domenica 8 dicembre 2013

RAYMONDA ALLA SCALA DI MILANO

sabato 7 dicembre 2013


Stasera alla Scala di Milano si è aperta la stagione Lirica con una Traviata in versione moderna che ha diviso il pubblico. Era da prevedere perchè l'opera Lirica, così come il balletto classico, piace nella sua forma originale.

In genere queste operazioni di rinnovamento si fanno per risparmiare sulle scenografie e costumi perchè l'allestimento esige uno sforzo  notevole a livello di creatività e di maestranze per cui in questo momento di crisi si punta al risparmio.
Del Teatro la Scala ho conservato appunti su un balletto che ho trascritto in diretta durante la programmazione su Rai 5 con introduzione e commenti di una coppia insolita come Luciana Savignano e il ballerino di Amici Kledi che qui trascrivo:


"Sto godendo da matti perchè c'è un bellissimo balletto al Teatro Della Scala di Milano su Rai 5, Raymonda.
Mai visto. Infatti è stato allestito basandosi su quadretti e riproduzioni di fine secolo ottocento quando furoregiava e non si sa perchè si sia disperso perchè è bellissimo e molto aggraziato ambientato al periodo dell Crociate con un tripudio di colori dei costumi e scenografie imponenti.
Forse l'unica pecca sta nella musica, troppo romantica e dolce con un ritmo monocorde pieno di violini e archi con battute d'arpa per accompagnare le evoluzioni della prima ballerina Olesia Novikova.
Bravissima con le phisique du role perchè esile e scattante come solo una ballerina russa, classica, può essere. Deliziosa davvero.
Essendo ambientato alle Crociate con i guerrieri che fanno coppia con le dame ci si aspetterebbe un ritmo più tonante ed incisivo.
Le coreografie sono comunque magnifiche con un numero impressionante di ballerine sul palco sia in costumi medievali che in tutù che fanno corona intorno alla prima ballerina  alla quale è concesso molto spazio per gli assolo...
Fino ad ora perchè proprio in questo momento è catapultata (in una visione del futuro che l'aspetta) fra i saraceni con un bellissimo principe arabo che la corteggia ma che lei respinge perchè Cristiana.
Si sta facendo tutto drammatico ma la musichetta è sempre soave fiabesca e cingallegra...Monocorde appunto.
Peccato perchè altrimenti è tutto fantastico. Fine del primo atto.
C'è Luciana Savignano che sta parlando con Kledy nel foyer della ballerini della quale si dice entusasta come ho detto io sopra.

E' cominciato il secondo atto e in effetti la musica è sempre molto allegra tanto che il maestro dirigeva sorridendo giocoso.
.Il balletto classico è una gioia da vedere nel suo allestimento fiabesco e barocco. Non mi piacciono le rivisitazioni in chiave moderna specie se sono prive di scenografia perchè tutto si riduce a un saggio di danza per gli addetti ai lavori piuttosto che uno spettacolo per il grande pubblico.
La prima ballerina è davvero deliziosa perchè molto aggraziata e scattante. Recita bene avendo l'espressione  che riflette tutta la leggiadria del suo slancio vitale.
La coreografia è molto vivace. Adesso siamo alla corte del Saladino dove si festeggia con canti e danze in un mix di egiziane alle spagnole.
Se quelle spagnole sono abbastanza verosimili quelle egiziane sono poco accattivanti perchè si ispirano ai geroglifici.
La danza del ventre, che in Egitto fa scuola perchè da lì provengono le migliori ballerine, non viene nemmeno accennata.
Nell'8oo si aveva una visione dell'Egitto di memoria Napoleonica con le tombe e i geroglifici senza tener conto del folclore locale.
E' curioso perchè questo succedeva anche nei film storici degli anni 50, dove c'erano sempre banchetti con feste danzanti nella quale primeggiava una ballerina cubana al posto di quella orientale  si chiamava Chelo Alonso che essendo esperta di salsa e merenghe sculettava a più non posso. Non si capisce perchè non si ispirassero alle danze mediorientali originali con danzatrici autentiche.
Forse perchè era difficile che varcassero i confini dei loro Paesi.
A tutt'oggi si assiste ancora a questi spettacoli con danzatrici del ventre de' noantri che comunque non si prestano a sostituire delle Uba Uba per esempio o delle ballerine di flamenco o cinesi perchè sarebbero ridicole, per cui non si capisce perchè si ridicolizzi la danza delle arabe.
Vabbè si può fare per gioco ma non come spettacolo.
La Savignano sta confermando tutto quello che ho detto a proposito del trionfo di colori ecc.
Ora mi vado a gustare l'ultimo atto...

