinetto Paolo Panigari, Trombone Fabio Amadasi, contrabbasso Francesca Licaussi, batteria Gabriele Anversa) perché effettivamente l’orchestrina in scena era accattivante proponendo melodie classiche di quel tempo come Blue Moon, Cheeck to cheek e così via ad accompagnar l’inizio delle liaisons e intrecci correlati di pettegoli e impiccioni per rompere o creare rapporti di coppie.

L’orchestrina però segnava il ritmo che mancava alla commedia tutta in falsetto come una serie di gags dei teatrini e compagnie di giro, sempre loro sempre gli stessi che escono ed entrono cambiando abiti di scena. Elisabetta Pozzi e Gigi Dall’aglio (e la regia di Walter Le Moli) per esempio sono come Ridge e Brooke delle soap: se non ci fossero loro a tenere in piedi lo spettacolo…
Meno male che c’erano questo va detto perché sono professionisti sempre amati dal pubblico affezionato così come succede con i protagonisti delle soap sempre presenti in video tanto da sembrare ormai di casa nostra.

Infatti si sono attenuti al testo shakespeariano facendo molto Rumore Per Nulla preso alla lettera perché alla fine (tre ore e mezza di spettacolo) non se ne poteva più tanto che le canzoni del finale suonavano come delle nenie cantilenanti alle orecchie stanche degli spettatori.
Perché tante ore se il soggetto è stato ampiamente trattato nel film omonimo diretto da Kenneth Branagh in un’ora? Per dare modo all’orchestrina di inserirsi nel contesto?Allora perché non fare uno spettacolo con un soggetto nuovo? Molto più facile attenersi a quelli collaudati da tempo che così il successo è assicurato.


Quello che manca a quest’opera teatrale è la leggerezza e credibilità del film con Emma Thompson Denzel Washinghton.
Infatti La Thompson e Kenneth erano totalmente immedesimati nei ruoli di botta e risposta di Beatrice e Benedetto da contendersi la primarietà negli applausi a scena aperta. Tanta competizione da animali da palcoscenico li ha poi portati alla rottura del loro menage coniugale separandosi di brutto.
                        https://www.youtube.com/watch?v=1nbtFFJyB00
In scena invece cavalcavano soavemente le battute shakespeariane danzando un duetto  con ironia e humour molto british del tutto svanito nella commedia a Teatro Due della quale, come detto sopra, ha fatto godere molto la musica.
Un’idea: perché non fare uno spettacolo con l’orchestrina a tutto swing e dare a Shakespeare quel che è di Shakespeare…?


LA TRAVIATA FRA TEATRO, CINEMA E TV

   LA TRAVIATA DI LELLA COSTA

Bravissima Lella Costa, attrice brillante, affabulatrice coinvolgente, ironica e cinica, tenera e dolcissima, dalla parte delle donne.
Con Traviata, L’Intelligenza del cuore, ha recitato un lungo monologo in difesa appassionata delle donne, “quelle” particolari: cocottes, mantenute, prostitute…traviate appunto, contraddistinte da una vita vissuta a…
 “Quanto?” e a ritmo praecox.
“Dai carino, facciamo presto. Già fatto? Sei fantastico!”, a 360 gradi di pari passo con l’amore e con la morte. Ieri era la Tisi, oggi è l’AIDS.
Amore e morte, difficile sottrarsi a questo fascino sottile e vampiresco.
“Ma tu vai con le prostitute?” “Chi, ioooooo?”
Nessuno lo ammette, ma chi…almeno una volta?
A pagamento piace, piace eccome: idraulici, manager, bancari, finanzieri, principi, muratori, geometri, ingegneri, ministri, presidenti, giornalisti, conduttori, speleologi, docenti, medici, infermieri, facchini, avvocati, magistrati, sindaci, assessori, cantanti, baristi, commercialisti e tanti, tanti calciatori.
Una botta e via. No, anche tante chiacchiere, confessioni e forse anche amore.
Amore come quello di Armando e Margherita Gautier, un amore speciale che si chiama devozione e salvezza.
“Amami Alfredo! (voglio succhiare il tuo sangue)” è il grido di Violetta-Margherita.
Pronti! Una mano al portafoglio e un braccio al flebo, risponde Alfredo-Armando al richiamo. E’ la sua fine?
No, perché l’uomo è forte, l’uomo non sa amare.
Dopo quattro mesi di ritiro in campagna con la sua amante, comincia a metter su pancetta e a sbadigliare.
Margherita-Violetta “rifiorita”lo mantiene,
Margherita-Violetta “rinnovata” lo ama,
Margherita-Violetta “intelligente” lo lascia per amore di luied eliminare il contrasto con la famiglia ed il sociale,
Margherita-Violetta va a morire: da donna traviata diventa Divina. Ha studiata da santa e merita la promozione.
Amore e Morte: Giuseppe Verdi voleva che la sua opera si chiamasse così ma gli sponsor glielo hanno impedito imponendogli “La Traviata” perché è così che si chiamano “quelle”.Oggi si chiamano Escort o fica-economy. Da ruggito.







