venerdì 25 marzo 2016
ALVIN ALLEY AMERICAN DANCE THEATER : OPEN DOOR ED EXODUS
OPEN DOOR
http://www.alvinailey.org/open-door?utm_source=nycc_eblast_dec22&utm_medium=email&utm_campaign=week4
giovedì 17 marzo 2016
FRANZ SCHUBERT IN PIANOFORTE AL TEATRO REGIO
Non c'è niente di più bello di una melodia danzata sulle note di un pianoforte al ritmo di un autore come Franz Schubert: allegro ma non troppo, andante, molto moderato ma sostenuto, scherzo allegretto in trio o vivace con delicatezza. Le mani fatate erano quelle di Alexander Lonquich che Venerdì 16 marzo ha eseguito in concerto brani dell'autore tedesco.Sonate con diverse tonalità ispirate a quelle di Mozart e Beethoveen passando dalle note a tasto battente in ritmo solenne o marziale per poi passare alla delicatezza delle melodie delle dita fluttuanti e a mani intrecciate. D'obbligo il religioso silenzio per raccogliere il suono di ogni nota a dare felicità all'anima che pare va distanziarsi dal corpo per danzare una musica solenne e celestiale.
Non per niente Schubert è anche l'autore di quell'Ave Maria che tutti conosciamo e che ogni volta ci emoziona.
Le sonate di questi autori tedeschi (tra i quali anche Shumann e Sebastian Bach) si differenziano da quelle del francesizzato Frederic Chopin (polacco d'origine) le cui melodie sono invece tutto un crescendo dal dolce al delicato vivace andantino moderato o sostenuto, quasi mai mai allegretto perchè impregnate di un romanticismo decadente che ti avvince malinconicamente in modo struggente ad interpretare un'epoca come l'800 con l'amore vissuto con gli ardori dell'anima sublimati platonicamente e sfociati nelle affinità elettive fra due persone che si sentivano spiritualmente unite in un'esaltazione di quell'amor cortese iniziato con le saghe celtiche nel mito dei poeti cantori e suonatori.
Ma con tutti questi autori la musica del pianoforte è sempre magica e coinvolgente specie se a suonarla è un grande maestro come quello in scena, Alexander Lonquich, applaudito da una platea con tanto entusiasmo: sostenuto e andante.
sabato 5 marzo 2016
LES BALLETS TROCkADERO DE MONTECARLO
I Trockadero hanno aperto la stagione Parma Danza 2016.
Li avevamo già visti anni fa e rispetto a quella esibizione che aveva strappato tante risate questa volta hanno davvero entusiasmato perchè le performances sono state strepitose svolte con una tecnica perfetta.
Appuntamento immancabile con il Lago dei Cigni sempre molto ironico il balletto ha spaziato tra Esmeralda e Don Chisciotte liberamente rivisitati per dare risalto ai personaggi femminili dei “travestiti” che sprizzavano energia muscolare esplosa con acrobazie di grande slancio che sopperiva alla mancanza di grazia delle ballerine classiche.
Senza grazia dunque ma con tecnica perfetta che ha rasentato la perfezione nella morte del cigno mimando perfettamente le movenze animaleche di un uccello a discapito di tutto il pathos dell'anima di Odile-Odette.
Perchè il cigno è un uccello, maschio, così come si sta diffondendo da diversi anni nel balletto (tradotto anche in film Billy Elliot)
che ha trovato la sua apoteosi con il Tour Matthews Bourne nel quale i cigni sono tutti maschi in amore e in baruffe.
Lo spettacolo è stato molto apprezzato dal pubblico specialmente nel finale quando tutti insieme hanno salutato danzando abbracciati ed in sincrono raccogliendo giustamente applausi e tanti wow!
Parma Danza continua confermando gli appuntamenti con Compagnie Regionali come L'Ater Balletto e Compagnia Jun ior Balletto di Toscana nonché Teatro San Carlo e con compagnie Internazionali come Il Balletto dell'Opera di Kiev con Svetlana Zakharova come Guest Star.
IL BUGIARDO. COMMEDIA DELL'ARTE TRAGICOMICA
Dopo il grande successo della Locandieraa con la regia di Walter Le Moli in minuetto a costume d'epoca, torna Carlo Goldoni alla Fondazione Teatro Due in co-produzioine con il Popular Shakespeare Kompany con il Bugiardo per la regia di Valerio Binasco, innovato ai giorni nostri ma con le solite maschere : Pantalone e Ballanzone, Colombina, Rosaura, Brighella e Arlecchino che fanno da contorno al protagonista Bugiardo nell'asse Venezia-Napoli dove la commedia dell'arte si traduce nell'arte di arrangiarsi rubando qua e là giusto per esserci. Canta Napoli!