sabato 7 dicembre 2013

LA FORZA DEL DESTINO

Ricordando gli antichi Fasti del Teatro Regio.
                         LA FORZA DEL DESTINO
La Stagione Lirica al Teatro Regio di Parma ha aperto alla grande con la Forza del Destino e le romanze fra le più belle del repertorio di Giuseppe Verdi, prima fra tutte la Vergine degli Angeli.
Di grande suggestione la scena della processione di monaci che usciva da una fessura del quadro scenografico a forma di croce scavata in una parete di muro ispirata a quella di Notre Dame de Paris,come se ad essere messa in croce fosse Donna Eleonora, più che Gesù. Giammai.
Perché la Dimitra Theodossiou ne esce vincente con applausi ed ovazioni del pubblico conquistato dalla sua voce incantevole e divina che straripava dall’importante decolletè. Una visione accattivante che ha esaltato gli acuti da soprano padrona assoluta della scena.
Acuti che venivano mimati nel palco nel quale mi son trovata circondata da esperte del settore tutte vestite di nero pronte a cogliere l’attimo fuggente o la stecca umiliante. Gorgheggi a non finire invece sono stati riservati alla Theodossiou con commenti esaltanti di Elena Formica (che proprio oggi è deceduta a soli 51 anni)


quali “…questa è poesia pura non come quella che ha sostituito che sembrava un Tir…”
Cambio felice dunque come una sorta di Eva contro Eva nella quale ha trionfato la sostituta. Di origine greca, a mettere i classici in scena con la trionfante bellezza delle forme in primo piano.
Le quali non sono valse ad oscurare nemmeno le proteste del loggione a criticare la regia in chiave rivisitata del libretto di Verdi: dopo le lavandaie del Macbeth, ecco l’Osteria del parapon zibon zibon in cui si interroga l’indovina prima di partire in guerra. Avevano ragione ma, si sa che il loggione fa folcrore e non fa testo.
In testa alla regia c’era ben altro, come per esempio di far sfilare sul palco le maestranze a fine opera per raccogliere applausi in abbraccio corale seguendo quella tendenza che sempre più si sta sviluppando nel mondo dello spettacolo dal palco dei teatri al cinema per combattere la crisi. Uniti si vince.
La crisi in questo caso è quella che riguarda i tagli alla cultura delle quali, a farne le spese sono soprattutto le maestranze compresi gli orchestrali i quali si sussurra che non percepiscano regolari retribuzioni. Ma la passione è più forte di ogni conto in tasca e gli artisti del Teatro Regio continuano imperterriti ed eroici nonostante l’Opera Lirica sia in agonia.
Ad accompagnare il Sindaco Pietro Vignali infatti c’era il Ministro della salute Ferruccio Fazio, per avvalorare questa tesi dopo la sparizione delle ospiti vippissime della Tv del quale il Sindaco amava circondarsi come articoli civetta per attirare telecamere delle Tv generaliste.
Che quest’anno hanno disertato probabilmente dopo le ultime polemiche sui costi delle star-testimonial contestate in un evento che avrebbe invece tanto bisogno di visibilità.
Quella che non basta a fornirgli le Tv locali, in contemporanea sugli schermi con la diretta dell’Opera e divisi nel foyer con la discesa in campo delle telegiornaliste le une contro le altre per catturare l’audience e gli spot pubblicitari.
Quello che il Sindaco unisce, la vanità divide perchè gli spettatori sono costretti continuamente a fare zapping tra l’una e l’altra Tv. Il giorno in cui si presenteranno tutte nel foyer facendo squadra avranno vinto, Per ora a vincere a tutta visibilità sono le ospiti che sfilano nel foyer a dare quel tocco di mondanità necessario all’evento. La Forza Del Destino è un melodramma cupo a sfondo religioso raccontato fra colpi di scena con delitto che faceva prevedere una sfilata all’insegna della sacralità. Invece le Parmigiane hanno risposto graziosamente esibendo toilette fantasiose modellate con bustiers, spalline a sottoveste, e spalle completamente nude in una girandola sexy e molto elegante ma, particolare strano, senza accessori vistosi ad impreziosire le mises, arricchite solo da vivaci colori e gocce di profumo. Notata la presenza in sala di Carmen Lasorella insieme al compagno e all’assessore Gian Paolo Bernini che ha parlato dell’Opera con quel tono di voce indimenticata per il calore e rassicurante pacatezza con la quale ci aggiornava dai Tiggì, in termini entusiasti.
Un trionfo condiviso all’unanimità sia nel foyer che nei palchi e fuori onda, non sempre coincidenti nei giudizi.
Oltre a Dimitra Theodossiou in Donna Eleonora, Vladimir Stoyanov in Don Carlo, Aquiles Machado in Don Alvaro, Ziyan Atfeh nel Marchese di Calatrava con la regia di Stefano Poda che ha curato anche scene, costumi coreografie (con balletti molto ben eseguiti) e luci, e il Maestro Martino Faggiani a capo del Coro. Applausi scroscianti per dieci minuti. Bellissimo spettacolo.