TRAVIATA AL PROFUMO DI VIOLETTA
L’anno scorso è stata la Tata in carriera, una sorta di Mary Poppins che saliva ai vertici delle famiglie che contano nella fiction Solo per Amore.
 Questo sarà l’anno della Violetta strapazzata. Violetta è il nome d’arte: c’è chi la chiama castorina, oppure topa, o meglio ancor prugnetta. Nel Padrino di Mario Puzo è chiamata Violetta, portata da una damigella d’onore e strapazzata in salsa mafiosa. Violetta Valery è invece la protagonista  della Traviata, ovvero di quella celebre Margherite Gautier  del romanzo di Alessandro Dumas, tradotto anche in opera di Giuseppe Verdi.Dal palcoscenico al cinema passando dalla Tv tante sono state le protagoniste di questa storia drammatica. Da ricordare una chiassosa e inconsueta Greta Garbo, e poi una pruriginosa Isabelle Huppert diretta da Bolognini dove l’attrice si proponeva in versione ragazzina e della quale  è rimasta celebra la frase: “Gli uomini vogliono venire a letto con me perché io con loro mi diverto”.



La scena più erotica l’ha  invece proposta Svetla Vessileva la soprano che ha interpretato una Violetta lussuriosa  danzando su un tavolo con la crinolina spaccata in due  per mostrare in alto i calici e in basso la mutanda: libiam, libiam…! Roba da far rivoltare Verdi nella Tomba
La Traviata più fastosa e curata nella scenografia è stata quella girata da Franco Zeffirelli con Katia Ricciarelli (in Teatro) e Teresa Strata al cinema in un tripudio di colori, sale a specchi e champagne che scorreva a fiumi accompagnando i gorgheggi della soprano.
Fra un calice e l’altro faceva capolino anche Francesca Neri  in una fiction Tv girata in coppia con Sergio Muniz, una versione melò che non ha colpito particolarmente per l’improbabile accoppiata.
Più credibile e più scintillante è sicuramente la nuova miniserie Tv per Rai Uno con due protagonisti

d’eccezione come Vittoria Puccini (che in questi giorni sta sbancando il box office perché in testa alla classifica delle commedie all’Italiana con la Vita Facile in sorpasso a Manuale d’Amore tre e Tutti al mare) e Rodrigo Diaz il fascinoso interprete latino di Terra Ribelle messosi in luce per la bellezza talmente strepitosa da stracciare tutti gli altri componenti il cast.




L’accoppiata è di sicuro effetto perché le crinoline pizzi e merletti  come sa portarli la Puccini non si è ancora visto con nessuna, riuscendo lei a valorizzarli al massimo con il viso dolce di una delicata porcellana nel quale gli occhi verdi mandano bagliori di passione ardente. Quella che vedremo consumare nella miniserie per il bel Rodrigo il cui sorriso smagliante è un tiro al bacio con lingua in bocca perché tutto da mangiare in un sol boccone come una bella bistecca di manzo. L’odor di stalla si sa che attira nobili e servette, ma il bel Rodrigo  in questa miniserie vestirà quelli di un nobile nullafacente dedito al vizio del gioco e delle donne di vita, perdendo la testa per Violetta con una finale a sorpresa, tutto improntato al positivo, per stemperare la drammaticità dell’opera e per essere in linea con i tempi che corrono.
Giustissimo perché ai giorni nostri le Escort sono al Top della classifica delle donne più in vista ed invidiate come protagoniste di cronaca rosa e dei giornali patinati perché animano lo spettacolo vivendo poi nel lusso e nello scintillìo come specchio del costume di questa nostra bella società. Scostumata!