Infatti il protagonista abbandonato dal padre quando aveva dieci anni è cresciuto a Napoli imparando l'arte di Pulcinella, (non la maschera ma il burattino archetipo di vitalità, un antieroe ribelle e irriverente alle prese con le contrarietà del quotidiano e i nemici più improbabili perchè bacchettoni creduloni e sciocchi) mettendo la pulce nell'orecchio di chiunque gli passi sottomano per manipolarlo facendone strumento del suo piacere in un mix fra il Don Giovanni ed il Petrucchio de La Bisbetica Domata passando dal Cyrano in conto alla rovescia.
Infatti lui, Il Bugiardo sig.Lelio Balanzone, si presenta mettendo la sua faccia ma come cavaliere bello e cortese che si destreggia abilmente in maniera truffaldina per conquistare due sorelle da tempo in attesa di maritarsi-bene perchè la maggior non si era mai decisa.Con la complicità di una serenata che lui ruba al vero autore innamorato segretamente della maggiore Rosaura, il Bugiardo intorta tutti ivi comprese le due ochette in bellavista sul balcone le quali rientrate in casa litigano per contendersi la sua mano in quanto lui si è presentato come nobile Marchese ricco e generoso.
Ben presto le balle di questa sorta di Don Giovanni che ha sedotto e seduce tutte senza mai averne accontentata una vengono scoperte riducendolo a capro espiatorio di una società perbenista e avida ma piena di malessere nella quale non si salvano nemmeno i servi Arlecchino e Colombina perchè, bugiardo il primo e perbenista la seconda, assomigliano rispettivamente a Lelio e alle due sorelle pese Rosaura e Beatrice. Quest'ultime rappresentano le piccolo borghesi contemporanee (anni 50), smaniose sotto le gonne ma ancora in condizione di assoluta soggezione al padre al quale acconsentono di trovar loro un marito con giudizio senza coinvolgimento della passione che le porterebbe al sicuro fallimento.
Fatti due conti infatti si rifugiano entrambe fra le braccia di professionisti in grado di dar loro lustro e decoro nella società lasciando intendere comunque che Il Bugiardo scacciato in malo modo non tornerà a rinfocolar le loro case fredde e agiate. Perchè un conto è chiacchierare un altro è passare ai fatti dei quali loro si accontentano di sparlare. facendosi i ...'azz d'altri. Così va il mondo a misura di piccolo Paese.
Per questo Il Bugiardo Lelio (Maurizio Lastrico) bello e solare con tanto di codino a capello riccio, collanina da vu' cumprà al collo, alto e dinoccolato quanto basta a renderlo accattivante e a dominar la scena, è il personaggio che attira più simpatie e consensi in quanto emarginato in una società imbiancata a sepolcro che lui per primo rifiuta finendo giustamente per venire rifiutato.
Ma che importa perchè proprio grazie a lui gli applausi sono scroscianti come irresistibile mattatore (visto anche in tv fra i comici di Zelig)
http://www.video.mediaset.it/video/zelig/storici/379246/maurizio-lastrico.html
di una performance azzeccatissima insieme a tutto l'ensemble che coralmente si muove intorno in un rimbalzo esilarante di botta e risposta che strappa tante risate spontanee e sincere a tutta la platea. Bellissimo spettacolo che ha entusiasmato dalla prima battuta fino all'ultima senza mai perdere un verso perchè questa performance di poesia si tratta con tanto di licenza fra le rime che non sono baciate dal sole “L-elio” ma da una Luna piena che capeggia nella notte fonda. Bugiarda come in tutti i sonetti di William Shakespeare ai quali si sono ispirati Carlo Goldoni ed il regista Valerio Binasco della Popular Shakespeare Kompany in un felice connubio in tragicomica commedia molto applaudita.