mercoledì 4 dicembre 2013

COMPLEXIONS DANZA, UNA DANZA OSSESSIVA

                                                          Parma Danza 2003
Danza Classica o moderna? Classica classica classica e soprattutto Europea.
Dopo la Cina-Danza, dopo Luciana Savignano e le musiche di Carmina Burana con l’orchestra e coro del Teatro Regio di Parma uno spettacolo nello spettacolo, dopo un Don Chisciotte che ha lasciato senza parole, ecco finalmente Complexions lo spettacolo di danza moderna, musiche di Gerswin, Prince, Steve Wonder, Annie Lennox e Under-ground.
Hip Hop… Hurra! Sì ma solo nell’ultima parte.
Chi si aspettava balletti stile Brodway con la regia di Bob Fosse o Rob Marshal ebbene si accontenti di averli visti al cinema.
Gli americani diciamolo sono sempre uguali, anche in guerra: grandi al cinema, un po’ meno nella realtà.
Precisi, professionali, artisti degli effetti speciali, geniali nelle missioni impossibili, al cinema danno il meglio, ma quando tocchi con mano…
Per esempio tutti gli spettacoli di danza sono iniziati puntualmente spaccando il minuto, alle ore 20,30.
Loro no, alla maniera napoletana, verso le 20,30 cioè alle 21.
Per non parlare degli intervalli: mezz’ora abbondante pur non dovendo cambiare scenografia (inesistente) o i costumi (boxer e canotte fino alla fine).
Quanto al balletto e ai ballerini, se i maschi avevano corpi scultorei con movenze che andavano dal fluido al felino in cui spiccava il carismatico Desmond Richardson (che ha partecipato al film Chicago), le ballerine erano un filo cicciottelle.
Che differenza fra i loro corpi e quelli della Savignano che, a 60 anni suonati, danza con un corpo perfetto da fanciulla in fiore. Divina!
Erano tutti molto bravi, per la verità e tecnicamente perfetti.
Un grande rispetto perché si capisce che dietro c’è un lungo lavoro di ricerca e mixage fra il classico e varie culture, in uno stile di danza fatto apposta per gli Americani che con decenni di incroci razziali hanno reso i corpi atletici, vigorosi muscolosi ed energici.
Ma tre ore di danza moderna, ovvero di esercizi ginnici non si guardano con lo stesso coinvolgimento di una danza classica come il Don Chisciotte.
E poi quella musica iniziale…terribile!
Un gnigo-gneo che proveniva dalle corde di un violino intervallato da un suono ossessivo che imitava le gocce d’acqua: toc…toc…sgnik… sgnik. Una tortura indisponenti verso tutto lo spettacolo.
Era meglio Chicago. Al cinema!


martedì 3 dicembre 2013

L’ACQUA SECONDO CAROLYN CARLSON


Si parla molto di acqua per cui propongo un pezzo sulla ballerina Carolyn Carlson che con il suo Eau ha calcato le scene di tutto il mondo fino ad approdare al Teatro Regio

22 maggio 2008, ore 20.00
23 maggio 2008, ore 20.00
Teatro Regio, PARMA
CENTRE CHORÉGRAPHIQUE NATIONAL ROUBAIX NORD-PAS DE CALAIS CAROLYN CARLSON
Direttore artistico Carolyn Carlson
                                              EAU
Musica di Joby Talbot Direttore Christopher Austin
I SOLISTI DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Percussioni: Athos Bovi, Lisa Bartolini
Arpa: Anna Loro
Pianoforte e Celesta: Marco Scolastra, Massimo Guidetti