  LA TRAVIATA RISORGIMENTALE
  
Violetta fiction Tv ovvero La Traviata l’hanno rivisitata nobilitandola con l’allure dell’eroina risorgimentale.
Operazione Unità d’Italia che era riuscita solo alla Contessa di Castiglione, anche lei donna di un certa “pratica” che era stata ingaggiata da Camillo Benso Conte di Cavour per sedurre Napoleone III ed indurlo ad allearsi con gli Italiani nella guerra contro gli Austriaci.

Cosa che le riuscì in pieno finendo poi i suoi giorni, dopo i momenti di gloria, nell’anonimato.
La Contessa di Castiglione è stata interpretata da due attrici in serial Tv: la prima è stata Virna Lisi  che ha interpretato la Contessa con classe e nobiltà mentre la seconda è stata Francesca Dellera che ha fatto della contessa una nobile stropicciata.
Infatti sembrava sempre una che si era appena alzata dal letto dove ne aveva fatto di ogni, perché il capello a ricciolo era ad effetto spettinato ed era avvolta in crinoline trasparenti che a mala pena coprivano il capezzolo del  debordante décolletè. Insomma più che una contessa una cocotte di lusso sempre in fregola. La scelta su di lei era caduta perché nella realtà aveva sedotto il principino Emanuele Filiberto con il quale aveva convissuto a Parigi in una scabrosa liaison.
Se la Dellera non ha lasciato il segno è da imputarsi anche al fatto che la fiction non fosse entusiasmante mentre Virna Lisi ha nobilitato il ruolo  grazie allo sceneggiato curato nei particolari non solo nei costumi e ambientazioni ma soprattutto nella formazione di un cast d’eccezione formato da grandi attori di teatro ai quali allora si dava molto spazio anche in Tv.


A differenza di oggi invece che gli attori vengono scelti, senza aver mai recitato, fra i reality o varie comparsate Tv dove si distinguono per la loro carnalità come fighi e figottone i quali strada facendo riescono anche a perfezionare il talento naturale. Se ne sono dotati.
Tornando alla Traviata, nonostante la rivisitazione corretta, la fiction è risultata avvincente e gradevole anche se con qualche particolare stonato come per esempio il look della protagonista Vittoria Puccini acconciata più in stile Belle Epoque  che in quello del romantico ottocento così ben rappresentato nella serie cinematografica della Principessa Sissi o del Gattopardo.
Virna Lisi è un’attrice particolare perché molto valorizzata in Patria che ha compreso la sua personalità mentre invece l’America non è riuscita ad inquadrarla volendo sfruttare la sua bellezza perfetta per fare un sex symbol burroso alla Marilyn Monroe mentre invece andava inquadrata in una tipologia più moderna alla Michelle Pfeiffer.
Proprio per questo stampo di modernità Virna Lisi è tuttora un’attrice apprezzata per la sua professionalità ed elegante bellezza senza tempo.

CARRERAS & FRIENDS in un curioso concerto a Brindisi dove canta Traviata con Katia Ricciarelli e un'altra coppia in versione comica.


                                                     

 LA TRAVIATA DI MARIA CALLAS






al Teatro Regio di Parma nel 1951
(di Francesco Maria Piave) Musica di Giuseppe Verdi
Rappresentazioni: 30 Dicembre 1951, 3, 4 e 9 Gennaio 1952
Interpreti: Maria Meneghini Callas (30.12) e Fiorella Carmen Forti (Violetta); Ebe Ticozzi, Maria Varetti (4.1) e Gabriella Galli (9.1) (Flora); Maria Varetti e Sandra Nenni (4.1) (Annina); Arrigo Pola e Gianni Raimondi (9.1) (Alfredo); Ugo Savarese e Walter Monachesi (4 e 9.1) (Giorgio Germont); Vittorio Pandano (Gastone); Camillo Righini (Barone Douphol); Enzo Cecchetelli (Marchese d'Obigny); Aristide Baracchi (Dottor Grenvill). Prima Ballerina: Anna Maria Bruno.
Maestro Direttore: Oliviero De Fabritiis. Regista: Riccardo Moresco. Maestro del coro: Gianni Lazzari.
Scene: Ercole Sormani.
Costumi: Casa d'Arte Imperia.
Impresa: Cittàdi Parma - Teatro Regio.