COME NE VENIMMO FUORI. DALLA CACCA

Sabina Guzzanti è stata mattatrice, in una sorta di molologo di una stronza, folle e delirante all'Auditorium Paganini, un teatro che l'acustica non aiuta moltissimo a recepire bene le parole che in questo spettacolo erano proferite da Sabina a mitraglietta facendo sfuggire importanti battute al folto pubblico
Il quale è rimasto in religioso silenzio per non perdere il filo rotto soltanto da una fila di spettatrici che ridevano continuamente. Bastava una parola: pizzeria. Ah ah ah, idoelogia...ah ah ah! Siamo tutti ...ah ah ah! nella merda (ed era qui che ci sarebbe stata la risata, ma ormai era già fatta).
Forse conoscevano il testo a memoria o forse no. Sabina ha tenuto il palco con un lungo monologo incessante e piroettante a ritmo frenetico (alternando la recita dal vivo a brani in stile rapper con microfono aiutata dal play-back) decisamente istrerico in una sorta di opera buffa proponendosi come la bella di Siviglia che tutti la vogliono ma nessuno la piglia. La battuta. Se non fosse stata... per la claque?
A pensar male si fa peccato e comunque ci aveva già pensato abbondantemente la Guzzanti a raccontare un secolo di “merdolanum” dal quale lei emergeva con una visione a posteriori, perchè partiva dal 2041 correndo l'anno a retro fin dagli albori della nascita dell'ideologia liberale dopo la rivoluzione del 700 francese, che si espandeva a macchia di leopardo. A tal sproposito citava il premio dell'economia Nobel Freedman come capostipite di un'amministrazione canaglia che andava da Margaret Tatcher ad Angela Merkel, passando da Emma Marcegaglia. La solidarietà tra donne specie quelle superiori di potere non è nelle sue corde essendosi auto-assurta a vestale dell'ideologia ad personam neo-liberista dura e pura super partes. Parte extremista in contrapposizione a Matteo Renzi che con la sinistra vira a destra.
Alzi la mano chi sia stato escluso. Per fortuna sua, perchè la Guzzanti andava giù molto duro facendo l' imitazione di Silvio Berlusconi che, dopo aver ingoiato una pasticca come Gary Oldman in Leon, si trasformava da Presidente del Consiglio con l'accento meneghino a Capo mafioso con l'accento siciliano intercalando le parole con un minchiono a destra e a manca. Mancava solo un passo, quello che dalla farsa portasse alla tragedia per dare un tocco di lirismo ai versi gutturali della Guzzanti ad elevar in alto la performance.
Ed ecco allora che in sottofondo si udiva il canto della Maria Callas in Casta Diva mentre la Sabina-vestale dell'ideologia faziosa continuava nelle sue elucubrazioni immersa ieraticamente come in una sorta di masturbazioni mentali simil vergin-fica-economy dove era solo lei a godere nell'ascoltar i suoi versi di un piacere sadico e perverso che si libravan in liberal-cazzeggio a “dido” roteante puntato in alto.
Un due tre...stalla. La sinfonia era spietata e dissacrante ma fino ad un certo punto. Infatti dalla mischia tra il sacro ed il profano salvava il Papa dicendo che finalmente Uno facesse il cristiano, portandoci alla mente il nostro Francesco. Il quale effettivanente per questa sua riscoperta cattolica-gesuita riceve il plauso da tutto il mondo Sabina inclusa che in questo caso era nella parte come icona con tanto di corona simil spine a tutto gel extra strong.
Stroncando quì e là ce ne aveva per tutti senza esclusione di colpi attribuendo ai ricchi di potere che tengono le fila delle borse e quant'altro tutte le colpe del mare di merda in cui siamo (eravamo) affondati e dalla quale "Ce ne dobbiam tirare fuori".Purtroppo non diceva come, perchè di fare opposizione son capaci tutti chi più, come lei, chi meno come la massa di pecoroni in cui lei ci ha identificati, mentre trovare la soluzione per un problema così grande bisogna essere geni. Mica affabulatori stronzi. Come ne Venimmo Fuori è infatti il titolo del monologo con il quale è uscita la Guzzanti in questa performance per indottrinare ulteriormente i suoi fans televisivi, visto che dai palinsesti della Tv è stata sospesa per scarsità di ascolti.
mercoledì 10 febbraio 2016
LE NOZZE DI FIGARO
La stagione lirica al Teatro Regio di Parma ha aperto con l'opera buffa Le Nozze di Figaro di Wolfang Amadeus Mozart.Allegro, andante, licenzioso ma non troppo, brioso assai fra complotti in camere da letto con damerini che entrano ed escono dai tavoli che si interscambiano per non incorrere nelle ire di qualche marito che fiuta il tranello perchè le corna in testa gli pesano davvero.