Acqua che scorre, che inonda che sgorga che filtra che nutre che annega che scava che ingorga che slitta e soprattutto che…inquieta.
E’ con questa opera che Carolyn Carlson si esprime in modo completo perché l’acqua è il suo habitat naturale in cui ha vissuto al meglio la sua vita di danzatrice, sorretta astrologicamente (come da brava americana, ha tenuto a precisare) dal trigono per eccellenza che sta alla base di ogni creazione geniale di questa forma d’arte, e che ha segnato il suo percorso come coreografa:
- La Luna (la donna l’inconscio) in Scorpione (acqua stagnante limacciosa paludosa) sono gli aspetti che generano i sogni e gli incubi della parte finale danzata, o meglio mimata, in un’angosciante pena e paura per l’inquinamento della terra.
- L’Ascendente  in Cancro (il passato la famiglia il grembo materno)è attinente alla parte iniziale correlata a quella parte calma serena e fluida nella quale si trae nutrimento per la vita come dal liquido amniotico.
- Il Sole nei Pesci è l’impronta, ovvero quel “guizzo” nell’infinito (la danza) tra le onde dell’Oceano che sbattono contro una barca di grossa stazza, vista come una piattaforma di vita estranea e lontana.


Perchè la vita, nascita e morte, è racchiusa tra i flutti, immersa nei fondali tenebrosi e pieni di mistero che grazie ad una contemplazione profonda liberano l’immaginazione intima da cui parte la spinta per risalire a galla fra lo spumeggiare delle creste , l’ondulazione delle maree e il trasporto di quella corrente che riflette l’immagine e trattiene la sua bellezza oltre la vita, come un’Ofelia che galleggia nell’immortalità.
Questo spiega lo strano connubio tra la figura solare (la coreografa attiva) carismatica e imperiosa anche se lieve ed evanescente di Carolyn Carlson, e quella lunare (la danzatrice-interprete, la donna, il passivo) immersa in un sogno onirico ombroso paludoso e sinistro, intriso di morte.
Un mondo duro, animato da ballerini dominatori arroganti e aguzzini e ballerine alienate nei gesti meccanici che rinascono da involucri di plastica, che si perdono in nuvole di tulle e di polvere, che oscillano il corpo ondeggiando in sincrono con le chiome, che esibiscono un pesce a trofeo, zoppicando in modo scosciante e osceno.

Genialità o pura follia? Il filo che divide è molto sottile e risulta difficile anche per lo spettatore restare in sereno equilibrio fino alla fine dello spettacolo fra acque fangose, cime tempestose e gesti meccanici e ripetitivi da infernale catena di montaggio.
Per fortuna la musica, colonna sonora  delle performances, aiuta nell’intento di galvanizzare la platea grazie e quel suono dolcemente ritmato dei tocchi melodiosi del pianoforte della celesta e dell’arpa, alternato a quello vigoroso e corposo delle percussioni eseguito dall’ensemble dei musicisti tutti chiamati alla fine sul palco per ricevere gli applausi insieme ai ballerini e a Carolyn Carlson, ancora miracolosamente bellissima nonostante i sessanta passati.
E forse proprio per questa sua bellezza naturale che nel panorama della danza contemporanea lei resta sicuramente la più originale ed eclettica per aver arricchito quella strada spianata da Isadora Duncan (le cui creazioni si basavano sul solo elemento Aria  con le movenze esaltate e liberate) con una fusione dei due elementi acqua ed aria fra misticismo e materialità che, mixati ad arte, sono in grado di dare emozioni forti, creando scenari profondamente superficiali e dunque inquietanti minacciosi esaltanti enfatici: una Tempesta Perfetta la cui onda anomala tutto sommerge. Infatti gli applausi arrivano scroscianti sentiti e doverosi. Noblesse oblige.

ROBERTO BOLLE THE PRINCE


Il ruolo del principe d’eccellenza è sempre affidato a lui, il più bello e possente erede del grande Rudolf Nureyev, Roberto Bolle.
Principe Sigfrido nel Lago dei Cigni di Cajkovskij rappresentato al Teatro Regio per la rassegna di Parma Danza 2006 nel mese di ottobre gremito come al solito.

 Ma Roberto Bolle ha dichiarato che il principe Sigfrido non è proprio fra i suoi preferiti, perché meno coinvolgente di altri ruoli come Giselle e l’Histoire de Manon.