Altri interpreti: Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma.    








martedì 22 ottobre 2013

LA PRIMA DELLA TOSCA AL REGIO DI PARMA

Con la TOSCA Parma ha chiuso la stagione Lirica 2009 al Teatro Regio.
Le maestranze hanno scelto questo giorno per protestare con i tagli previsti per il prossimo futuro perché la città viene indebolita nella sua cultura di eccellenza.
L’Opera lirica infatti  a Parma è molto seguita anche dai giovani  a differenza di tutte le altre città italiane ed Europee.
Per diffonderla in tutte le case sono presenti anche le Tv locali a trasmettere in diretta lo spettacolo del palco e del foyer.
Pertanto ieri sera era presente solo Tv Parma perché l’altra, quella del Ducato, non ha potuto presenziare per un disguido tecnico (diciamolo pure, un colpo di sfiga perpetrato poi nel tempo perchè è sparita dal foyer per mancanza di fondi).
Dispiace dirlo ma a forza di suonare (da un po’ di tempo a questa parte) campane a morto, a volte tocca.
Sì, perché questa emittente ducale non si accontenta di fare cronaca locale, ma si espande fuori del circondario per andare a cercare gli incidenti stradali, sul lavoro o quant’altro da segnalare nei propri notiziari Tg addentrandosi nei Comuni di  Cremona Piacenza Reggio e  Modena.
Così contendendo il primato dei morti non solo all’altra emittente tv Parma, ma pure al primo foglio locale già famoso di suo per i necrologi dei parmigiani.
Insomma, in una morìa collettiva, la Tosca non poteva che emergere con l’acuto della soprano Micaela Carosi, portata in trionfo dalla platea plaudente.
L’attesa dei commenti nel foyer era molto sentita.
La bionda teleconduttrice di Tv Parma (inviata del foglio locale Gazzetta),  non ha perso tempo rincorrendo il più grande produttore di prosciutti della nostra città, abituale frequentatore del Teatro, al quale ha dato il microfono per il suo parere.
Sull’opera? No sul negozio di salumi aperto recentemente a New York.
 “Ci racconti di questo negozio” chiosava la telegiornalista ganza, over anta, vestita di rosa a palloncino come una fanciulla in fiore.
Certo che allora ha un bel dire il Sindaco di questa città Pietro Vignali che “Parma, con questi grandi eventi, si apre alla cultura”.
Alla cultura nei negozi di salumeria, dove il cotto è un  marchio doc?
Si …”accattatev ‘illo”          

sabato 19 ottobre 2013

MIKHAIL BARYSHNIKOV E ANA LAGUNA IN ASSOLO E DUETTO.