L'opera a suo tempo era stata molto osteggiata dall'Imperatore D'Austria perchè fomentava l'odio fra le classi sociali mettendo servi e padroni gli uni contro gli altri in continui battibecchi che sfociavano nel dramma il quale girava intorno ad un tema centrale molto discusso come il diritto alla prima notte con la sposina, per dar l'addio al celibato facendo portare al marito le corna con dignità poiché il frutto della sua amata era stato colto per primo dal suo padrone facendogli un grande onore.
Mancando di rispetto alla onoratissima serva innamorata del fidanzato il barbiere Figaro, è ovvio che l'onore al signor Conte venga calpestato anche se con molta grazia al ritmo delle musiche di Mozart.
Intorno al Conte d'Almaviva che freme per avere la servetta di sua moglie signora Contessa, ruotano diverse coppie cantando come se danzassero perchè seguono un ritmo vivacemente mosso nell'intercalare i personaggi in scena. Mozart non è certo Verdi che dalla farsa alla tragedia l'Opera si compie, perchè per il primo è tutto un crescendo fra suspence e colpi di scena per arrivare al lieto fine. L'ambientazione infatti è quella settecentesca poco prima della rivoluzione quando le masse proletarie si stavano risvegliando in tutta europa seguendo il là della Rivoluzione Francese ad abbattere l'Ancienne Regime e con esso tutti i sorprusi della classe nobile con lo Jus Primae Noctis in testa.
Alla fine è comunque il buon senso a trionfare, quello dei servi che dan lezione ai padroni facendosi valere con diplomazia e classe ricorrendo a piccole astuzie e tranelli nei quali tutti si muovono d'accordo ed in perfetto sincrono conquistando i padroni con la loro leggerezza dalla quale si sentono spiazzati. Questa opera sembra comunque un calderone pieno di elementi sui quali ridere o riflettere: il tema Figaro infatti è ripreso anche da Gioacchino Rossini con il Barbiere di Siviglia sempre tradotto in opera buffa mentre per lo Jus Primae Noctis sono stati girati molti films tra i quali uno con il titolo omonimo diretto da Pasquale Festa Campanile con Lando Buzzanca nel ruolo del “nobile”di un piccolo feudo, Ariberto da Ficulle sposato a una donna brutta Matilde nipote di un re, che lo fa invogliare a ripristinare questa legge barbara che tante vittime e dolori aveva seminato fra le classi povere così come è stato drammaticamente rappresentato con il film su William Wallace, Braveheart.
Questo per dire che l'Austria invece fosse ancora molto indietro rispetto alla Francia ed all'Italia. Lo conferma anche il fatto di Maria Antonietta che arrivando in Francia per andare sposa a Luigi sedicesimo rimanesse sorpresa e poi affascinata da tanto libertinaggio nei costumi che a Corte della sua regina-madre Maria Teresa D'Austria non si immaginavano neppure.
Le Nozze di Figaro sono divise in quattro atti, ridotti a due in questa Stagione Lirica del Teatro Regio con l'intento di snellire la rappresentazione mentre invece l'ha appesantita arrivando faticosamente alla fine accolta come una liberazione più che ovazione stante la fissità del quadro scenografico nel quale non è bastato smuoverlo facendo sfilare in platea alcuni protagonisti per dare un effetto happening perchè ha lasciato indifferenti. Un conto è far sfilare un comico, un protagonista di musical, un altro è un tenore od un soprano il cui bel canto è bello ascoltare sul palco come da tradizione.La regia di Mario Martone molto vivace con le donne rivali che si accapigliano prendendosi per i capelli ha dato un ritmo esilarante a quello già frizzante della musica di Mozart facendo dell'opera buffa una sorta di sceneggiata napoletana. Dispiace per chi non è andato a vedere gli interepreti tutti bravissimi tra i quali Roberto De Candia ed Eva Mei, Laura Giordano Simon Orfila (nel ruolo di Figaro). Coro del Teatro Regio diretto dal maestro Martino Foggiani in co-produzione con L'Orchestra Filarmonica Italiana con l'allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli.
Come volevasi dimostrare: jamme jamme jamme ja, funiculì funicula'. Ue' ue'!
LA SIGNORINA JULIE
La signorina Julie, ovvero l'aristocratica che seduce il servo alla faccia della cameriera sua fidanzata, è andato in scena a Teatro Due dal 9 al 13 gennaio 2016.