E gli crediamo perché il Lago Dei Cigni è sempre  stato il cavallo di battaglia delle prime ballerine, le più celebri del mondo come la russa Galina Ulanova, l’Inglese Margot Fontayn e la nostra Carla Fracci. Le quali si sono cimentate nel doppio ruolo di Odette (cigno bianco) e Odile (cigno nero). Il più difficile nella carriera di una ballerina perché impegnata in un dualismo che comporta un notevole sforzo psicologico abbinato a una tecnica raffinata per evocare il mondo dei cigni.



Il collo, la testa, le braccia ed il busto passano via via da una posizione immobile a quella altera, piegati da un lato o curvati all’indietro.
Soprattutto le braccia debbono sembrare scosse da impercettibili fremiti o tese e ondulate, intente a riprendere il movimento del volo o di un semplice battito d’ali.
Tutti movimenti in grado di esaltare la grazia e la leggerezza tipicamente femminili.
In questa versione del “Lago dei Cigni” il ruolo di Odette-Odile è interpretato da Simona Noja étoile dell’Opera di Vienna che ha danzato nel pas de deux con sensualità delicata, dolcissima e struggente come cigno bianco, trasformandosi in modo straordinario in quello nero con sensualità sfrontata  arrogante e regale, accentuata dalla tiara di diamanti in testa, al posto delle classiche piume nere.
Davvero imperiosa, così come gli assolo, dove si è espressa in modo brillante con particolare vivacità (tipico delle ballerine dell’est) e agilità nei voli d’aria, frutto della sua formazione atletica prima di diventare ballerina classi8ca.

Qualche parola va spesa anche per i costumi che nel divertissement sono importantissimi.
In questo Lago dei Cigni del Teatro San Carlo di Napoli sono mantenuti intatti i colori caldi nei toni rosso, marrone, senape e giallo, ma peccano per troppa stilizzazione sia nei balli di corte che nel duetto spagnolo.
Molto diversi dai costumi della Scala di Milano che abbiamo potuto ammirare nelle passate edizioni con Giselle e Don Chisciotte dove il divertissement era particolarmente curato nella scenografia e ricco nei costumi impreziositi da décor e passamanerie con nastrini e pizzi che si intravedevano dalle gonne di vellutine e seta damascate, con bustier pieni di laccetti e bottoncini.
Particolari che fan la differenza. Per fortuna ci sono i tutù in tulle: tutti uguali in tutte le versioni ed in tutti teatri del mondo pronti a farci deliziare nella danza dell’ultimo atto con la raccolta dei cigni, che fanno trincea dapprima in quaterna per poi cimentarsi in un volo d’ali spiccato per proteggere invano i due amanti dal cattivo Rothbart, l’uccello di fuoco, curiosamente in look nero che ricorda quello del film “Il Corvo” con Brandon Lee.

La star del balletto, Roberto Bolle, è stata ovviamente fin dalla prima apparizione accolta da una platea in delirio, entusiasta per la bravura ma soprattutto estasiata dal suo fisico scultoreo esaltato da quei costumini in calzamaglia che nulla lasciano all’immaginazione. Attributi in primis.
E’ veramente il massimo, Roberto Bolle, nel connubio fra viso dolcissimo e fisico virile, in grado di solleticare l’eros femminile e non solo.
Infatti il pubblico è variegato: uomini e donne in adorazione per questo animale della danza, che ha fatto palpitare di passione una imperturbabile Elisabetta II quando a suo tempo l’aveva preteso in una esibizione esclusiva a Buckingham Palace.
The Queen aveva forse riconosciuto nel ballerino Roberto Bolle il principe ideale, romantico in amore, ben diverso da quello che si trova accanto, principe Filippo di Edimburgo noto per le gaffes e le corna che ha fatto a Sua Altezza la Regina d’Inghilterra.
Insomma Bolle fa impazzire le platee e chissà perché non è in Cartellone nella prossima stagione 2007 di Parma Danza. Ce ne faremo una ragione? Forse no.        



venerdì 29 novembre 2013

LA PRIMA VOLTA DI BOLLE A PARMA DANZA


 Rudolf Nureyev, il ballerino tartaro che l’Europa aveva adottato, le signore se lo mangiavano con gli occhi.
Magico,folle, geniale, sublime ma anche tanto carnale.
Gli occhi erano puntati tutti lì, fra il costumino a perizoma imprigionato nella calzamaglia ad effetto volume che faceva dell’aggraziato ballerino un animale da palcoscenico.
Grandissimo Nureyev, talmente grande da mettere in secondo piano “le prime ballerine” a nome Margot Fontayn e Carla Fracci.