Three Solos and Duet con Mikahil Baryshnikov e Ana Laguna in scena al Teatro Regio di Parma per l’evento Parma Danza Maggio 2009.
Chi dei due ha la dentiera? Nessuno dei due perché alla loro età sanno ancora mordere, alla grande: fisico snello, asciutto per entrambi, scattante e pieno di slanci come quello di due adolescenti che hanno fermato il tempo.
Quel tempo che Mikhail ripercorre trasmettendo immagini docu dei suoi esordi quando veniva filmato negli esercizi alla sbarra come ballerino di grandi promesse.
Perché già da allora, nel ragazzino un filo goffo ma sprizzante energia allo stato puro, si intuiva il talento del grande ballerino. Il più grande di tutti i tempi perché ha oltrepassato il confine del classico della igorosa scuola russa, per unirsi a quello contemporaneo americano, fondendo e rinascendo in tutta la sua originalità.
“Quando sono sbarcato a New York ero ingenuo” dice di sé Mikhail che comunque ha imparato presto la lezione della Grande Mela, fatta di lavoro duro accompagnato da un pizzico di cinismo e tanta fortuna dietro l’angolo. Sì, perché il ballerino che volava sul palco, con l’occhio glauco ed il capello biondo, non lasciava indifferente il pubblico femminile composto per la maggior parte da star plaudenti sensibili al richiamo del suo forte sex appeal. Che veniva sollecitato ad esprimere anche sullo schermo con la partecipazione a vari film ad introdurlo nel firmamento di Hollywood e delle suo quotazioni in borsa. Come la sua, veramente consistente da come evidenziavano le calazamaglie trasparenti con pacco in evidenza. Tanto bastava per conquistare dive fashion di “gusti difficili” del calibro di Jessica Lange e Sara Jessica Parker. Ma non sono state loro a renderlo grande, bensì i suoi balletti che resteranno sempre nella memoria come performance del ballerino classico più aerodinamico che sia mai esistito.
Lo spettacolo è iniziato con un assolo Valse-Fantasie in cui fa sfoggio di talento mimico nell’interpretare un uomo poco prima di incontrare un vecchio amore mai dimenticato.
Davanti allo specchio ricorda nel sistemarsi i capelli ed il vestito, facendo quiei piccoli gesti quotidiani accompagnati alle emozioni che sono riaffiorate e che lo portano a saltare nell’altra dimensione dei classici tre metri sopra il cielo.
Un altro assolto in Years Later danza sullo sfondo dei suoi esercizi degli esordi, ai quali si aggiungono le sue immagini proiettate, una gigante e l’altra ad effetto ombra, mentre lui rimane in scena a dimostrare di non aver mai perso la sua dimensione di uomo normale, con i piedi per terra. Perché i voli pindarici fanno solo parte dello spettacolo e delle illusioni.
Ed infatti quello che stupisce è la sua performance di uomo, più che di ballerino in calzamaglia, perché come tale volteggia sul palco vestito normalmente con giacca e pantaloni: prima con le scarpe da ginnastica e poi a piedi nudi.
Infine ecco l’accoppiata con Ana Laguna, la ballerina di origini spagnole anche lei non più giovanissima, con fili d’argento fra i capelli cresciuti allo stato naturale: no problem, l’energia che sprigiona è ancora più forte e potente.
Prima in un assolo anche lei in cui esprime le emozioni pensando all’incontro con lui, Solo for Two, e poi Place in cui danzano insieme in una sorta di quadretto familiare dove il quotidiano rende un filo demenziali dipanato fra piccoli litigi, dispetti intorno al tavolo da cucina e riappacificazioni con fughe di lei sotto il tappeto, come una qualsiasi coppia normale.
E’ in scena il fascino indiscreto della normalità danzato nella terza età in cui oltre ai contrasti, si fanno conti e bilanci del vissuto.
Uno spettacolo singolare diverso da tutti quelli visti fino ad ora. Molto avvincente nonostante la contemporaneità. Sì, perché la danza moderna non sempre è compresa fino in fondo anche perché spesso risulta un filo noiosa riducendosi a veri e propri saggi di ginnastica con coreografie alienanti da catena di montaggio e musiche che sono un gnigo gnogo a tambur battente. Ricordo una Compagnia di New York che aveva inscenato una coreografia con sottofondo una goccia d’acqua martellante fino alla fine: da urlo, come una sorta di tortura da Guantanamo.
Non è questo il caso perché i quadri coreografici anche se ridotti all’essenziale nelle scenografie sono arricchiti da una bellissima musica che accompagna le movenze dei ballerini: E di questa felice scelta della colonna sonora, va sicuramente il merito all’ esperienza Hollywoodiana di Baryshnikov che comunque non è indicata nel libretto.
L’entusiasmo del pubblico ha sommerso di applausi i due interpreti con un’invasione di ragazzine verso il palco armate di telefonini, nonostante i divieti delle operatrici di sala. Molto piacevole davvero.