Il tema è stato trattato ampiamente da vari autori sia in letteratura che nello spettacolo cine e tv nei quali è stato tradotto in maniera elegante e patinata, ruvida e diretta o in commedia brillante.Infatti nel film di Woody Allen in To .Rome With Love quando Ellen Page , combattuta a lasciarsi andare col fidanzato della sua migliore amica, cita appunto la “signorina Julie” calandosi perfettamente nei suoi panni dall'alto della sua mente colta ed elevata rispetto a quella dell'amica.
Anche in Tv l'argomento è stato ripreso da un serial molto seguito in stile peplum come Spartacus Sangue e Sabbia nel quale si assisteva alle vicissitudine dei Gladiatori a Capua presi di mira dalle ricche matrone per il loro sollazzo in coppia o in ammucchiata. Una di queste era arrivata a prendersi una schiava perchè con la sua gelida manina le preparasse la cosina per essere montata dal suo fidanzato-gladiatore sul quale la padrona aveva messo gli occhi.
Alla faccia delle lacrime che la schiava poi versava in privato davanti a lui dovendo fare in presenza della padrona buon viso a cattivo gioco.
Insomma un gioco erotico molto crudele perchè colpiva la sfera dei sentimenti di un amore pulito e forte come quello dei due schiavi. Prendersi gioco dei sentimenti è sempre molto pericoloso più di quanto lo faccia il fuoco della passione che una volta spento lascia l'amaro in bocca ai protagonisti che comunque possono riprendere le loro strade mentre se l'amore vero viene ferito le conseguenze possono essere devastanti portando molto spesso alla pazzia come quando l'anima è spezzata in due. Tutto dipende dall'intensità che non sempre la ragione può stemperare non riuscendo a prevalere. Questa è la vita con tutte le sue complessità.
Tornando alla Signorina Julie la complessità è semplificata dalla presenza della serva-fidanzata-umiliata e ferita che trionfa nel dare l'esempio di vita esemplare e lineare spiazzando i due amanti clandestini nello spegnere definitivamente il loro fuoco di paglia con una battuta: “Perchè fare una vita di sacrifici e di rigore per essere all'altezza di una dama di serie A) quando questa fa di tutto per essere una puttana?”.
Il complesso di inferiorità sfuma in un attimo quando diventa conscia della sua superiorità morale. E qui la lezione della cameriera è illuminante perchè l'importante è stare al proprio posto nel quale, in questo contesto, diventa di serie A come punto di riferimento dei due amanti che invece non sanno più che fare avendo sovvertito con un colpo di testa l'ordine di una casa nel quale la linea di confine fra servi e padroni era ben delineata anche se il potere vero lo detenevano i proletari.
La signorina Julie invece è conscia della loro superiorità della quale ingenuamente voleva farne parte sentendosi in realtà umile e semplice non avendo capito invece l'importanza nel difendere il suo status di nobile privilegiata. Ma decadente. Infatti è caduta lasciandosi andare ad una passione aiutata da fiumi di alcol e birra in una notte di mezza estate dove risvegliandosi si ritrovava nuda e cruda senza un soldo in tasca non restandole altro che mettersi a rubare al padre su buon consiglio del servo seduttore ambizioso e rampichino, perchè lei senza soldi non valeva nulla.Con l'arrivo del padrone della casa, il signor conte, grazie al sangue freddo della serva tutto torna al loro posto con un segreto nel loro cuore tutto da dimenticare. Così si spera perchè l'arma del ricatto ce l'ha in pugno la signorina Julie mentre si allontana con un rasoio in mano minacciando il suicidio per riaccendere lo scandalo soffocato sotto la cenere dalla mente di una serva.
Insomma zitti e mosca e tutti al loro posto dentro i ranghi ma con la signorina Julie senza la cresta.
Solo perchè si era lasciata andare ad un'insana passione! Per una volta l'arroganza l'ha fatta da padrona come piccola scintilla di sete di vita. Bevuta abbondantemente stante le cassette vuote di birra che i due amanti hanno lasciato vuote.
Sul palco una bellissima Sara Putignano incarnava Julie mentre il ruolo dei due servi era rispettivamente per Jean, Raffaele Esposito, e per Kristin, Ilaria Fallini. La regia era di Walter Le Moli con le variazioni composte ed eseguite da Chiara Girlando sull'opera dell'autore August Strinberg.
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