E Roberto Bolle, ammirato nel Don Chisciotte al Teatro Regio di Parma per Parma Danza 2003 mese di Dicembre, è sicuramente il suo erede.
Un corpo perfetto, scultoreo, in una calzamaglia strizzata alla maniera di Nureyev, agile scattante e nel contempo tanto forte da sorreggere in alto nel pas de deux la Dulcinea Marta Romagna, l’étoile dalla pelle di luna, per 30 secondi con una sola mano.
Un portamento da vero principe: bello come un Dio.
Wow wow wow! Le ragazze non finivano di applaudire.
Rose e fiori sparsi dappertutto. Un Don Chisciotte entusiasmante, andante veloce con brio fino alla fine.
Costumi e scenografia in un divertissement fra fandango e boleri che erano una festa per gli occhi.
Le ballerine col tutù hanno incantato: la Scala era fra noi.
E se il teatro della Scala è l’ombelico del mondo, il Regio è il gioello che lo ricopre. Un trionfo!
Poi ci sono state tante rappresentazioni fino all'addio finale di alcuni anni fa, con il quale si è congedato per sempre dal Teatro Regio a causa di Pecunia non Ole.
Olè!. Infatti poi al Regio è sbarcato Michael Barishnicov. Mito scaccia mito!


sabato 23 novembre 2013

BALLETTO NAZIONALE DELLA CINA


In verde smeraldo, giallo ocra e rosso lacca, “le signore concubine” danzano intorno al loro signore marito-padrone.
Prima signora, seconda signora, terza signora….così venivano chiamate nel film “Lanterne Rosse” che abbiamo visto riproposto al Teatro Regio per l’evento Festival Internazionale Parma Danza 2003, aperto nel mese di novembre con il Balletto Nazionale della Cina.
Leggiadre, sinuose, delicate e sottili, le ballerine hanno danzato sulle punte con tecniche perfette, all’occidentale, insieme ad un folto gruppo di ballerini maschi che piroettavano nei pas de deux fra paraventi, bandierine, lanterne rosse, ventagli e in divertissement avvolti nei costumi con maniche sventolate come stendardi, simulando un inquietante accoppiamento-violenza di “prima Notte” con le mitiche “ombre cinesi”.
A passo di musica classica, alternata a quella tradizionale cinese arricchita dai suoni gutturali, l’opera ha catturato l’attenzione emozio9nando gli spettatori con una storia tragica danzata con grande pathos.
Diceva Liliana Cosi, tornando da un corso di danza in Russia :”I Russi mi hanno insegnato a danzare con l’anima”.
Devono averlo insegnato anche ai cinesi, perché in questo balletto “Lanterne Rosse” l’anima è donata con grande generosità.
Infatti è piaciuto molto più del distaccamento Femminile Rosso, un balletto ideato in piena rivoluzione culturale, che i cinesi interpretano con stile perfetto, con tanti trionfalismi da parata militare alla maniera russa “Io Ti Spiezzo in Due”, ma senza passione così come prevede 2l’amicizia”.
In Lanterne Rosse invece troviamo l’anima della Cina: la sua cultura, le sue tradizioni “liberamente” rivisitate – dopo l’era Mao Tze Tung e i Carri Armati in Piazza TienAnMen – con le tecniche ed i ritmi occidentali in un mix originale, di grande effetto scenico e visivo con effetti speciali sorprendenti.
Da menzionare il temporale del Distaccamento Femminile Rosso, una pioggia torrenziale fra lampi e tuoni che sembravano vero, con la nevicata finale di Lanterne Rosse, e in sottofondo la colonna sonora dell’omonimo film
Un motivo a suon battente che accompagnava il rito dell’accensione della Lanterna Rossa posta davanti alla 2dependence” della moglie-concubina scelta per la notte: Ta-ta-ta-ta-ta-ta-tataaa…Ta.Tà.
Tanti minuti di lunghi applausi ci hanno congedato da questo spettacolo curioso e interessante che ci aperto ancora di più a un mondo ancora misterioso come la Cina.
Ma ora la Cina è Vicina