martedì 15 ottobre 2013

PORGY AND BESS OPERA MUSICALE

   PORGY AND BESS, APPLAUSI E COMMOZIONE.
Dolore, dolore, dolore. Tanto dolore e commozione fino alle lacrime:
La condizione di un negro d’America negli anni 30 era davvero miserevole.
Nessun diritto, nessuna pietà nemmeno per i vecchi e per gli storpi. Ma la comunità si univa in coro, compatta e solidale, per farsi coraggio e continuare il cammino.
“Fa che la ruota giri, giri, giri…Lascia che giri! Fino a quando incontreremo il nostro fratello nella terra promessa”
George Gerswin l’autore di Poggy and Bess in scena al Teatro Regio, dal 13 al 17 febbraio era fiducioso come se scrutasse da lontano l’orizzonte di gloria di un Barack Obama a riscattare il mondo dei diseredati ed emarginati di colore.
Come quello in cui si svolge la storia di Porgy and Bess (Morenike Fadayomi) divisa fra una passione distruttiva per Crown (Cedric Cannon) e il sentimento sublime per il paraplegico Porgy (Kevin Deas).
Una donna fragile dipendente da tutti, anche dalla polvere d’angelo (coca) che le fornisce un damerino da strapazzo Sportin’Life (cantante-ballerino Jermaine Smith) per farla sua e strapparla ai due rivali. Ma l’amore trionfa sempre.
Quando è forte e sincero come quello di Porgy che, umiliato e offeso, gli dà la forza per vincere in una lotta corpo a corpo con il carnale e volgare Crown per poi correre, lui paraplegico, a NewYork a riconquistare la sua Bess.
Sarà opera, sarà musical, sarà che il pubblico era diviso fra questo dilemma, ma quel che è certo è che questo è uno spettacolo degno di un tempio del melodramma come il Teatro Regio per l’alto livello artistico con cui ha rappresentato sia i cori nei momenti drammatici dei funerali alternati a quelli gioiosi del pic-nic, che gli assolo degli interpreti e vari personaggi, di grande impatto emozionale.
Come quello di Bess che, in bilico fra un dualismo portato agli estremi e vissuto in modo sofferto che fa impazzire gli uomini, passa dal rosso peccaminoso dell’abito scollato a quello pudico e a fiori con disinvoltura e credibilità.
Bravo anche il focoso Crown e poi lui, Porgy il protagonista assoluto, dalla voce calda e sensuale di grande appeal nonostante la sua menomazione (scenica ovviamente).
Di grande spicco anche i personaggi da Maria (Marjorie Warthon) la copia di Mamy di Via col Vento (Ricordate?”…du mangiare come un uggellino miss Rossella…”).
L’apice emozionale è stato raggiunto con l’esecuzione della famosa ninna nanna, il Summertime cantato magistralmente da Clara (Heater Hill). Gli applausi alla fine sono arrivati scroscianti e sentiti. Come tutta l’Opera!
           DIAMANTI AL REGIO FRA UNA CASCATA DI PAILETTES


Una cascata di paillettes è scesa al teatro Regio in occasione della prima di Porgy and Bess, fra le tante signore che si sono ispirate all’America anni 30 e alle musiche di Gerswin.
Paillettes a go-gò su abitini corti con disegni a rombi o a spirale o a forma di di mantelline a ornamento e in applicazioni, ad arricchire accessori nei colori più svariati.
Molte le gonnelline corte, a linee fresche e svolazzanti  di chiffon orlate a nastri, o di raso e taffetà chiuse ad anfora.
Immancabili i soliti tubini neri abbinati alle décolleté a punta tonda, oppure a guanti fascianti o sandali gioiello.
Purtroppo terribili quelli evidenziati in primo piano da una rubrica settimanale locale infilate in calze arete color nudo di stile circense nell’intento di proporre tendenze con rigore tecnico.
Un particolare che avrebbe fatto impallidire Audrey Hepburn perché la rubrica citatava a modello Colazione da Tiffany confusa inequivocabilmente con Sex And The City.
Infatti gli accostamenti eccentrici e stravaganti, come se fossero pescati a caso dagli armadi,  di questo serial televisivo (poi riscattati nei due film omonimi) stanno ispirando i giovani stilisti presenti anche nelle ultime sfilate di Milano – definite “pagliacciate” da (e da che pulpito) Dolce e Gabbana – create con il preciso scopo di conquistare i consensi del mercato americano (quello che compra) controllato dalla sua guru Anna Winthour, direttrice di Vogue  (snobbata da Hillary Clinton la quale continua la sua campagna elettorale con tailleur classici color pastello).
A noi era sfuggito perché rapiti dalla visione di gioielli ben più preziosi sui quali si erano focalizzati gli sguardi nel foyer.
L’attenzione era tutta per loro grazie ai lampi e bagliori multi sfaccettati che emettevano come due diamanti, tanto da mettere in secondo piano l’interesse per le mises.
Stiamo parlando delle due star di razza imperiale, ovvero la bellezza creola di Denny Mendez ex Miss Italia e quella algida di Elena Santarelli, la Bardot italiana, che hanno posato per un’istantanea (foto Rita Guandalini) accanto al sindaco di Parma Pietro Vignali il quale, con questo colpo di teatro (Regio) è riuscito a surclassare perfino Pippo Baudo che, avvalendosi del binomio-soubrette “(queste le ho scoperte io”) mora e bionda, si presentava con orgoglio puntualmente a S.Remo sul palco dell’Ariston.
Così, tutte pazze per Vignali, le signore facevano la fila per salutarlo e per complimentarsi della presenza di Dennis Mendez, sua ospite che, sorprendentemente è ancora più bella dal video che in video mentre la Santarelli  è uguale a come l’abbiamo ammirata al cinema e sull’isola.
Una serata che era partita quasi in sordina stante una rappresentazione per i parmigiani un po’ anomala, fuori dagli schemi della Lirica, e di Verdi in particolare che invece è sbocciata in vivacità ed eleganza come in poche altre occasioni.
Un Regio nuovo, effervescente, colorato solare e vivo perché ormai aperto a tutte le performances artistiche dunque in grado di attirare non solo a livello internazionale ma soprattutto a conquistare le fasce dei giovani che, come ha detto la Santarelli, quando passano davanti a questo Teatro si sentono investititi da timor riverenziale.
Sì, facendo bivacco con le merendine tirando poi dritto verso altri lidi: disco, pub, movide e sbevazzate varie!
         

giovedì 10 ottobre 2013

CARMEN? C’EST MOI

Serata danzante  a Parma Sotto le Stelle nel Cortile della Pilotta con la Compagnia di Antonio Gades in scena con un dramma infinito: quello della Carmen.
Il personaggio di Carmen ha affascinato molti autori a 360 gradi, dalla lirica al cinema ed al teatro passando per la danza, e tutto a suon di nacchere.
Te la canto e te la suono a passo di flamenco, quell’ossessivo battere di tacco fino ad arrivare al colpo secco finale, inflitto alla Carmen da Don Josè, una sorta di Pigmalione vendicativo che non vuole perdere la sua creatura.
Perché Carmen è un predatore, non una vittima, che punta dritta dove la porta il suo istinto erotico.
Un impulso violento e primordiale tale da scatenare passioni ardenti sfociate inevitabilmente in tragedia.
A raccogliere questa tesi, sviluppandola in Teatro è stato il geniale coreografo Roland Petit  perché si è ispirato ad una Carmen in versione maschietta, proponendola con i capelli corti e il corpo flessuoso e acerbo di una ragazzina, un tipo androgino impersonato da Polina Semyonova, la quale ha fatto di Carmen una ragazza di facili costumi che lavorava in una sorta di Moulin Rouge ambientato in un’atmosfera fra il Porto di Marsiglia e la Casbah di Pepèn Le Moko.
Roland Petit è scomparso proprio in questi giorni così come Antonio Gades già da tempo, due autori geniali che hanno dato a Carmen un’impronta maschia cancellata completamente nella recente Opera Lirica al Teatro della Scala con la regia di Emma Dante nel quale l’ultima Carmen in scena era tutto un trionfo di carnalità con forme extralarge e femminilità debordante.
Per non parlare della versione di Monica Guerritore che alcuni anni fa aveva recitato a Teatro in un monologo di stampo femminista esibita in giarrettiera a cavallo di una sedia come una sorta di chanteuse da cabaret, angelo azzurro fatale e crudele.
A gambe aperte in copertina, come la Gilda di antica memoria (impersonata scandalosamente al cinema dalla Guerritore con la regia di Gabriele Lavia) il suo monologo di Carmen si estendeva ad un’intervista fiume rilasciata ad noto settimanale nel quale confondeva il personaggio con la donna.
Una versione poco credibile  per una che aveva dato il nome di Maria Fragolina alla propria figlia. Suvvia…Carmen?Adesso parlo io…intitolava la Guerritore. Ehhhh! anche meno.
Insomma chi è Carmen? E’ la femme racchiusa in tutte noi nella quale purtroppo si identifica un qualche Don Josè di turno. La Carmen ? C’est moi!